Go West: Inaf a Washington

Dal 03.12.2018 al 05.12.2018

Da sinistra: Mauro Messerotti, Giovanni Pareschi, Fabrizio Capaccioni, Corrado Perna, Adriano Fontana, Giusi Miceli, Luca Valenziano, Federica Bianco e Filippo Zerbi

Washington, 3 Dicembre 2018, Ambasciata d’Italia: iniziano i lavori della Joint Commission for Scientific and Technical Collaboration fra Italia e Stati Uniti. È il 30esimo anniversario, una data importante. L’Inaf c’è.

Circa duecento scienziati dei due paesi, rappresentanti degli enti e delle agenzie, discutono tematiche scientifiche di interesse comune da sviluppare nei prossimi tre anni in molte discipline: fisica e astrofisica ma anche salute, dati e tecnologie dell’informazione, gestione delle calamità naturali e tempo meteorologico spaziale (space weather, in inglese) – che si occupa di fenomeni legati a plasma, campi magnetici, radiazioni e altre perturbazioni nello spazio e effetti sul nostro pianeta. continua ...

Ecco il braccio robotico di InSight

Questa immagine mostra gli strumenti montati sul braccio robotico di InSight. Sullo sfondo Elysium Planitia, la regione marziana dove si trova ora il lander. L’immagine è stata ricevuta il 4 dicembre 2018 (Sol 8). Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

La “talpa” è pronta a lavorare e per farlo ha bisogno dell’utensile preferito di lander e rover su Marte: il braccio robotico. InSight è arrivato sul Pianeta rosso da meno di due settimane e già ha dispiegato quello che sarà la sua “cassetta degli attrezzi” (per così dire), un braccio robotico lungo 2 metri pieno zeppo di strumenti scientifici necessari a portare a termine la sua missione nella regione sabbiosa di Elysium Planitia. continua ...

Bennu, la minaccia si chiama Yarkovsky

Le dimensioni di Bennu a confronto con quelle dell’Empire State Building e della Torre Eiffel. Crediti: Nasa

Che ci andiamo a fare, su Bennu? Perché investire tante energie e denaro per calare una sonda su un asteroide che si trova attualmente a oltre 120 milioni di km da noi? Una missione, fra l’altro, in apparenza del tutto analoga a quella che sta portando a termine Hayabusa2 su Ryugu,  altro asteroide dal quale verranno prelevati campioni da riportare a Terra? Mettiamola così: atterrare su Bennu sarà un ottimo investimento per i nostri pronipoti. continua ...

Cina in partenza per il lato oscuro della Luna

Il rover Yutu, della missione cinese Chang’e-3, sulla Luna. Crediti: Cnsa

È atteso per questa sera, venerdì 7 dicembre, intorno alle 19:30 (ora italiana), il lancio della missione Chang’e-4, con cui la Cina punta a conquistare il lato oscuro della Luna prima di Russia e Stati Uniti. I dettagli non sono stati ancora annunciati ufficialmente dall’agenzia spaziale cinese (Cnsa), ma i due mezzi robotici protagonisti della missione (un lander e un rover) dovrebbero raggiungere la Luna dopo 27 giorni di viaggio per poi posarsi nel cratere Von Karman, all’interno del bacino Polo Sud-Aitken, per studiarne superficie e sottosuolo: l’obiettivo è far luce sull’evoluzione della Luna e tentare la coltivazione di piante in vista di una futura base lunare. continua ...

Mavis: una rivoluzione per l’astronomia ottica

Il logo dello strumento Mavis(Mcao-Assisted Visible Imager & Spectrograph): proposto per la Adaptive Optics Facility del Very Large Telescope dell’Eso, è il primo strumento assistito da ottica adattiva multi-coniugata nel visibile

Cominceranno nel febbraio del prossimo anno i lavori per la progettazione di Mavis (Mcao-Assisted Visible Imager & Spectrograph): il primo strumento – imager e spettrografo – assistito da ottica adattiva multi-coniugata nel visibile, progettato per la adaptive optics facility del Vlt, il Very Large Telescope dell’Eso. Mavis promette di indagare il cosmo più a fondo di Hubble, con una nitidezza delle immagini che supererà quella del James Webb, ed è un progetto australiano–europeo. continua ...

Il lato debole dell’universo irrisolto

Rappresentazione del cielo gamma

Il lato più debole dell’universo violento è stato rivelato attraverso le sue minuscole fluttuazioni di intensità: la più profonda visione mai ottenuta del cielo a raggi gamma, cioè dell’universo caratterizzato dai fotoni di alta e altissima energia, rivela le tenui caratteristiche della cosiddetta emissione “non risolta”, che rappresenta il 20 per cento dell’emissione di raggi gamma totale.

Grazie a una raffinata analisi, che ha impiegato una tecnica di auto-correlazione statistica, dei dati prodotti dal rivelatore Lat (Large Area Telescope) a bordo del satellite della Nasa Fermi, cui collaborano per l’Italia l’Istituto nazionale fisica nucleare (Infn), l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l’Agenzia spaziale italiana (Asi), è stato possibile mappare globalmente le proprietà di distribuzione dei fotoni in cielo, e stabilire con chiarezza che esistono almeno due differenti classi di sorgenti, ciascuna emergente in regioni di energia diverse. Lo studio è frutto del lavoro di tesi di dottorato di Michela Negro – ricercatrice all’Infn Sezione di Torino e dottoranda del Dipartimento di fisica dell’Università di Torino – e sarà pubblicato venerdì 7 dicembre su Physical Review Letters a firma della collaborazione Fermi-Lat e dei ricercatori dell’Infne dell’Università di Torino Simone Ammazzalorso, Marco Regis e Nicolao Fornengo. continua ...

Onde gravitazionali, abbiamo 4 new entry

Rappresentazione schematica dei dieci eventi di fusione fra buchi neri fino a oggi rivelate attraverso le onde gravitazionali (l’undicesimo evento, qui non riportato, ha avuto origine dalla fusione di due stelle di neutroni). Crediti: Teresita Ramirez/Geoffrey Lovelace/Sxs Collaboration/Ligo-Virgo Collaboration. Cliccare per ingrandire

Le onde gravitazionali infrangono la barriera psicologica delle dieci rivelazioni: sale infatti a 11 il conto degli eventi confermati. La notizia arriva dagli scienziati della collaborazione Ligo/Virgo, che hanno da poco pubblicato i risultati delle analisi approfondite condotte sui primi due run – vale a dire, le prime due campagne osservative. Un vero e proprio catalogo di eventi, quello messo online dai ricercatori, che sancisce il passaggio dall’eccezionalità alla routine. In senso buono: d’ora in avanti – a meno che non si presentino scenari che ancora mancano all’appello, come per esempio la fusione fra un buco nero e una stella di neutroni – l’eccitazione per fenomeni mai osservati prima lascerà sempre più spazio alla statistica, ai dettagli, all’affinamento tecnologico e teorico. All’astronomia gravitazionale vera e propria, insomma. continua ...

Scrigno di pianeti sconosciuti a 450 anni luce

Osservando un campione di giovani stelle in una regione di formazione stellare nella costellazione del Toro, un gruppo internazionale di astronomi ha scoperto che molte di esse sono circondate da strutture interpretabili come tracce create da pianeti giovani e in via di sviluppo, alcuni dei quali potrebbero raggiungere la dimensione di Nettuno o delle super Terre (pianeti fino a 20 masse terrestri). Allo studio, pubblicato oggi su The Astrophysical Journal e la cui autrice principale è Feng Long dell’Università di Pechino, hanno collaborato per l’Italia le ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) Brunella Nisini ed Elisabetta Rigliaco e i professori di Università Statale di Milano e associati Inaf Giuseppe Lodato ed Enrico Ragusa. continua ...

Esopianeti abitabili: arrivano i 4 di Speculoos

I telescopi del progetto Speculoos Southern Observatory guardano lo straordinario cielo notturno sopra il Deserto di Atacama, in Cile. Crediti:
Eso/ P. Horálek

Lo Speculoss Southern Observatory (Sso) è stato installato con successo all’Osservatorio del Paranal dell’Eso e ha ottenuto le sue prime immagini di ingegneria e calibrazione – un processo noto come prima luce. Dopo aver terminato questa fase di rodaggio, la nuova schiera di telescopi cercatori di pianeti inizierà le operazioni scientifiche, con l’inizio delle osservazioni nel gennaio 2019. continua ...

C’è un nuovo ingrediente per la vita primordiale

Mai provata la carbonara vegetariana? È in tutto e per tutto identica a quella classica. Tranne che per un ingrediente: al posto del guanciale (o della pancetta) ci sono le zucchine. Inorriditi? Be’, dipende dallo scopo. Se prevedete a cena commensali che non toccano carne, magari può essere una soluzione da considerare. O se vi accorgete all’ultimo, con la pasta già buttata, che la pancetta in frigo non c’è… Ecco, un team di biologi della Harvard University guidato da Jack Szostak (premio Nobel per la medicina nel 2009), impegnato da tempo nel tentativo di riprodurre l’Rna primordiale in laboratorio, si è ritrovato in una situazione analoga: alcuni ingredienti della “ricetta classica” – per vari morivi – non andavano bene. Così hanno provato a sostituirne uno con un surrogato: l’inosina. E il risultato sembra assai interessante. Soprattutto per chi – come gli astrobiologi – è in cerca di condizioni primordiali promettenti in mondi diversi dal nostro. continua ...

Tutti pazzi per la cometa di Natale

La cometa 46P Wirtanen ripresa il primo dicembre scorso da Jauerling, in Austria. Crediti: Michael Jäger – www.spaceweather.com

Cresce l’attesa per l’avvicinamento al Sole e alla Terra della cometa 46P/Wirtanen, ormai ribattezzata la cometa di Natale. Scoperta nel 1948 dall’astronomo statunitense Carl Wirtanen, 46P è una cometa a breve periodo, che compie un’orbita completa intorno al Sole in poco meno di cinque anni e mezzo e torna a farci visita proprio in questo scampolo di anno. L’intevallo di tempo che va da qualche giorno precedente al prossimo passaggio ravvicinato al Sole, previsto per il 13 dicembre, fino a qualche giorno dopo il 16, quando la cometa giungerà alla minima distanza dalla Terra, si preannuncia particolarmente favorevole per le osservazioni, nuvole permettendo. La cometa in questo periodo raggiungerà infatti la sua massima luminosità e con il passare del tempo sarà sempre più alta nel cielo sopra l’orizzone per gran parte della notte. Alcune stime indicano che la 46P al suo massimo sarà ben visibile ad occhio nudo. É ancora difficile confermarlo, ma  la sua osservazione con un buon binocolo da zone sufficientemente buie, lontane dai centri abitati, meglio se nelle notti tra il 12 e il 18, con la Luna non troppo luminosa, potrà dare delle grandi soddisfazioni. continua ...

Osiris-Rex arriva alla meta: ecco Bennu

Questa serie di immagini è stata realizzata dalla sonda Osiris-Rex e ci mostra l’asteroide Bennu in una rotazione completa da 80 km di distanza. La fotocamera PolyCam della sonda ha ottenuto i trentasei frame da 2.2 millisecondi per un periodo osservativo di 4 ore e 18 minuti. Crediti: Nasa’s Goddard Space Flight Center/University of Arizona

Partita dalla base di Cape Canaveral l’8 settembre 2016, la sonda della Nasa Osiris-Rex (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, Security-Regolith Explorer) è arrivata a destinazione ieri, lunedì 3 dicembre, come da programma. Dove? L’asteroide 101955 Bennu, un oggetto di circa 510 metri di diametro che fa parte di quel gruppo di asteroidi che si avvicinano fino a 1,3 unità astronomiche dal Sole (ricordiamo che un’unità astronomica è la distanza media che c’è tra il Sole e la Terra, cioè  circa 150 milioni di chilometri). La sua composizione è simile alle meteoriti conosciute come condriti carbonacee, perfette per studiare i mattoni primitivi che hanno formato la Terra. continua ...

Buchi neri come fontane

Immagine di Alma del gas attorno al buco nero supermassiccio nel centro della galassia del Compasso. Le distribuzioni di gas molecolare di CO e gas atomico C sono mostrate in arancione e ciano, rispettivamente. Crediti: Alma (Eso / Naoj / Nrao), Izumi et al.

Basandosi sui risultati di simulazioni al computer e sulle nuove osservazioni dell’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), i ricercatori hanno scoperto che gli anelli di gas che circondano i buchi neri supermassicci non sono semplici strutture a forma di donut (le zuccherose e coloratissime ciambelline che si trovano in pasticceria). In realtà, sembra che il gas espulso dal centro di questi voracissimi mostri interagisca con i gas in caduta e crei una struttura all’interno della quale persiste una circolazione dinamica, simile a quella che si verifica nelle fontane d’acqua presenti nei parchi cittadini. continua ...

Quell’amore degli astronomi per la divulgazione

La prima autrice dello studio, Marta Entradas , della London School of Economics and Political Science. Crediti: M. Entradas (Lse, Iscte-Iul)

Un po’ lo si era intuito da tempo. Non solo al pubblico piace l’astronomia, ma è vero anche l’inverso: agli astronomi piace il pubblico. Ora però arriva la conferma “scientifica”, diciamo. Sono infatti appena stati pubblicati su Nature Astronomy i risultati di un’indagine condotta su 2587 astronome e astronomi professionisti provenienti da tutto il mondo – quelli che hanno risposto a un questionario inviato, nel 2016, a circa 9000 membri dell’International Astronomical Union. Probabilmente è la prima volta che una comunità scientifica così ampia e globale viene intervistata su aspetti inerenti la comunicazione con il pubblico. Le domande rivolte agli astronomi dai due autori dello studio, Marta Entradas e Martin Bauer, entrambi ricercatori al Department of Psychological and Behavioural Science della London School of Economics and Political Science (Regno Unito), andavano dalla frequenza degli interventi sui social network alla partecipazione a eventi divulgativi. E il numero che più balza agli occhi è 87.5 per cento: tanti sono gli astronomi che hanno dichiarato di aver preso parte a occasioni d’incontro o comunicazione con il pubblico, di solito attraverso conferenze, ma anche visite scolastiche, giornate aperte, mostre, eventi locali, festival e interviste rilasciate ai media. continua ...

Inaf all’Isola della Sostenibilità

Dal 05.12.2018 al 07.12.2018

Nel cuore di Roma, negli spazi del Macro a Testaccio, un appuntamento per parlare di ambiente: L’Isola della Sostenibilità. Quest’anno la manifestazione, che attirerà studenti e cittadini sensibili all’ecologia dal 5 al 7 dicembre, vede una massiccia presenza dell’Istituto nazionale di astrofisica. In uno spazio appositamente dedicato al nostro istituto si alterneranno seminari, laboratori scientifici, spettacoli e sarà costantemente operativo il planetario gonfiabile. Si potranno incontrare le ricercatrici e i ricercatori dell’Inaf, e si analizzeranno le correlazioni tra l’universo più prossimo e la Terra. continua ...

Raggi X, raggi di vita

Il primo autore dello studio, Antonio Jiménez-Escobar, ricercatore all’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo

Dal gran numero di esopianeti scoperti da missioni come Kepler e CoRoT risulta evidente che la presenza di pianeti è una caratteristica piuttosto comune tra le stelle della nostra galassia. Si stima, ad esempio, che in media ogni stella di piccola massa ospiti un esopianeta. La formazione planetaria è quindi un fenomeno che avviene diffusamente nella Via Lattea. Ma avviene ovunque allo stesso modo o l’evoluzione dei dischi protoplanetari – le strutture a disco che caratterizzano le stelle giovani e che evolvono in sistemi planetari – può venire influenzata dall’ambiente circostante, o dalla radiazione emessa dalla loro stella? continua ...

InSight nella sabbiera: quanta polvere su Marte!

Il lander InSight della Nasa ha attivato la sua Instrument Context Camera (Icc) lo scorso 30 novembre catturando questa vista polverosa di Marte. La fotocamera Icc è dotato di un obiettivo fisheye che crea un orizzonte curvo. Alcuni grumi di polvere sono ancora visibili sull’obiettivo della fotocamera. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech

Già sapevamo che Marte è sprovvisto di paesaggi tropicali, e che di simile a una spiaggia caraibica c’è solo tanta, tanta e ancora tanta sabbia. Diciamo una quantità di polvere a cui non siamo abituati, ma con cui rover e lander sul Pianeta rosso devono convivere. InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) della Nasa è arrivato con successo sul quarto pianeta del Sistema solare lunedì 26 novembre dopo un viaggio durato quasi 7 mesi. La regione scelta per l’ammartaggio è, appunto, una vastissima distesa di polvere: Elysium Planitia, una zona vulcanica che si trova in prossimità dell’equatore. Parliamo di un mastodontico complesso vulcanico, il secondo su Marte, il cui picco arriva a 16 chilometri d’altezza (pensate che il monte Everest – la vetta più alta della Terra – non arriva a 9 chilometri). Secondo gli esperti, sarà il luogo ideale per studiare il mantello e il sottosuolo marziano, vista la sua storia geologica e la sua bizzarra composizione chimica. continua ...

Gualandris visita le strutture Inaf in Sardegna

30.11.2018, ore 11:00

La delegazione all’interno del Sardinia Radio Telescope. Da sinistra: Emilio Molinari, Rocco Gigliotti, Stefano Gualandris, Nichi D’Amico e Tonino Pisanu. Crediti: Gian Luigi Deiana / Inaf Cagliari

Giunto in Sardegna per partecipare alle celebrazioni dei primi cinque anni dalla fondazione del Distretto aerospaziale della Sardegna (Dass), Stefano Gualandris – consigliere in materie giuridico-economiche del Sottosegretario di Stato per l’aerospazio Giancarlo Giorgetti – si è recato ieri in visita al radiotelescopio Srt e presso la sede cittadina dell’Inaf, l’Osservatorio astronomico di Cagliari. Fondato cinque anni fa, il Dass, che vede l’Inaf fra i principali soci pubblici accanto ad una autorevole filiera di aziende, si configura ormai come una consolidata realtà di altissimo contenuto scientifico e tecnologico, indiscusso volano di sviluppo per l’Isola. continua ...

Saturno in fasce

Crediti: Emma Woodfield/Bas

Un gruppo internazionale di scienziati della British Antarctic Survey (Bas), dell’Università dell’Iowa e del Gfz German Research Center for Geosciences ha scoperto un nuovo metodo che permette di spiegare come potrebbe essersi formata la fascia di radiazione che avvolge il pianeta Saturno.

Intorno a Saturno, e ad altri pianeti tra cui la Terra, le particelle cariche sono intrappolate nel campo magnetico e si dispongono in regioni a forma di ciambella attorno al pianeta, conosciute come fasce di radiazione (quelle attorno alla Terra si chiamano fasce di Van Allen, nelle quali gli elettroni viaggiano a velocità prossime a quella della luce). I dati raccolti dalla sonda Cassini della Nasa, che ha orbitato 13 anni attorno a Saturno per svelarne i segreti, combinati con un modello computerizzato sviluppato dalla Bas, hanno fornito nuovi indizi sul comportamento di questi elettroni in rapido movimento all’interno delle fasce. Quello che si è scoperto sembra mettere in discussione la visione fino ad ora ampiamente condivisa dagli scienziati dei meccanismi responsabili dell’accelerazione degli elettroni a energie così estreme. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications. continua ...

Nuvole di gas attorno al buco nero

Immagine ottica del quasar 3C 273 (l’oggetto luminoso di forma stellare al centro) ottenuto con il telescopio spaziale Hubble. È stato il primo quasar scoperto. Crediti: Nasa

Per la prima volta è stata realizzata un’osservazione dettagliata al di fuori della nostra galassia di nuvole di gas che volteggiano attorno a un buco nero centrale. Il primo quasar della storia dell’astronomia è stato scoperto nel 1963 ed è il nucleo luminosissimo – il più brillante finora avvistato – ed estremamente attivo della galassia 3C 273. Di recente questo oggetto è stato studiato nel dettaglio da un gruppo di ricercatori della collaborazione Gravity guidati da Hagai Netzer della Scuola di fisica e astrofisica presso l’Università di Tel Aviv. In un articolo pubblicato ieri sulla rivista Nature, gli esperti affermano che le nuvole di gas che si muovono rapidamente attorno al un buco nero centrale formano il cuore stesso di questo quasar. continua ...