Quel bradipo di una pulsar

Rappresentazione artistica della pulsar più lenta mai scoperta: compie infatti un giro completo su sé stessa in 23,5 secondi. Gli impulsi radio provenienti da una sorgente nella costellazione di Cassiopea sono stati visti dal telescopio Lofar. Si tratta di una pulsar radio altamente magnetizzata. Crediti: Danielle Futselaar e Astron

In uno studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, un team internazionale di astronomi descrive la scoperta della pulsar più lenta mai vista finora. La stella di neutroni pulsante avvistata da Chia Min Tan (durante lo svolgimento del Dottorato dell’Università di Manchester presso il Jodrell Bank Centre for Astrophysics) ha 14 milioni di anni e completa la sua rotazione attorno al proprio asse ogni 23,5 secondi. Questo tempo di rotazione è un enigma che mette in crisi la teoria attualmente condivisa dalla comunità scientifica che studia le pulsar: non è infatti chiaro se la frequenza di rotazione sia sufficientemente alta da consentire la produzione di coppie elettrone-positrone all’origine dell’emissione radio. I ricercatori, tra cui Paolo Esposito dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, hanno svolto le loro osservazioni con il telescopio Low-Frequency Array (Lofar), il cui nucleo centrale si trova nei Paesi Bassi. continua ...

Come ti peso pianeti e asteroidi con le pulsar

Terra, Luna e il pianeta nano Cerere a confronto. I ricercatori sono riusciti a misurare la massa di Cerere, che risulta pari all’1,3 % di quella della Luna. Crediti: Gregory H. Revera, NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Utilizzare gli impulsi radio emessi dalle pulsar, stelle di neutroni in rapidissima rotazione, per misurare, con grande precisione e in modo indipendente dai sistemi finora utilizzati, la massa di pianeti e asteroidi del nostro Sistema solare. A farlo è stato un team internazionale guidato da ricercatori dell’Istituto Max Planck per la radioastronomia a Bonn in Germania (MPIfR) e a cui hanno partecipato anche Delphine Perrodin, Marta Burgay ed Andrea Possenti dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) a Cagliari, utilizzando una tecnica presentata nel 2010. Il team è riuscito a ottenere, ad esempio, una accurata stima della massa del pianeta nano Cerere, che è pari all’1,3 per cento di quella della Luna. Con la sempre migliore accuratezza dei dati raccolti dai radiotelescopi di nuova generazione, e soprattutto Ska, lo Square Kilometre Array, gli astronomi avranno a disposizione un ulteriore strumento per indagare la eventuale presenza di corpi celesti massicci ai confini estremi del Sistema solare. continua ...

Rugiada di materia oscura negli aloni galattici

A sinistra il momento iniziale, quando il gas è mescolato; a destra, un istante appena successivo alla formazione di una stella di Bose. Il colore indica la densità, da scarsa a densa: bianco, blu, verde, giallo. Crediti: Dmitry Levkov

Un gruppo di scienziati dell’Istituto per la ricerca nucleare dell’Accademia delle scienze russa, guidato da Dmitry Levkov, ha sviluppato un modello matematico che descrive il moto delle particelle di materia oscura all’interno dei più piccoli aloni galattici, osservando che con il tempo la materia oscura può formare goccioline sferiche di un particolare stato della materia, noto come condensato di Bose-Einstein. Si credeva impossibile, poiché le fluttuazioni del campo gravitazionale prodotto dalle particelle di materia oscura venivano solitamente trascurate. continua ...

Acqua liquida e ossigeno nel sottosuolo marziano

Impressione artistica del veicolo spaziale Mars Express che sonda l’emisfero sud di Marte, sovrapposto a un mosaico di colori di una porzione di Planum Australe. L’area di studio è evidenziata utilizzando un mosaico di immagini THEMIS IR. La potenza del segnale dell’eco proveniente dal sottosuolo è codificata per colore e il blu intenso corrisponde ai riflessi più forti, che sono interpretati come causati dalla presenza di acqua. Crediti: USGS Astrogeology Science Center, Arizona State University, Esa, Inaf. Elaborazione grafica di Davide Coero Borga – Media Inaf continua ...

Torino, un posto al Sole

Dal 28.10.2018 al 31.10.2018

Sarà lo space weather, il cosiddetto “meteo spaziale”, il protagonista di SoHe3: il prossimo convegno della comunità solare ed eliosferica italiana, in programma a Torino da domenica 28 a lunedì 31 ottobre. Un incontro periodico (nel 2013 fu a Catania, nel 2016 a Roma), organizzato quest’anno dall’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Torino e dall’Università di Torino, con lo scopo di fornire un forum a livello nazionale per la discussione delle principali tematiche nell’ambito della fisica solare, eliosferica e – appunto – della meteorologia spaziale. continua ...

Orti spaziali con gli strigolattoni

Le piante che secernono alti livelli di strigolattoni sono in grado di prosperare nei terreni con pochi nutrienti, nonostante le condizioni di microgravità. Crediti: istock.com/1971yes

Non solo le agenzie spaziali, come la Nasa, ma anche imprenditori privati, come Jeff Bezos e Elon Musk, accarezzano da un po’ di tempo l’idea di missioni per tornare sulla Luna o toccare il suolo marziano, nell’immediato, con la prospettiva di costruirvi colonie in un futuro più lontano. Tali visioni portano con sé enormi sfide in diversi campi, tra le quali cruciale è come fornire in modo sostenibile cibo per le persone nello spazio durante spedizioni umane di lunga durata. Una possibilità è la coltivazione in loco sui diversi corpi celesti visitati o colonizzati, ma i terreni sono sicuramente meno nutrienti rispetto al terreno agricolo terrestre e la gravità è inferiore. continua ...

Tra le rossastre nubi l’ombra di un buco nero

Crediti: Alma (Eso/Naoj/Nrao)/ J. R. Goicoechea (Instituto de Física Fundamental, Csic, Spain)

Questa immagine di Alma, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, mostra l’area circostante a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio che si annida al centro della Via Lattea – evidenziato qui con un piccolo cerchio. Una nuova ricerca ha rivelato prove entusiasmanti di gas interstellare e polvere in orbita attorno al buco nero ad alta velocità.

Le nubi di gas ricche di idrogeno molecolare identificate da questo studio sono note come nuvolette molecolari (cloudlets, in inglese), mai rilevate prima in modo inequivocabile. Questa immagine mostra nella realtà la distribuzione di molecole, incluso il monossido di carbonio, la seconda componente molecolare più abbondante delle nubi. Le nuvole si trovano a 26mila anni luce di distanza da noi, in orbita veloce e relativamente vicina al buco nero: circa un anno-luce. L’alta risoluzione di Alma ha permesso agli scienziati di rilevare le nuvolette, che sono i prodotti di enormi nubi preesistenti che ruotano attorno al centro della nostra galassia. Queste nuvole sono state disgregate in frammenti densi e una componente a densità più bassa (e con una vita breve), grazie al fenomeno di distruzione mareale. Quest’ultimo è stato identificato grazie ai segni lasciati dal passaggio della radiazione di sincrotrone emessa da Sagittario A* attraverso il gas diffuso tra le nuvolette. continua ...

A Genova il festival del cambiamento

Dal 25.10.2018 al 04.11.2018

Aperta tutti i giorni al Munizioniere di Palazzo Ducale: la mostre Inaf “Da zero a ∞”. Equazioni, formule e incognite di una rappresentazione simbolica del cosmo

Benvenuti al Festival del cambiamento. Niente che abbia a che fare con la politica e il governo in carica: parliamo di scienza, quella che dal 25 ottobre al 4 novembre sarà protagonista a Genova fra conferenze, laboratori, mostre, spettacoli ed eventi speciali dedicati a visitatori di ogni fascia d’età. E se la scienza ci insegna che il cambiamento è inevitabile, inarrestabile, non significa che non possa essere determinato da scelte fatte dai cittadini, in modo consapevole. continua ...

BepiColombo è in volo verso Mercurio

Esa – S. Corvaja

Ha preso il via dalla base spaziale europea di Kourou nella Guyana Francese, la missione BepiColombo, con obiettivo l’esplorazione e lo studio del pianeta Mercurio. Il decollo è avvenuto alle 3:45 ora italiana a bordo del vettore Ariane V per la missione V245. La missione BepiColombo – il cui nome è un tributo al matematico, fisico, astronomo e ingegnere padovano Giuseppe Colombo – è frutto della collaborazione tra l’Agenzia spaziale europea (Esa) e l’Agenzia spaziale giapponese (Jaxa), ma con leadership europea. Il programma è composta da due sonde complementari che voleranno unite tra loro con l’obiettivo di svelare i più profondi segreti di Mercurio, il pianeta più vicino al Sole e tra i meno esplorati nel Sistema Solare. Dopo Mariner 10 e Messenger (entrambe missioni della Nasa), saranno l’Europa e il Giappone a fare il grande passo verso il cosiddetto “pianeta degli estremi”. continua ...

La Crab Nebula va di nuovo a mille

L’emissione della Crab rilevata da Agile. Crediti: Agile Team

La Nebulosa del Granchio continua a stupirci. Dopo diverso tempo di emissione di alta energia “normale”, in questi giorni si è risvegliata e proprio ora sta emettendo in gamma un flusso molto più alto del normale.

Sono i famosi – e misteriosi – “flare gamma” della Crab, probabilmente dovuti a instabilità magnetiche con forte accelerazione di particelle, scoperti nel 2010 da Agile e Fermi, e ora di nuovo in azione. continua ...

Alla scoperta dell’esosfera di Mercurio

Stefano Orsini

Da anni studia le relazioni tra il Sole, la Terra e gli altri pianeti del Sistema solare e ha partecipato a importanti missioni spaziali europee come Mars Express e Venus Express. Ma tra tutte, BepiColombo, quella destinata all’esplorazione di Mercurio, la cui partenza è prevista ormai tra poche ore, alle 3:45 ora italiana di domattina, sarà quella che coronerà la sua carriera, metà della quale dedicata proprio a BepiColombo. Stefano Orsini, primo ricercatore dell’Inaf Iaps di Roma, è il responsabile scientifico di Serena, una suite di quattro rivelatori di particelle a bordo di BepiColombo: lo abbiamo intervistato da Kourou, nella Guyana Francese, dove seguirà dallo spazioporto dell’Esa il decollo del razzo Ariane che lancerà BepiColombo alla volta del pianeta più vicino al Sole. continua ...

Sulle tracce dei pianeta che migrano

Immagini di 6 differenti dischi protoplanetari osservati da Alma. Crediti: S. Andrews, L. Cieza, A. Isella, A. Kataoka, B. Saxton (Nrao/Aui/Nsf), Alma (Eso/Naoj/Nrao)

Una nuova ricerca condotta da un piccolo team di astrofisici del Regno Unito ha trovato la maniera per stabilire se i nuovi pianeti, in via di formazione all’interno del disco protoplanetario di polvere e gas che normalmente circonda le stelle appena nate, stiano migrando all’interno del disco stesso oppure se siano più propensi a rimanere semplicemente nella stessa orbita attorno alla stella. continua ...

In principio era il fluido

In alto, rappresentazione di un evento dalla prima collisione Xeno-Xeno al Large Hadron Collider alla massima energia (5.44 TeV) registrato da ALICE (crediti: ALICE). Ogni traccia colorata (le linee blu) corrisponde alla traiettoria di una particella carica prodotta in una singola collisione. In basso, schema della formazione del flusso anisotropico, in collisioni relativistiche di ioni pesanti, a causa della geometria della zona di sovrapposizione calda e densa (mostrata in colore azzurro).

Gli scienziati del Niels Bhor Institute, dell’Università di Copenhagen, e i loro colleghi dell’esperimento Alice (oltre 1800 ricercatori provenienti da 41 paesi per un totale di 168 istituti coinvolti), hanno recentemente prodotto collisioni fra nuclei di xeno per acquisire nuove conoscenze sulle proprietà del plasma di quark e gluoni (Qgp) – uno stato speciale della materia composto da particelle fondamentali, i quark, e dai gluoni, particelle che legano insieme i quark stessi. Vale a dire, la materia di cui era composto l’Universo fino a un microsecondo dopo lo “scoppio” del Big Bang. continua ...

Super brillamenti dannosi per gli esopianeti?

Rappresentazione artistica di una giovane nana rossa che spazza via l’atmosfera di un pianeta con un super brillamento. Crediti: Nasa, Esa e D. Player (Stsci)

In uno studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, un gruppo di ricercatori – fra i quali Isabella Pagano dell’Istituto nazionale di astrofisica di Catania – ha sfruttato il telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, nell’ambito del programma Hazmat (HAbitable Zones and M dwarf Activity across Time), per studiare nell’ultravioletto i brillamenti provenienti da 12 stelle di tipo nana rossa e per capire come queste potenti emissioni di energia influenzino gli esopianeti presenti nelle loro zone abitabili. continua ...

Verso Mercurio cercando crepe nella Relatività

Luciano Iess, principal investigator dell’esperimento More a bordo della missione Esa BepiColombo

È un veterano di BepiColombo, Luciano Iess, professore al Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale della Sapienza e responsabile di More (Mercury Orbiter Radioscience Experiment), lo strumento per esperimenti di radioscienza a bordo della sonda dell’Agenzia spaziale europea (Esa). Nato a Padova, laurea a Pavia e da allora a Roma, alla Sapienza, Iess ha cominciato a lavorare su BepiColombo sin dal 1997 – quando ancora la missione nemmeno si chiamava così – come membro dello Science Advisory Group dell’Esa. «Sono ventun anni…», riflette al telefono con Media Inaf mentre è in procinto di partire per Kourou, quando ormai mancano una manciata di ore alla prima finestra di lancio. «Certo, avrei voluto vederlo partire prima, nel 2013, però insomma, via… È stata un’attesa molto lunga». continua ...

Ecco Hyperion, l’antico titano cosmico

Il proto-superammasso di galassie soprannominato Hyperion è stato scovato grazie a nuove misure e un complesso esame dei dati di archivio. È la struttura più grande e più massiccia mai trovata in questa ubicazione così lontana nel tempo e nello spazio – a soli due miliardi di anni dopo il Big Bang. Crediti: Eso/L. Calçada & Olga Cucciati et al.

È la più grande e massiccia struttura cosmica mai scoperta nell’universo remoto: a poco più di due miliardi di anni di distanza dal Big Bang, uno sterminato superammasso di galassie primordiali, o proto-superammasso. L’enorme massa del proto-superammasso è di oltre un milione di miliardi di volte quella del Sole, simile a quella delle più grandi strutture oggi osservate nell’universo, ma a un’epoca assai remota della sua storia. I ricercatori che l’hanno scoperto, tra cui alcuni dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) di Bologna, Milano e Roma, guidati da Olga Cucciati dell’Inaf di Bologna, l’hanno ribattezzato Hyperion, nome antico di Iperione, il titano della mitologia greca. continua ...

Racconti di storie spaziali invisibili

Immagine #96-960. Crediti: Smithsonian Institution Archives

Si chiama The invisible network, ed è il nuovo podcast rilasciato ieri in edizione limitata dalla Nasa, il primo ad abbracciare il racconto narrativo. Si compone di sei episodi, tutti scaricabili e abbinati al sito web dell’agenzia spaziale americana; si possono trovare gratuitamente anche su SoundCloud e nella sezione dedicata ai podcast dell’iTunes store.

Dedicato a chi pensa di sapere tutto della Nasa: astronauti, lanci, rover su Marte e così via, e per chi si affaccia per la prima volta sullo spazio. Porta gli ascoltatori a far parte di una Nasa di cui forse mai si è sentito parlare, di tecnologie cruciali per il volo spaziale spesso trascurate. Il titolo deriva dall’ ex-ingegnere della Nasa Sunny Tsiao, nonché autore del libro “Read You Loud and Clear”, pubblicato dalla stessa agenzia nel 2008. Tsiao fa notare come i programmi di comunicazione e tracciamento della Nasa siano spesso descritti come “invisibili”. Le infrastrutture -scrive – sono raramente riconosciute, a meno che non siano all’altezza. Se le reti (network) della Nasa sono invisibili forse è perché funzionano bene, sostiene l’autore. continua ...

Einstein arriva su Mercurio con Isa

Alta sensibilità e tecnologia all’italiana di cui andar fieri. L’Italian Spring Accelerometer (Isa) è uno degli strumenti italiani che partiranno alla volta di Mercurio a bordo di una delle due sonde che compongono la missione BepiColombo di Esa e Jaxa. Con Simbio-Sys, Serena e l’esperimento More, Isa è a bordo della sonda europea Mpo (Mercury planetary orbiter). Isa è un accelerometro a tre assi in grado di misurare le più piccole accelerazioni che agiranno sulla sonda e sarà in funzione per tutta la durata della fase di crociera. Il suo ruolo, insieme a More, è quello di aumentare le prestazioni della determinazione orbitale per misurare il campo gravitazionale di Mercurio. continua ...

I giganti e la bambina

Rappresentazione artistica del sistema planetario della stella CI Tau. Crediti: Amanda Smith, Institute of Astronomy

CI Tau è una giovane stella che si trova a circa 500 anni luce di distanza da noi, in una regione di alta produzione stellare, una vera e propria nursery della galassia. Ha solo due milioni di anni, una bambina in termini astronomici, ed è circondata da un enorme disco protoplanetario di polveri e ghiacci. Questo disco è il tipico luogo in cui si formano, tra gli altri, pianeti, lune e asteroidi. continua ...

Fusione tra stelle di neutroni, ci risiamo

Un lontano parente cosmico di Gw 170817. Questo oggetto, chiamato Grb 150101B, è stato rilevato per la prima volta come lampodi raggi gamma dal satellite Fermi della Nasa nel gennaio 2015.Questa immagine mostra i dati dall’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa (viola nelle caselle interne) nel contesto di un’immagine ottica ripresa da Hubble (Nasa ed Esa). Crediti: X:ray: Nasa/CXxc/Gsfc/Umc/E. Troja et al.; Optical: Nasa/Stsci

Arriva da un team internazionale di ricercatori guidato da Eleonora Troja, in forza alla Nasa, e a cui ha partecipato Luigi Piro dell’Istituto nazionale di astrofisica, la conferma che Gw 170817, l’evento di fusione di due stelle di neutroni registrato per la prima volta sia grazie alle onde gravitazionali che a quelle elettromagnetiche, ha un “sosia”. Nell’articolo che descrive i risultati del loro lavoro, pubblicato oggi sulla rivista Nature Communications, gli scienziati hanno individuato una esplosione cosmica che presenta una straordinaria somiglianza con quella che, di fatto, ha aperto l’era dell’astronomia multimessaggero, annunciata esattamente un anno fa, il 16 ottobre del 2017. continua ...