Tess al galoppo verso l’orbita

Il lancio di Tess. Crediti: Nasa Television

Il nuovo satellite Nasa Tess (Transiting Exoplanet Survey Satellite), con cui si prevede di trovare migliaia di nuovi pianeti extrasolari orbitanti attorno a stelle relativamente vicine, è decollato alle 00:51 ora italiana di oggi 19 aprile 2018 su un razzo SpaceX Falcon 9 dalla base militare di Cape Canaveral in Florida, negli Stati Uniti. Un’ora dopo, la sonda ha correttamente dispiegato la coppia di pannelli solari di cui è dotata.

Nel corso delle prossime settimane, Tess accenderà sei volte i propulsori per arrivare a percorrere una serie di orbite progressivamente allungate verso la Luna. Il nostro satellite le fornirà una spinta gravitazionale aggiuntiva in modo che Tess possa trasferirsi nella sua orbita scientifica finale, grazie alle quale passerà attorno alla Terra ogni 13.7 giorni. Il lavoro vero e proprio inizierà dopo una sessantina di giorni, impiegati a verificare che tutto sia ben funzionante. continua ...

Deep impact all’origine di Phobos e Deimos

Le dimensioni a confronto di Deimos, Phobos e la Luna così come appaiono viste dai rispettivi pianeti. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems/Texas A&M Univ

Phobos e Deimos, due lune e due misteri. I due satelliti marziani da decadi sono al centro di un dibattito riguardo la loro origine. Si tratta di asteroidi che hanno osato spingersi troppo vicini a Marte e che sono stati quindi catturati dalla sua gravità, oppure sono lune che si sono formate per accrezione attorno al Pianeta rosso? Uno studio del Southwest Research Institute pubblicato oggi su Science Advances dà adito alla seconda ipotesi, suggerendo che il colpevole sia stato un oggetto dalle dimensioni di un pianeta nano che ha impattato con Marte quando questi era ancora una sfera di roccia fusa. continua ...

Battito d’ali di farfalla da due buchi neri

Ngc 6240, al suo centro due buchi neri supermassicci spolverano la galassia, lasciando poco materiale per la formazione stellare. Crediti: Esa/Hubble

Conosciamo tutti l’adagio secondo cui “una farfalla che batte le ali può generare un uragano dall’altro lato del pianeta”, ma vi siete mai domandati cosa possa servire per generare il battito d’ali di una “farfalla” grande più di 30mila anni luce dall’altro lato dell’universo? Se lo sono chiesti all’Università del Colorado di Boulder, e la risposta pare essere una coppia di buchi neri supermassicci che presto si fonderanno assieme. Andiamo con ordine. continua ...

Ritratto di mondo alieno con Darkness

Darkness, la super camera per fotografare i pianeti extrasolari. Crediti: Ucsb

Si fa presto a dire cheese… Ma quando il soggetto che vogliamo immortalare se ne sta incollato a una sorgente cento milioni di volte più luminosa di lui, l’Hdr non basta. È il caso dei pianeti extrasolari. Se è relativamente semplice misurarne l’ombra durante il transito innanzi alle stelle, per scattare immagini dirette di questi lontani mondi – fotografie vere e proprie, dunque, cogliendone non l’ombra ma la luce – occorre una camera straordinaria. Una camera a bassissimo rumore e contrasto da vertigini. Una camera come quella che sta sviluppando il team diretto da Benjamin Mazin, fisico di UC Santa Barbara. Una fotocamera superconduttrice – la più grande e avanzata al mondo – di nome Darkness: evocativo acronimo per dark-speckle near-infrared energy-resolved superconducting spectrophotometer. continua ...

Test del “dna” per 340mila stelle

Lo spettro ad alta risoluzione del Sole. Ciascuna banda scura è una linea d’assorbimento dello spettro solare, il suo Dna che ne rivela la composizione chimica. Crediti: N.A.Sharp, Noao/Nso/Kitt Peak Fts/Aura/Nsf

Quando è nato, il nostro Sole non era da solo. Assieme a lui, dalla nebulosa da cui si è formato, hanno preso forma migliaia di stelle. Sorelle che costituivano un unico gruppo o ammasso. Una famiglia molto unita, ma come avviene per noi umani –  che con il tempo ci si separa, si è meno attaccati, e alla fine ci si allontana – allo stesso modo le stelle di questo ammasso, trasportate dalle inesorabili correnti della Via Lattea, con il passare di milioni di anni, sono state sparpagliate in giro per la nostra galassia. continua ...

Gas in fuga, la galassia si spegne

– Ripresa di Alma nella banda di 1.3 mm della galassia attiva XID2028 dove sono evidenziati una protuberanza (NE Plume), la regione centrale (nucleus) e, nell’ellisse arancione, la zona dove in un precedente studio era stato individuato un flusso di gas ionizzato in allontanamento dalla galassia stessa. Crediti: Brusa et al., A&A

Un potentissimo “vento”, fatto di gas ionizzato ma anche composto da molecole come il monossido di carbonio, fuoriesce impetuoso dalla lontana galassia Xid2028, distante 9,6 miliardi di anni luce da noi e nel cui cuore alberga un buco nero supemassiccio tutt’altro che tranquillo. Un flusso notevole di materia si disperde nello spazio e impoverisce le riserve di gas nella galassia stessa, che nell’arco di dieci milioni di anni potrebbe non avere più la materia prima per forgiare nuove stelle. La scoperta è stata ottenuta da un team internazionale di astronomi, guidati da Marcella Brusa, ricercatrice all’università di Bologna e associata Inaf, e del quale fanno parte colleghi dell’Inaf e ricercatori delle università di Firenze e Roma Tre, grazie alle osservazioni condotte con il Telescopio Alma dell’Eso in Cile e al telescopio binoculare Lbt in Arizona (Usa). continua ...

Nella luce della materia oscura

L’ooservatorio per raggi X Chandra. Crediti: Nasa

È stato accettato per la pubblicazione nella rivista The Astrophysical Journal lo studio guidato dall’astrofisico italiano Nico Cappelluti, attualmente ricercatore all’Università di Miami (Usa), su un possibile rilevazione del neutrino sterile, un ipotetico prodotto del decadimento della materia oscura.

Siccome l’anteprima dell’articolo scientifico aveva suscitato un notevole interesse, Media Inaf aveva già intervistato Cappelluti sull’argomento. Ora che il nuovo studio ha superato tutti i passaggi di revisione prima di essere mandato alle stampe, riassumiamo brevemente di cosa si tratta, visto che potrebbe essere una delle più importanti scoperte del secolo. continua ...

A caccia di materia oscura nelle galassie nane

Nonostante la materia oscura rappresenti la maggior parte della massa dell’universo, continua ancora oggi a essere sfuggente. A seconda delle sue proprietà, potrebbe trovarsi densamente concentrata al centro delle galassie o distribuita in modo regolare su scale più grandi. Confrontando la distribuzione della materia oscura nelle galassie con quella prevista da modelli dettagliati, i ricercatori sono in grado di confermare o escludere i vari possibili candidati della materia oscura. In questo contesto, un team di ricercatori dell’Università del Surrey e dell’Università di Edimburgo – guidato dall’astrofisico Filippo Contenta, originario di Frascati – hanno sviluppato un nuovo metodo per misurare la quantità di materia oscura al centro di piccole galassie nane. I risultati sono stati pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

L’Italia fa ancor più grande Lofar

Veduta aerea del nucleo principale di LOFAR

Con oltre 25 mila antenne raggruppate in 51 stazioni distribuite in 7 stati europei, Lofar (Low Frequency Array) è la più estesa rete per osservazioni radioastronomiche in bassa frequenza attualmente operativa. E oggi, con la firma da parte dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) del contratto per la realizzazione di una nuova stazione presso Medicina, in provincia di Bologna, Lofar si avvia a diventare ancor più esteso e ad accrescere di conseguenza le sue capacità osservative. Con l’atto appena siglato nei Paesi Bassi, l’Inaf è alla guida per l’Italia di un consorzio che vedrà nel prossimo futuro il coinvolgimento di alcune università del nostro paese. continua ...

Hubble cattura un ammasso colossale

Plck G308.3-20.2: un enorme ammasso di galassie che brilla maestoso nell’oscurità, ripreso dal Telescopio Spaziale Hubble. Crediti: Esa/Hubble & Nasa, Relics

Gli ammassi di galassie possono contenere migliaia di galassie tenute insieme dalla forza di gravità. Inizialmente si riteneva che gli ammassi di galassie fossero le più grandi strutture dell’universo, senonché negli anni ‘80 vennero scoperti i super-ammassi di galassie, grandi agglomerati di ammassi e gruppi di galassie che arrivano a coprire centinaia di milioni di anni luce. Tuttavia, il primato di strutture più grandi dell’universo legate dalla forza di gravità rimane agli ammassi di galassie, poiché i super-ammassi non sono tenuti insieme dalla gravità. continua ...

Luoghi e storie dell’Inaf in corti da tre minuti

L’astronomia, o scienza dell’universo, è una disciplina affascinante per il grande pubblico, ma pochi conoscono le ricercatrici e i ricercatori che ne sono protagonisti tutti i giorni, i luoghi dove essi operano e la storia di osservatori astronomici, istituti e laboratori di ricerca. Dove si svolge la ricerca astronomica italiana? Chi sono gli astronomi di oggi e a cosa lavorano? Per rispondere a queste domande e scoprire qualche novità, l’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) ha realizzato una serie di brevi cortometraggi dedicati alle proprie strutture, in Italia e presso le Isole Canarie, che raccontano in pochi minuti anche di alcuni personaggi passati alla storia. continua ...

È la Giornata della ricerca italiana nel mondo

15.04.2018

Pubblicano regolarmente su riviste come Nature e Science. Lavorano in organizzazioni come l’Eso e la Nasa, istituti come il Max Planck e il Mit, università come Harvard e Oxford. Alcuni sono appena partiti. Altri sono via da così tanto tempo che riescono a malapena a parlare in italiano. Altri ancora chissà – magari stanno già tornando, oppure partendo di nuovo. La loro casa è il pianeta Terra e la loro giornata è oggi, domenica 15 aprile, compleanno di Leonardo Da Vinci (15 aprile 1452): prima Giornata della ricerca italiana nel mondo, istituita nel febbraio scorso per valorizzare il lavoro e i risultati delle nostre ricercatrici e dei nostri ricercatori ovunque si trovino. continua ...

Caronte: dagli Argonauti al Mago di Oz

Proiezione della superficie di Caronte, la più grande delle cinque lune di Plutone, in cui compare il primo set di nomi ufficiali delle morfologie presenti sulla superficie. Con un diametro di circa 1.215 km, è uno dei più grandi oggetti conosciuti nella fascia di Kuiper, la regione oltre l’orbita di Nettuno nella quale risiedono corpi ghiacciati e rocciosi. Crediti: NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Southwest Research Institute.

L’Unione astronomica internazionale (Iau), l’autorità riconosciuta a livello internazionale per assegnare i nomi a stelle, pianeti, asteroidi e altri corpi celesti, nonché alle loro caratteristiche morfologiche superficiali, ha recentemente approvato una dozzina di nomi proposti dal team della missione New Horizons della Nasa, che nel 2015 ha condotto la prima ricognizione di Plutone e delle sue lune, tra cui Caronte. continua ...

Al via “Destinazione Spazio”, con Daria Guidetti

13.04.2018, ore 23:00

Daria Guidetti, astrofisica, autrice e conduttrice di Destinazione Spazio

Parte questa sera, venerdì 13 aprile, Destinazione Spazio: un nuovo programma televisivo interamente dedicato all’astronomia e all’esplorazione dell’universo. Va in onda su Reteconomy, canale Sky 512, digitale terrestre 260, naturalmente anche in streaming. Un programma scritto e condotto da una divulgatrice scientifica che molti nostri lettori già conoscono per aver letto suoi articoli e visto sue interviste qui su Media Inaf: l’astrofisica Daria Guidetti. continua ...

Circumbinari, destino da pianeti orfani

Rappresentazione di Kepler-16b, il primo esopianeta circumbinario scoperto. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/T. Pyle

Quasi come fossero troppo impegnate nella loro danza vorticosa l’una attorno all’altra per accorgersene, le stelle binarie cosiddette a periodo breve a un certo punto della loro evoluzione possono arrivare a espellere dall’orbita i loro pianeti, catapultandoli nello spazio interstellare.

La scoperta, riportata in una ricerca in via di pubblicazione su Astrophysical Journal, contribuisce a spiegare perché gli astronomi abbiano finora rilevato pochi pianeti circumbinari, ovvero pianeti che orbitano attorno a coppie di stelle. Questo nonostante siano stati esaminati migliaia di sistemi binari a periodo breve, come vengono definiti quelli con periodi orbitali inferiori o uguali a 10 giorni. continua ...

Se ti chiedi perché, questo festival è per te

Dal 16.04.2018 al 22.04.2018

Tra bitcoin e onde gravitazionali, diritti umani e salute del pianeta Terra, Roma a primavera si tinge di cultura: a partire da lunedì 16 aprile, si apre la XIII edizione del National Geographic Festival delle Scienze, che si svolgerà all’Auditorium Parco della Musica fino al 22 aprile. E proprio nel giorno che l’Onu dedica al pianeta Terra, il testimone passerà per i successivi 4 giorni all’Earth Day, nella straordinaria cornice dei galoppatoi di Villa Borghese. L’Inaf sarà presente in entrambe le iniziative. continua ...

C’è un gorilla su ‘Oumuamua?

Un fotogramma dal video del celebre esperimento di Daniel Simons e Christopher Chabris. Fonte: Daniel Simons
/ YouTube

Oggi vi parliamo di due articoli agli antipodi. Uno, guidato da un astronomo australiano, lo trovate su The Astrophysical Journal. L’altro, firmato da due neuropsicologi spagnoli, è pubblicato su Acta Astronautica. Entrambi sono usciti in questi giorni. Ed entrambi trattano lo stesso argomento, sebbene da punti di vista assai distanti: Seti, la ricerca di segnali da civiltà extraterrestri. continua ...

Danzando sul filo della ragnatela cosmica

In questa illustrazione, la traiettoria della radiazione di fondo cosmico a microonde è deviata da strutture invisibili dette “filamenti”, dando origine a un effetto – rilevato dal satellite Esa Planck (a sinistra) – noto come lente gravitazionale debole. Crediti: Siyu He, Shadab Alam, Wei Chen ed Esa/Planck

Sono state identificate deboli distorsioni nella trama della luce dell’universo primordiale dalle quali sembra possibile mappare le enormi strutture tubolari, invisibili ai nostri occhi e note come filamenti, che fungono da superstrade per la materia, che scorre al loro interno verso i densi centri come gli ammassi di galassie. Il team scientifico internazionale coinvolto nella scoperta, che comprende ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory (Lbnl) del Dipartimento dell’energia e dell’Università di Berkeley, ha analizzato i dati provenienti da svariate survey esistenti, usando sofisticate tecnologie di riconoscimento delle immagini, concentrandosi nella ricerca delle evidenze degli effetti gravitazionali che identificano le forme di questi filamenti. Per guidare e interpretare la loro analisi si sono serviti di modelli e teorie sui filamenti. continua ...

Tour in 3D al polo nord di Giove

Immagine 3D del polo nord di Giove in infrarosso, derivata dai dati raccolti dallo strumento Jovian Infrared Auroral Mapper a bordo della sonda Juno della Nasa. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Swri/Asi/Inaf/Jiram

La “pizza” che potete ammirare qui sopra è stata sfornata ieri durante l’assemblea generale della European Geosciences Union, in corso a Vienna. Gli ingredienti sono i dati ottenuti dallo strumento Jiram – il Jovian InfraRed Auroral Mapper a bordo della sonda Juno – su cicloni e anticicloni che tempestano in formazione stretta i poli di Giove, recentemente svelati da una collaborazione internazionale a guida italiana. La novità è che, con quegli ingredienti, è stata preparata un’animazione tridimensionale che ci permette di sorvolare il polo nord gioviano. Se solo potessimo vederlo in infrarosso, come effettivamente fa Jiram. continua ...

Esopianeti e stelle nel mirino del Tng

Il Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: TNG/G.Tessicini

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è entrato in una nuova fase della sua ventennale vita. Si è infatti appena concluso un processo di ideazione e selezione dei programmi scientifici che saranno il cuore dell’attività del telescopio nell’immediato futuro. E proprio in questi giorni di aprile stanno prendendo il via due progetti di grande valore scientifico che, nei prossimi anni, impegneranno una frazione importante del tempo complessivo di osservazioni disponibili al Tng. Si tratta di progetti ideati e proposti da due team guidati da altrettante ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica. Entrambi  i programmi di ricerca useranno Giarps, la nuova configurazione che unisce i due spettrografi ad alta risoluzione Harps-N (che analizza la luce visibile) e Giano-B (che invece utilizza la radiazione nel vicino infrarosso). continua ...