SpaceUp torna in Italia

Dal 05.05.2018 al 06.05.2018

Si terrà a Pisa il 5 e il 6 maggio prossimi il terzo SpaceUp italiano. Dopo il successo delle due edizioni passate, a Roma nel 2015 e a Milano nel 2016, torna in Italia la non-conferenza pensata per professionisti e appassionati dello spazio, dove non ci sono oratori e spettatori ma solo partecipanti.

L’iniziativa, nata nel 2010 a San Diego e presto diffusasi in tutto il mondo, si svolge senza un programma vero e proprio. Sono infatti i partecipanti a proporre i temi e a discuterli insieme, stimolando idee o condividendo semplici aneddoti con gli altri, con sessioni brevi e gruppi di discussione in continuo divenire. A tirare le fila di tutto un nutrito gruppo di giovani professionisti del settore spaziale. Per capire meglio come funzioni questa edizione abbiamo intervistato per voi Francesco di Lauro, studente al secondo anno magistrale in ingegneria aerospaziale, segretario di Euroavia Pisa e organizzatore dell’evento. continua ...

Conto alla rovescia per il rientro di Tiangong-1

Una rappresentazione artistica della stazione spaziale Tiangong-1. Fonte: Esa. Crediti: Cmse/China Manned Space Engineering Office

Si avvicina il rientro a Terra che segnerà la fine della stazione spaziale cinese Tiangong-1, dal 16 marzo del 2016 in orbita fuori controllo. Secondo le previsioni, quando la Tiangong toccherà l’atmosfera attorno ad una quota di 120 km, inizierà un veloce “collasso” orbitale, che nel giro di poche ore frenerà inesorabilmente la velocità dell’astronave dagli attuali  26.700 km all’ora facendola letteralmente “cadere giù di peso”. Il potente effetto di attrito della nostra atmosfera convertirà allora l’energia del moto in calore e la Tiangong inizierà letteralmente a fondersi ad una quota che si aggira attorno ai 60-80 km. continua ...

Inseguendo una Tiangong in banda radio

Gli scienziati dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) stanno osservando la stazione spaziale cinese Tiangong-1 con i radiotelescopi dell’Inaf-Istituto di Radioastronomia di Bologna, “Croce del Nord”, presso la stazione di Medicina, e dall’Inaf-Osservatorio di Cagliari, sede della grande antenna Srt. Grazie all’utilizzo contemporaneo di questi due strumenti è stato possibile, per la prima volta in Italia, fare un’osservazione radar “multistatica”, ovvero la ricezione ed elaborazione da ricevitori diversi dello stesso segnale riflesso da un detrito spaziale. continua ...

Gli occhi di Prisma sul Palazzo celeste

Una delle camere all-sky che fanno parte del progetto PRISMA.
Crediti: team PRISMA

Un interessante (e innovativo) ruolo di appoggio alle osservazioni di controllo della stazione cinese e’ giocato inoltre dalle camere ottiche del progetto Prisma, coordinato dall’Osservatorio Astrofisico Inaf di Torino, che si occupa dello studio dell’attività meteorica sul territorio nazionale. La rete Prisma e’ un progetto nazionale, coordinato da Inaf, nato nel 2016 originalmente come estensione all’Italia Nord-occidentale della analoga rete di sorveglianza meteorica francese Fripon. Si compone di una rete di piccole camere automatiche “fish-eye”, in grado di coprire tutto il cielo con il loro campo di vista e registrare tutti quegli eventi celesti transienti di elevata luminosità. continua ...

Lampi gamma terrestri: Asim pronto al lancio

Asim (Atmosphere-Space Interactions Monitor) dell’ESA è la scatola in basso al centro in questa immagine, installata nel Dragon di SpaceX, in vista del lancio della prossima settimana. Il 2 aprile 2018, il Falcon 9 porterà questo strumento sulla Stazione Spaziale Internazionale per iniziare la sua missione di rilevamento dei Tgf nell’atmosfera. Copyright © 2018 Space Exploration Technologies Corp.

Il 2 aprile partirà dal Kennedy Space Center, a bordo della SpaceX Crs-14 (spacecraft Dragon Crs), il payload Asim (Atmospher Space Interaction Monitor) destinato ad essere installato sulla Stazione Spaziale Internazionale (Iss). Asim è un progetto internazionale finanziato da Esa, in stretta collaborazione con la Nasa, sviluppato da un consorzio formato da Terma A/S, Technical University of Denmark, University of Bergen, University of Valencia, Polish Academy of Science Space Research Center, and OHB Italia. Il principale obiettivo scientifico della missione Asim è studiare i lampi gamma terrestri (Terrestrial Gamma-ray Flash, Tgf) e gli eventi luminosi transitori (Transient Luminous Events, Tle) che si verificano nella parte superiore dell’atmosfera, sopra i temporali, e la loro possibile correlazione. Per raggiungere tale obiettivo si servirà di due strumenti: uno strumento ottico per osservare i Tle e uno strumento X e Gamma per osservare i Tgf. I due strumenti implementano algoritmi avanzati per l’identificazione di questi eventi e saranno in grado di acquisire sia dati ottici che dati gamma per tutti gli eventi che sono potenziali candidati di Tle/Tgf. continua ...

Terra: pianeta blu, da sempre

Crediti: Dadelion.

Un gruppo di ricercatori provenienti da Regno Unito, Francia e Stati Uniti ha raccolto prove che suggeriscono come la quasi totalità della massa d’acqua che oggi costituisce gli oceani terrestri potrebbe essere sopravvissuta all’impatto che ha dato origine alla Luna. E dunque essere presente sul nostro pianeta da ben più del previsto. La ricerca, appena pubblicata su Science Advances, riporta i curiosi risultati di uno studio comparativo fra rocce lunari e terrestri. 

Ma facciamo un passo indietro. continua ...

‘Oumuamua: asteroide o cometa?

Il 19 ottobre 2017, gli astronomi che lavoravano al telescopio Pan-Starss 1 (Panoramic Survey Telescope and Rapid Response System), alle Hawaii, hanno individuato un oggetto che stava sfrecciando attraverso il nostro Sistema solare ad una velocità estremamente elevata. Gli scienziati del Minor Planet Center, nell’ambito del programma di osservazione degli oggetti vicini alla Terra della NASA (Near-Earth Object Observations Program), hanno confermato che si è trattato del primo oggetto di origine interstellare che sia mai stato visto all’interno del nostro Sistema solare. Il team lo ha soprannominato ‘Oumuamua (si pronuncia oh-MOO-ah-MOO-ah), che in hawaiano significa “un messaggero proveniente da lontano che arriva per primo”. «Molto probabilmente questo oggetto è stato espulso da un sistema stellare distante», ha detto Elisa Quintana, un’astrofisica del Goddard. «La cosa interessante è che questo oggetto, che viaggia così velocemente, può aiutarci a porre dei vincoli ai nostri modelli di formazione planetaria». continua ...

James Webb Space Telescope: lancio posticipato

Il telescopio spaziale James Webb, il cui lancio previsto per il 2018 è stato rimandato al 2020. Crediti: NASA/Desiree Stove

Ora è ufficiale: per vederlo finalmente nel suo ambiente di lavoro, ovvero nello spazio, dovremo attendere ancora un po’. L’erede di Hubble Space Telscope (Hst), il James Webb Space Telescope (Jwst), necessita evidentemente di ulteriori verifiche, visto che non si tratta di una semplice copia rivista e modernizzata del suo fratello maggiore la prudenza è d’obbligo. E la Nasa così annuncia che il lancio del suo gioiello tencologico non potrà avvenire prima di maggio del 2020. continua ...

Lo strano caso della galassia trasparente

Nello scenario della formazione ed evoluzione del nostro universo delineato dal paradigma della materia oscura fredda (noto come modello Lambda-Cdm, ossia Cold Dark Matter), diversi studi basati su survey di galassie hanno dimostrato che la massa dell’alone di materia oscura che le circonda e la massa del contenuto stellare sono legate da una funzione che varia in modo regolare (smoothly) con la massa. Per galassie con masse stellari simili a quella della Via Lattea (circa 50 miliardi di masse solari) la massa dell’alone è mediamente 30 volte superiore alla massa del contenuto stellare. Tale valore aumenta sia per galassie di massa inferiore che per galassie di massa più elevata. In questa relazione, la dispersione attorno al valore previsto non è ben nota; generalmente si pensa che sia inferiore a un fattore due per le galassie massicce ma molto più grande per le galassie nane. continua ...

Plasma in corsa su autostrade magnetiche

Una immagine elaborata al calcolatore che riproduce il passaggio di un fiotto di plasma all’interno di un tubo magnetico che collega una stella al suo disco protoplanetario. Crediti: Reale et al.

Uno studio in collaborazione tra Inaf-Osservatorio Astronomico di Palermo, Università di Palermo e Università Carlo III di Madrid, e appena pubblicato su The Astrophysical Journal, mostra che giganteschi brillamenti in giovani stelle della nebulosa di Orione si sviluppano in lunghi tubi magnetici che collegano le stelle ai loro dischi protoplanetari. continua ...

Kepler scopre il segreto delle supernove veloci

Nel pannello di sinistra, una stella gigante rossa che invecchia perde la massa attraverso il vento stellare. Questo materiale si espande in un enorme guscio gassoso attorno alla stella. Nel pannello centrale, il nucleo della stella massiccia implode per innescare un’esplosione di supernova. Nel pannello di destra, l’onda d’urto della supernova impatta il guscio esterno, trasformando l’energia cinetica dell’esplosione in una brillante esplosione di luce. Il lampo di radiazione dura solo pochi giorni: un decimo della durata di un’esplosione tipica di una supernova. Crediti: NASA, ESA e A. Feild (STScI) continua ...

Piante di senape su una giostra spaziale

Sulla Terra è la forza di gravità che aiuta le piante a trovare il percorso più facile per arrivare alle sostanze di cui hanno bisogno per crescere e prosperare, ossia acqua e sali minerali. L’apice delle radici che penetrano nel terreno è protetto da una struttura detta cuffia, al cui interno si trova una regione chiamata columella che rappresenta il sito in cui avviene la percezione della gravità. Le cellule della columella contengono particolari grani d’amido (amiloplasti detti statoliti), liberi di muoversi e quindi soggetti alla forza di gravità. Grazie a questi grani la pianta riesce a percepire le variazioni nella posizione che innescano le reazioni di crescita. continua ...

Una super-Terra con un super nucleo

Rappresentazione artistica di un pianeta potenzialmente simile a K2-229b. Crediti: NASA, Ames, JPL-Caltech

Come dimensioni è simile alla nostra Terra, ma la sua massa di 2,6 volte più grande suggerisce che la sua struttura sia composta da un nucleo ferroso molto più grande, rendendolo in questo aspetto decisamente simile al pianeta Mercurio. Il suo nome è K2-229b: l’esopianeta è stato caratterizzato da un team di ricercatori guidato da Alexandre Santerne (Laboratorio di Astrofisica di Marsiglia, LAM) e del quale fanno parte Francesca Faedi e Aldo Bonomo, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), grazie alle osservazioni combinate della missione spaziale Kepler-2 della Nasa e dello spettrografo Harps installato al telescopio da 3,6 metri dell’ESO a La Silla, in Cile. Un pianeta insolito per la sua composizione dunque, ma anche per il periodo orbitale brevissimo – tanto che il suo anno dura meno di un giorno – e la sua temperatura superficiale rovente, di poco superiore ai duemila gradi Celsius. Lo studio di K2-229b può aiutarci a capire la formazione e l’evoluzione dei pianeti rocciosi, non solo nel Sistema solare, ma anche in altri luoghi dell’universo. continua ...

2000 giorni marziani per Curiosity

Il mosaico scattato da Curiosity che mostra il prossimo obiettivo scientifico, un deposito di argille (evidenziato in bianco) che potrebbe svelare nuovi dettagli sul ruolo dell’acqua nella formazione del paesaggio. Crediti: NASA/JPL-Caltech/MSSS

Duemila sol, duemila giorni marziani. Alle spalle quasi 19 km percorsi, una miriade di scoperte, dati e osservazioni per conoscere meglio il pianeta rosso, di fronte, un leggero pendio e poi una zona ricca di argille, nuove scoperte, nuove analisi e nuovi campioni da raccogliere. continua ...

Cade il palazzo celeste, ma occhio ai mobili

Rappresentazione artistica del laboratorio spaziale cinese Tiangong 1. Crediti: CMSE

La percezione del pericolo è istintiva e molto poco razionale. Ci rifiutiamo di considerare pericoloso ciò che facciamo normalmente, mentre tendiamo a preoccuparci per quello che è insolito. Non abbiamo problemi a salire in auto per fare un lungo viaggio, anche se gli incidenti stradali, talvolta anche molto gravi, sono una triste consuetudine. Per contro, sono in molti ad avere paura dell’aereo che, invece, è (di gran lunga) il mezzo di trasporto più sicuro. continua ...

Braccio di ferro ai confini della Via Lattea

Alla periferia della nostra galassia è in atto un braccio di ferro cosmico tra due galassie nane: la Grande Nube di Magellano e la Piccola Nube di Magellano, entrambe orbitanti attorno alla nostra Via Lattea. Le due galassie ruotano anche l’una attorno all’altra, strattonandosi a vicenda, e una delle due è riuscita a strappare un’enorme nube di gas alla sua compagna.

Chiamato Braccio Avanzato, è il vasto campo frastagliato di nubi di idrogeno che collegano la Via Lattea alle Nubi di Magellano. È grande quanto la metà della nostra galassia e si pensa abbia circa uno o due miliardi di anni. Il suo nome deriva dal fatto che sta conducendo il movimento delle Nubi di Magellano. L’enorme concentrazione di gas presente nell’arco viene divorata dalla Via Lattea e va ad alimentare la nascita di nuove stelle nella nostra galassia. Ma a quale galassia apparteneva il gas che si sta mangiando la Via Lattea? O, in altre parole, nel braccio di ferro tra le due galassie nane, chi sta vincendo? continua ...

L’intero universo in un click

Una schermata di EsaSky che mostra parte della volta celeste con tutti i dati che avreste sempre cercato.
Crediti: ESA

Volete visitare l’universo ma siete troppo pigri per diventare astronauti? O forse vi interessa saperne di più su un particolare oggetto astronomico ma temete di perdervi nel ginepraio delle pubblicazioni scientifiche? La soluzione si chiama EsaSky.

Dalle onde radio ai raggi gamma, passando ovviamente per la luce visibile, ogni aspetto del cielo stellato viene mostrato in questo atlante celeste via web sviluppato dall’Esa. Usando i dati di diversi satelliti Esa, Nasa e Jaxa, sono stati raccolte più di mezzo milione di immagini, oltre a 300mila spettri e una cifra superiore al miliardo di sorgenti catalogate, tutte visualizzabili a schermo. continua ...

Il Congresso rimette in pista WFirst

Assemblaggio dello specchio principale di WFirst. Crediti: Harris Corporation / TJT Photography

Con il voto favorevole del Senato, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato lo scorso 21 marzo il bilancio federale per l’anno fiscale 2018 da 1300 miliardi di dollari, che prevede un finanziamento di 20.7 miliardi di dollari per la Nasa, l’agenzia spaziale americana. Si tratta di uno stanziamento superiore di 1.6 miliardi rispetto a quanto richiesto dalla stessa agenzia per l’anno in corso.

Seguendo le indicazioni dello Aerospace Safety Advisory Panel, il Congresso ha approvato una voce di bilancio aggiuntiva di 350 milioni di dollari per costruire una seconda rampa di lancio per il nuovo Space Launch System (Sls), in modo da accelerare la tempistica per la Exploration Mission-2, il primo volo della capsula Orion con equipaggio a bordo, nonché per potenziare le capacità dell’agenzia di gestire lanci di carichi pesanti, anche verso la Stazione spaziale internazionale. continua ...

Qualcosa scalda il gas nei vuoti cosmici

Simulazione della distribuzione di materia oscura nell’Universo. Crediti: Brant Robertson, Univversità dell’Arizona

Uno degli obiettivi fondamentali della cosmologia, la branca della scienza che studia l’evoluzione del nostro Universo, è quello di comprendere come la materia si organizzi per formare le strutture che popolano il cosmo, e come poi tali strutture si sviluppino e cambino nel tempo. Avere informazioni dettagliate sulla distribuzione degli oggetti che osserviamo funge da chiave di volta per completare il puzzle sulla natura delle famigerate componenti oscure che dominano l’espansione dell’Universo. continua ...

Vista sul Palazzo Celeste

Una immagine radar di Tiangong-1 dove è ben visibile la struttura centrale e il profilo dei due pannelli solari. La ripresa è stata ottenuta durante un passaggio della stazione spaziale cinese a una quota di circa 270 km. Crediti: Fraunhofer FHR

I ricercatori dell’Istituto Fraunhofer per la Fisica delle alte frequenze e tecniche Radar (FHR) a Wachtberg vicino a Bonn monitorano la stazione spaziale cinese Tiangong-1 e grazie al TIRA –Tracking and Imaging Radar– tra i più potenti radar al mondo di osservazione di oggetti spaziali e forniscono spettacolari immagini del Palazzo Celeste (questo il significato della parola cinese Tiangong) che orbita intorno alla Terra a una velocità di 7,5 chilometri al secondo. La sua perdita di quota è lenta ma inesorabile: l’impatto con gli strati più bassi dell’atmosfera potrebbe avvenire tra la fine di marzo e aprile ma l’Agenzia spaziale europea afferma che ad oggi non è ancora possibile prevederlo con esattezza. continua ...