Grandi e paffute: il destino delle galassie anziane

Col passare del tempo, anche le galassie invecchiano. E diventano sempre più grandi e “paffutelle”. A provarlo, con osservazioni ora pubblicate su Nature Astronomy nell’articolo “A relation between the characteristic stellar ages of galaxies and their intrinsic shapes“, è stato un team di ricercatori guidati da Jesse van de Sande, dell’Università di Sydney. I ricercatori, tra cui anche un gruppo dell’Australian National University (Anu), hanno esaminato un campione di 843 galassie, misurando il movimento delle stelle con uno strumento chiamato Sami presso il Siding Spring Observatory. continua ...

In cerca di Tatooine con il machine learning

Rappresentazione artistica di un pianeta Tatooiniano. Crediti: T. Pyle / Nasa / Jpl-Caltech

Questi sono i droidi che state cercando. In particolar modo se siete alla ricerca di esopianeti che abbiano un’orbita stabile attorno a sistemi binari, questo infatti era il problema che si sono posti i due ricercatori Chris Lam e David Kipping nel loro studio pubblicato sul Journal Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.

Un po’ come il famoso pianeta natale di Luke Skywalker, Tatooine, che mostrava nei suoi sognanti tramonti ben due soli, i pianeti circumbinari sono quelli che orbitano attorno a due (o più) stelle. Un sistema complesso in cui è complicato riuscire a capire se possano ospitare la vita. Affinché questa si sviluppi infatti c’è bisogno di una certa costanza nelle condizioni ambientali, e i pianeti che orbitano attorno a due soli, chiamati appunto “Tatooiniani“, non sono propriamente il posto più adatto. Il balletto cosmico fra le due stelle può facilmente portare un pianeta a essere scalciato via verso lo spazio profondo, o peggio, a scontrarsi con una delle due stelle. continua ...

Uova marce su Urano

Questa immagine di una fase di Urano, scattata dalla sonda spaziale Voyager 2 il 24 gennaio 1986, rivela la sua gelida atmosfera blu. Nonostante il vicino sorvolo della Voyager 2, la composizione dell’atmosfera del pianeta è rimasta fino ad oggi un mistero. Crediti: Nasa / Jpl.

Dopo decenni di osservazioni e una visita da parte della sonda Voyager 2, la composizione chimica delle nubi di Urano, rimasta fino ad ora un mistero, sembrerebbe essere stata finalmente svelata. In particolare, è stato scoperto uno dei componenti principali delle nuvole che circondano il pianeta: l’acido solfidrico (chiamato anche idrogeno solforato o, in accordo con la nomenclatura chimica Iupac, solfuro di idrogeno). Patrick Irwin dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, insieme ai suoi collaboratori provenienti da tutto il mondo, è riuscito a esaminare la luce infrarossa di Urano, catturata dal telescopio Gemini Nord (otto metri di diametro) installato sul monte Mauna Kea, alle Hawaii. Così facendo, sulla sommità delle nubi di Urano ha trovato l’idrogeno solforato, contraddistinto dal caratteristico odore di uova marce che la maggior parte delle persone evita. Le prove della presenza di questo gas, a lungo cercate, sono state pubblicate nella rivista Nature Astronomy. continua ...

FameLab 2018, una vittoria senza tempo

Riccardo Impavido, primo classificato a FameLab Italia 2018. Fonte: www.famelab-italy.it

Si chiama Riccardo Impavido, ha appena 20 anni ed è iscritto al primo anno di Fisica all’Università di Padova. E da venerdì scorso è il vincitore nazionale del FameLab Italia. Diffuso dal British Council in 30 Paesi in tutto il mondo, il talent show scientifico è dal 2012 anche in Italia, grazie a una collaborazione tra la grande organizzazione culturale britannica e Psiquadro, società di comunicazione scientifica perugina. continua ...

Testa di cavallo blu, nebulosa d’artista

La Nebulosa Testa di Cavallo Blu nell’infrarosso. Crediti: Wise, Irsa, Nasa. Elaborazione e copyright: Francesco Antonucci

La Nebulosa Testa di Cavallo Blu ha un aspetto molto diverso nella luce infrarossa. Nella luce visibile, la polvere interstellare disperde maggiormente la luce blu delle stelle e quindi la nebulosa appare blu, con la caratteristica forma di una testa di cavallo. Nella luce infrarossa, tuttavia, emerge un complesso labirinto di filamenti, caverne e bozzoli di polvere e gas incandescenti, rendendo difficile persino identificare la forma equina. Questa immagine in primo piano della nebulosa è stata creata in tre colori della banda infrarossa (R = 22 micrometri, G = 12 micrometri, B = 4,6 micrometri) partendo dai dati rilevati dalla sonda spaziale Wise (Wide Field Infrared Survey Explorer) della Nasa, in orbita dal 2009. La nebulosa è catalogata come Ic 4592 e si estende per circa 40 anni luce nella costellazione dello Scorpione, lungo il piano della nostra Via Lattea a circa 400 anni luce di distanza. Ic 4592 è più debole della più conosciuta Nebulosa Testa di Cavallo di Orione ma copre una regione angolarmente più grande. La stella che prevalentemente illumina e riscalda la polvere presente nella nebulosa si chiama Nu Scorpii, ed è la stella gialla visibile a sinistra rispetto al centro dell’immagine. continua ...

Gas serra visti dallo spazio, dal 1990 a oggi

Crediti: Wikimedia Commons

Le buone idee non invecchiano. 28 anni fa il grande Carl Sagan aveva pensato di usare la manovra di fionda gravitazionale della missione Galileo per rispondere ad una domanda che sembrerebbe banale, se non fosse profondissima. Sarebbe possibile rendersi conto dell’esistenza di vita sul pianeta Terra osservandolo dallo spazio, durante il fugace passaggio di una sonda?

Così vennero accesi gli strumenti della missione Galileo che si apprestava a sorvolare la Terra sfruttando il suo campo gravitazionale per correggere, a costo zero, l’orbita e mettersi in rotta verso Giove. Si tratta di una specie di giro di boa, una manovra molto astuta che avviene a spese del campo gravitazionale della Terra che, ovviamente, non se ne accorge nemmeno. È una brillante idea del prof Giuseppe (Bepi) Colombo che la propose alla Nasa negli anni ’70 e da allora è stata molto usata nelle missioni planetarie, che riescono a modificare le loro traiettorie senza usare carburante. La sonda Galileo sorvolò l’Atlantico, poi l’Antartide e l’Australia prima di allontanarsi verso lo spazio profondo. continua ...

A Napoli, un sorso di scienza

Dal 10.05.2018 al 27.07.2018

Scarica la locandina dell’evento

Aperitivo sotto le stelle è una rassegna di eventi aperti al grande pubblico, dove temi di natura scientifica vengono affrontati in un ambiente informale. L’idea nasce dall’osservazione che spesso le migliori domande, e di conseguenza le migliori conversazioni, avvengono durante i momenti di pausa. Questi eventi sono quindi progettati in modo da combinare informazione e relax stimolando curiosità e comunicazione. Il cuore di ciascun appuntamento è sempre un seminario divulgativo su temi caldi o curiosità scientifiche. continua ...

All’ombra dell’orizzonte degli eventi

Una delle previsioni più importanti della teoria della relatività di Einstein è l’esistenza dei buchi neri. Nonostante la recente rilevazione delle onde gravitazionali emesse da una coppia di buchi neri in un sistema binario da parte di Ligo, l’evidenza diretta tramite il rilevamento di onde elettromagnetiche rimane sfuggente e gli astronomi la stanno ora cercando con i radiotelescopi. Gli astrofisici della Goethe University di Francoforte e i collaboratori del progetto BlackHoleCam di Bonn e Nijmegen, finanziati dall’Erc, hanno simulato e confrontato immagini realistiche dell’ombra di un buco nero supermassiccio che si sta alimentando – come ad esempio Sagittarius A*, che si trova nel cuore della nostra galassia – sia nell’ipotesi di relatività generale che in una diversa teoria della gravità. L’obiettivo era quello di verificare se i buchi neri di Einstein possono essere distinti da quelli previsti da teorie alternative della gravità. continua ...

Tutti i vincitori delle Olimpiadi d’astronomia

Dal 18.04.2018 al 20.04.2018

Crediti: Giulia Iafrate / Inaf

Tra i ragazzi che partecipano alle Olimpiadi di astronomia forse c’è già il futuro astronauta che metterà per primo piede sul pianeta Marte. Per ora tuttavia i ragazzi si devono accontentare di seguire Pippo nella sua avventura marziana: dopo averlo aiutato a preparare le valige durante la gara interregionale, alla finale hanno dovuto calcolare per lui la giusta traiettoria di volo per raggiungere il pianeta rosso. Si sa che Pippo è un gran combina guai e non ne azzecca mai una giusta, ma questi calcoli non erano proprio facilissimi, a dirla tutta. Questi ragazzi giovanissimi continuano però a stupirci per le loro capacità, ma anche per la loro tenacia e per il loro entusiasmo. E chi ha raggiunto il limite di età, visibilmente dispiaciuto per non poter più partecipare, esorta i più piccoli a continuare e godersi questa esperienza il più possibile. continua ...

Arriva l’Earth Day, il giorno della Terra

22.04.2018

Si chiama Earth Day (Giornata della Terra) ed è la più grande manifestazione ambientale del pianeta: una giornata in cui tutti i cittadini del mondo si uniscono per celebrare la Terra e promuoverne la salvaguardia. Fortemente voluto dal senatore statunitense Gaylord Nelson e promosso ancor prima dal presidente John F. Kennedy, vede la partecipazione, attraverso 22mila organizzazioni, di più di un miliardo di cittadini, distribuiti su 193 paesi paesi dell’Onu. Dal 1970 le Nazioni Unite celebrano questa ricorrenza ogni anno, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera. continua ...

Il mostro della Nebulosa Laguna

Lanciato il 24 aprile 1990, il telescopio spaziale Hubble ha finora realizzato più di un milione e mezzo di osservazioni su oltre 43500 oggetti celesti. Nella sua ultradecennale carriera, Hubble ha compiuto più di 163mila viaggi attorno al nostro pianeta: se ci fosse un programma frequent flyer spaziale avrebbe già collezionato circa 4 miliardi di miglia, sufficienti per un biglietto di andata e ritorno da Urano. Le osservazioni di Hubble hanno prodotto più di 153 terabyte di dati, in base ai quali sono stati pubblicati più di 15500 articoli scientifici. Ma certamente Hubble è più noto al grande pubblico per le stupefacenti immagini che è in grado di realizzare. continua ...

Lab Boat, un laboratorio in barca

21.04.2018

Cosa c’è di più divertente che navigare in barca a vela? Se lo chiedete ad uno scienziato forse vi risponderà un bell’esperimento. E se si unissero le due cose? Viene fuori un’avventura scientifica “galleggiante” chiamata Lab Boat-navigare con la scienza, un progetto promosso dal centro di ricerca sardo CRS4 e finanziato dalla Fondazione Banco di Sardegna che ha proprio come punto di partenza l’amore per il mare e per la scienza.

«Lab Boat  – dice Andrea Mameli, uno dei ricercatori promotori del progetto – nasce dall’impegno del Crs4 nel ricercare modi alternativi e coinvolgenti per comunicare la Scienza. Si tratta di un vero e proprio laboratorio itinerante di sperimentazione scientifica, ospitato a bordo della barca a vela Adriatica, la barca protagonista della famosa trasmissione Velisti per caso». continua ...

Ma_Miss è pronto per Marte

Il rover della missione europea Exomars 2020. Nel trapano visibile nella sezione del terreno è integrato lo spettrometro Ma_Miss. Crediti: Esa

Il team scientifico internazionale impegnato per la missione europea ExoMars 2020 si è ritrovato per la riunione periodica “ExoMars Science Working Team”, dal 17 al 19 aprile a Mosca, presso la sede della Space Research Institute of the Russian Academy of Sciences, durante la quale è stato presentato il progresso dei lavori sulla preparazione della missione e lo stato di completamento del payload scientifico, composto da 13 strumenti a bordo della Surface Platform, di responsabilità russa (Iki), e 9 strumenti a bordo del Rover. continua ...

Alla ricerca della materia perduta

L’mmagine mostra l’emissione di raggi X intorno a cinque differenti galassie le cui riprese sono state sovrapposte una sull’altra. Questo procedimento ha permeso di mettere in evidenza i dettagli dei rispettivi aloni sferici di gas caldo. L’emissione in banda X evidenziata dal colore viola è stata registrata dal telescopio spaziale Xmm-Newton dell’Esa. Crediti: ESA/XMM-Newton; J-T. Li (University of Michigan, USA); Sloan Digital Sky Survey (SDSS)

Che la materia ordinaria – quella per capirci di cui siamo fatti noi stessi o i corpi celesti come stelle, pianeti e galassie – non fosse in quantità sufficiente a giustificare come è strutturato e come evolve l’universo è ormai un fatto piuttosto consolidato tra gli astronomi, che hanno dovuto proporre l’esistenza di un’altra forma di materia, decisamente elusiva e ancora sconosciuta: la materia oscura. E il suo è un contributo non da poco, con una massa totale di circa sei volte maggiore di tutta quella ordinaria. continua ...

Marica Branchesi nella top 100 di Time

Marica Branchesi, presidente della commissione di Astrofisica delle onde gravitazionali della International Astronomical Union e membro del Comitato internazionale per le onde gravitazionali, è entrata a far parte della Collaborazione Virgo dell’Infn nel 2009 ed è oggi ricercatrice e professore associato al Gran Sasso Science Institute

Nell’elenco annuale delle cento persone più influenti del mondo secondo la rivista Time c’è Marica Branchesi, ricercatrice al Gran Sasso Science Institute (Gssi) e membro della collaborazione internazionale Ligo-Virgo. continua ...

Tess al galoppo verso l’orbita

Il lancio di Tess. Crediti: Nasa Television

Il nuovo satellite Nasa Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), con cui si prevede di trovare migliaia di nuovi pianeti extrasolari orbitanti attorno a stelle relativamente vicine, è decollato alle 00:51 ora italiana di oggi 19 aprile 2018 su un razzo SpaceX Falcon 9 dalla base militare di Cape Canaveral in Florida, negli Stati Uniti. Un’ora dopo, la sonda ha correttamente dispiegato la coppia di pannelli solari di cui è dotata.

Nel corso delle prossime settimane, Tess accenderà sei volte i propulsori per arrivare a percorrere una serie di orbite progressivamente allungate verso la Luna. Il nostro satellite le fornirà una spinta gravitazionale aggiuntiva in modo che Tess possa trasferirsi nella sua orbita scientifica finale, grazie alle quale passerà attorno alla Terra ogni 13.7 giorni. Il lavoro vero e proprio inizierà dopo una sessantina di giorni, impiegati a verificare che tutto sia ben funzionante. continua ...

Deep impact all’origine di Phobos e Deimos

Le dimensioni a confronto di Deimos, Phobos e la Luna così come appaiono viste dai rispettivi pianeti. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems/Texas A&M Univ

Phobos e Deimos, due lune e due misteri. I due satelliti marziani da decadi sono al centro di un dibattito riguardo la loro origine. Si tratta di asteroidi che hanno osato spingersi troppo vicini a Marte e che sono stati quindi catturati dalla sua gravità, oppure sono lune che si sono formate per accrezione attorno al Pianeta rosso? Uno studio del Southwest Research Institute pubblicato oggi su Science Advances dà adito alla seconda ipotesi, suggerendo che il colpevole sia stato un oggetto dalle dimensioni di un pianeta nano che ha impattato con Marte quando questi era ancora una sfera di roccia fusa. continua ...

Battito d’ali di farfalla da due buchi neri

Ngc 6240, al suo centro due buchi neri supermassicci spolverano la galassia, lasciando poco materiale per la formazione stellare. Crediti: Esa/Hubble

Conosciamo tutti l’adagio secondo cui “una farfalla che batte le ali può generare un uragano dall’altro lato del pianeta”, ma vi siete mai domandati cosa possa servire per generare il battito d’ali di una “farfalla” grande più di 30mila anni luce dall’altro lato dell’universo? Se lo sono chiesti all’Università del Colorado di Boulder, e la risposta pare essere una coppia di buchi neri supermassicci che presto si fonderanno assieme. Andiamo con ordine. continua ...

Ritratto di mondo alieno con Darkness

Darkness, la super camera per fotografare i pianeti extrasolari. Crediti: Ucsb

Si fa presto a dire cheese… Ma quando il soggetto che vogliamo immortalare se ne sta incollato a una sorgente cento milioni di volte più luminosa di lui, l’Hdr non basta. È il caso dei pianeti extrasolari. Se è relativamente semplice misurarne l’ombra durante il transito innanzi alle stelle, per scattare immagini dirette di questi lontani mondi – fotografie vere e proprie, dunque, cogliendone non l’ombra ma la luce – occorre una camera straordinaria. Una camera a bassissimo rumore e contrasto da vertigini. Una camera come quella che sta sviluppando il team diretto da Benjamin Mazin, fisico di UC Santa Barbara. Una fotocamera superconduttrice – la più grande e avanzata al mondo – di nome Darkness: evocativo acronimo per dark-speckle near-infrared energy-resolved superconducting spectrophotometer. continua ...

Test del “dna” per 340mila stelle

Lo spettro ad alta risoluzione del Sole. Ciascuna banda scura è una linea d’assorbimento dello spettro solare, il suo Dna che ne rivela la composizione chimica. Crediti: N.A.Sharp, Noao/Nso/Kitt Peak Fts/Aura/Nsf

Quando è nato, il nostro Sole non era da solo. Assieme a lui, dalla nebulosa da cui si è formato, hanno preso forma migliaia di stelle. Sorelle che costituivano un unico gruppo o ammasso. Una famiglia molto unita, ma come avviene per noi umani –  che con il tempo ci si separa, si è meno attaccati, e alla fine ci si allontana – allo stesso modo le stelle di questo ammasso, trasportate dalle inesorabili correnti della Via Lattea, con il passare di milioni di anni, sono state sparpagliate in giro per la nostra galassia. continua ...