Life on Mars?

Una nuova ricerca mostra che Marte, in passato, probabilmente possedeva abbastanza energia chimica per supportare i tipi di colonie microbiche sotterranee esistenti sulla Terra. Crediti: Nasa/Jpl

Fin dalla scoperta degli antichi canali fluviali sulla superficie di Marte, gli scienziati sono stati allettati dalla possibilità che il Pianeta rosso possa aver ospitato la vita, almeno in tempi remoti. Ma mentre le prove della trascorsa attività idrica sono inconfondibili, non è chiara la quantità di acqua effettivamente fluita. Attuali modelli climatici del pianeta primordiale prevedono temperature che raramente arrivano a essere superiori a quelle di congelamento dell’acqua, il che suggerisce che i primi periodi umidi sul pianeta potrebbero essere in realtà stati eventi fugaci. Ovviamente questo non è lo scenario migliore per sostenere la vita in superficie per un lungo periodo di tempo, e alcuni scienziati pensano che potrebbe essere stato il sottosuolo marziano a fornire le migliori condizioni per il proliferarsi della vita. continua ...

Quando alle galassie spunta la coda

In viola l’emissione X del gas caldo rilevata da Chandra. Un gruppo di galassie con la “coda” (in alto a sx) si dirige verso l’ammasso di galassie Abell 2142 (centro in basso).
Crediti: Nasa/Cxc/Univ. di Ginevra/D. Eckert, Sdss

Un gruppo di astronomi guidato da Dominique Eckert, già ricercatore all’Inaf di Milano e attualmente all’istituto tedesco Max Planck per la fisica extraterrestre, grazie all’osservatorio spaziale per raggi X Chandra della Nasa ha catturato una spettacolare immagine in cui un’enorme coda di gas caldo si estende per più di un milione di anni luce dietro un gruppo di galassie, il quale sta a sua volta precipitandosi a capofitto dentro a un ammasso di galassie ancora più grande, denominato Abell 2142. continua ...

La lettera ritrovata di Galileo Galilei

La lettera originale in cui Galileo argomentava contro la dottrina della Chiesa cattolica romana è stata trovata a Londra. Credito: The Royal Society.

Immaginatevi seduti in una biblioteca inglese, immersi nel profumo del legno e dei libri, al termine di una calda giornata estiva trascorsa a scartabellare scritti del Seicento. Siete quasi pronti per uscire quando, sfogliando pigramente il catalogo online della biblioteca, vi imbattete in una voce che vi balza all’occhio: una lettera che Galileo Galilei scrisse a Benedetto Castelli. Secondo il catalogo, la lettera è datata 21 ottobre 1613. Ma quando la esaminate vedete che in calce, oltre alla firma di Galileo, è riportata una data diversa: 21 dicembre 1613. Un campanello di allarme inizia a suonare nella vostra mente: è la stessa data della famosa lettera che Galileo scrisse all’amico Castelli, quella considerata uno dei primi manifesti sulla libertà della scienza. continua ...

Quel getto impossibile

Impressione d’artista che mostra le linee di campo magnetico attorno a stelle di neutroni, il disco di accrescimento di materiale in orbita intorno alla stella di neutroni e i getti di materiale proiettati verso l’esterno.
Crediti: ICRAR / Università di Amsterdam

La teoria sull’origine dei getti nelle stelle di neutroni con forte campo magnetico è tutta da riscrivere. Così sembrerebbe dopo le ultime osservazioni fatte grazie al Very Large Array. I risultati dello studio, a guida olandese, sono stati pubblicati oggi sulla rivista Nature. continua ...

Schiaparelli, capitano coraggioso al Mudec

Dal 28.09.2018 al 10.02.2019

Si inaugura questa sera, giovedì 27 settembre, al Mudec, il Museo delle Culture di Milano, la mostra “Capitani coraggiosi. L’avventura umana della scoperta (1906 -1990)”. L’esposizione indaga le frontiere dell’esplorazione novecentesca fino a oggi, e lo fa toccando le vette, lo spazio, gli abissi e la terra più profonda, ovvero gli ultimi confini geografici indagati dagli esploratori professionisti in un periodo – quello dai primi decenni del ‘900 a oggi – in cui la mappatura delle terre emerse era ormai stata completata dal lavoro dei pionieri ottocenteschi. continua ...

Con l’Irlanda, l’Eso avrà una stella in più

Il direttore Generale dell’Eso Xavier Barcons (a destra) e John Halligan T.D., ministro irlandese per la formazione, le competenze, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo, firmano il documento che sancirà l’accesso dell’Irlanda nell’Eso. Crediti: Ministero irlandese per la formazione, le competenze, l’innovazione, la ricerca e lo sviluppo/Eso

Gli astronomi irlandesi potranno accedere ai telescopi astronomici più avanzati al mondo dopo la firma dell’accordo di adesione dell’Irlanda oggi, il 26 settembre 2018, a Dublino. La firma dell’accordo segue l’approvazione unanime dell’adesione dell’Irlanda da parte del Consiglio dell’Eso il 6 giugno 2018. continua ...

La geologa che sogna Mercurio con BepiColombo

BepiColombo al completo. La configurazione di volo con le tre sonde: MTM, MPO e MMO. Crediti: ESA–B.Guillaume

Da Siena a Mercurio il viaggio è davvero lungo, ma è quello che – dal suo ufficio – farà Valentina Galluzzi, geologa planetaria del’Inaf-Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali di Roma. La giovane scienziata fa parte del folto gruppo di ricercatori italiani che partecipano alla missione BepiColomboin partenza per Mercurio il prossimo 20 ottobre alle 3:45 ora italiana. continua ...

Facciamo “spazio”, dentro e fuori casa

In queste immagini (cliccare se non parte animazione) esempi di applicazioni tecnologiche di derivazione spaziale. Crediti: Nasa

La tecnologia utilizzata nello spazio, a ben guardare, la si può trovare anche intorno a noi, qui sulla Terra. Questo è il messaggio che l’amministratore della Nasa Jim Bridenstine ha lanciato lo scorso 19 settembre per presentare il nuovo sito interattivo Home&City dell’agenzia spaziale statunitense.

Il sito consente di visitare centotrenta spin off, cioè prodotti commerciali derivati da tecnologie che Nasa ha utilizzato per le missioni spaziali, che fanno parte del nostro quotidiano, in città e nelle nostre case, e ci consentono di prevenire o monitorare disastri e proteggere ambiente, foreste e colture, comunicare, viaggiare in sicurezza e molto altro. Entrando nel sito, due ambienti accolgono il visitatore, che con un semplice click può scoprire, come in un gioco interattivo, gli oggetti, gli arredi e le tecnologie di uso quotidiano e che sono stati realizzati grazie alla ricerca spaziale. continua ...

Il clima tempestoso di Titano

Questa animazione, basata sulle immagini acquisite dal Visual and Infrared Mapping Spectrometer (Vims) della sonda Cassini durante diversi flybys di Titano nel 2009 e nel 2010, mostra chiari punti luminosi che appaiono vicino all’equatore intorno all’equinozio, interpretati come prove di tempeste di sabbia. Essi sono visibili solo per breve tempo, tra le undici ore e le cinque settimane terrestri, e non visibili nelle immagini precedenti o successive. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/University of Arizona/University Paris Diderot/Ipgp/S. Rodriguez et al. 2018 continua ...

Multifrattali per capire come nascono le stelle

Mappe di nubi sintetiche ottenute per mezzo di simulazioni numeriche ed utilizzate per confronto con le caratteristiche morfologiche delle mappe osservate con Herschel.
Crediti: Elia et al.

Dove nascono le stelle? Sembrerà strano, ma la formazione di nuove stelle avviene all’interno delle nebulose più fredde e oscure presenti nelle galassie: le nubi molecolari. La gravità agisce su queste nubi convertendone una parte in nuove stelle, ma rimane ad oggi poco chiaro quale sia la correlazione tra la loro forma, la quantità di stelle che viene generata e la rapidità di questo processo. continua ...

Catania: tempo di esami per i dischi di Ska

La costruzione di una delle antenne a disco che formeranno il braccio sudafricano dello Square Kilometre Array. Crediti: Sarao

Per il progetto Square Kilometre Array (Ska) è il momento di tirare le fila e di approvare tutti gli elementi che comporranno il più grande radiotelescopio del mondo. In gergo tecnico questa fase si chiama Critical Design Review (Cdr), ma cosa vorrà mai dire? In pratica attenti e scrupolosi specialisti analizzano ogni singola componente del progetto in modo da avere l’ok finale e passare poi alla costruzione. Per il ricevitore Band 1 e per il sistema di controllo dei dischi, il Local Monitor and Control (Lmc), la review finale si è svolta – con successo – presso l’Istituto nazionale di astrofisica di Catania. continua ...

Oscura, ma necessaria

«Comprendere perché l’espansione dell’universo stia oggi accelerando è probabilmente la domanda più affascinante della cosmologia moderna». Ad affermarlo è Luigi Guzzo, professore ordinario di cosmologia dell’Università Statale di Milano (e ricercatore associato dell’Inaf e Infn) e co-autore di un articolo che esce oggi sulla rivista Nature Astronomy. La ricerca va a testare le due possibili origini dell’accelerazione:  nello scenario standard questa richiede l’aggiunta della cosiddetta energia oscura nelle equazioni di Einstein, ma in una visione più ampia potrebbe indicare una possibile incompletezza della teoria della Relatività Generale, più precisamente di un “difetto” nella sua applicazione su scala cosmologica. continua ...

La notte insonne dei ricercatori

Come ogni anno, la notte più lunga è alle porte: arriva venerdì 28 La notte europea dei ricercatori, che tiene svegli dal 2007 i ricercatori di tutta Europa, per permettergli di uscire dai laboratori e portare in piazza le loro scoperte per farle conoscere a grandi e piccini.

I ricercatori dell’Inaf evidentemente non vedono l’ora di essere “liberati” e per quest’anno hanno preparato un ricchissimo calandario di eventi, che spaziano dai seminari scientifici ai laboratori per bambini, dalle visite guidate a molte delle nostre sedi, alle osservazioni al telescopio. Vediamoli nel dettaglio dal sud al nord del nostro stivale, ce n’è davvero per tutti i gusti. continua ...

E se le Nubi di Magellano fossero state un trio?

La grande nube di Magellano fotografata con un piccolo teleobiettivo e una fotocamera Dslr modificata per evidenziare le nubi molecolari. Crediti: Andrew Lockwood

Uno degli spettacoli celesti del cielo notturno australe, osservato per migliaia di anni da antiche culture, potrebbe essere il residuo di qualcosa di più variegato. Le Nubi di Magellano, così chiamate poiché furono descritte per la prima volta nei resoconti della spedizione intorno al mondo guidata dall’esploratore portoghese, potrebbero aver avuto una compagna. continua ...

Su quell’asteroide qualcosa si muove

Foto a colori scattata dal Rover-1A alle 4:44 ora italiana di sabato 22 settembre mentre saltava sulla superficie di Ryugu. La metà a sinistra dell’immagine raffigura la superficie dell’asteroide. La chiazza bianca a destra è dovuta alla luce del sole. Crediti: Jaxa

Saltellano. Fotografano. E ci inviano le immagini tramite un ponte radio con la sonda madre, Hayabusa-2, a 300 milioni di km dalla Terra. Immagini ancora imperfette, un po’ mosse. E proprio perché mosse ancora più emozionanti: sono le prime fotografie mai scattate sul campo da oggetti approdati su un asteroide e in grado di muoversi. Né lander (come lo sfortunato Philae di Rosetta) né propriamente rover (come i robottini con le ruote che si aggirano per Marte), i due moduli Rover-1A e Rover-1B sono una coppia di hopper: si spostano saltellando. E che salti: grazie alla ridotta gravità dell’asteroide, dovrebbe trattarsi di salti da un quarto d’ora ciascuno, in grado di produrre spostamenti di una quindicina di metri. continua ...

I saltellanti Minerva arrivano sull’asteroide Ryugu

Immagine dell’asteroide Ryugu presa dalla sonda Hayabusa2 con lo strumento wide-angle camera ONC-W1. Crediti: Jaxa

Cosa ha di speciale la missione Hayabusa-2 (che vuol dire falco pellegrino) della Japan Aerospace Exploration Agency (Jaxa)? Riporterà sulla Terra campioni dell’asteroide 162173 Ryugu, che si trova a 300 milioni di chilometri dalla Terra e tutto questo anche grazie a dei piccoli robottini. Dopo l’esercitazione della settimana scorsa, il primo dei rover Minerva-II (MIcro Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid, seconda generazione) è stato depositato con successo sulla superficie dell’asteroide a forma di diamante (o di il dango, un tradizionale dolce di riso giapponese). continua ...

23 settembre, ecco l’equinozio di autunno

Arriva l’autunno. Crediti: pixabay.com/Pexels

Digerita la grigliata di ferragosto e tornati dagli ultimi fine settimana in spiaggia, l’estate sembra ormai archiviata. I colori delle foglie e il loro adagiarsi a terra, con la loro poesia, confermano l’arrivo dell’autunno.

In astronomia, però, l’equinozio autunnale avviene in un momento ben preciso, in opposizione all’equinozio di primavera. Tale istante viene indicato come punto della bilancia o punto omega (la lettera greca tradizionalmente associata a questa costellazione, in cui l’equinozio cadeva anticamente – oggi si trova nella Vergine). continua ...

Curiosity si prende una pausa di riflessione

Questo autoritratto del rover Curiosity della Nasa mostra il veicolo sul crinale di Vera Rubin, che sta indagando ormai da diversi mesi. Proprio dietro il braccio robotico appare, in perfetto stile photobomb, il Monte Sharp. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Msss

Il rover Curiosity della Nasa ha sospeso temporaneamente le sue attività scientifiche su Marte a causa di un problema tecnico nella trasmissione dei dati a Terra. L’imprevisto, insorto nel weekend, sta costringendo gli ingegneri della Nasa a un super lavoro, anche se non sembra aver compromesso la salute del rover che rimane vigile e reattivo. Lo spiega sul blog della missione Ashwin Vasavada, che lavora al Jet Propulsion Laboratory (Jpl) di Pasadena, in California. continua ...

Indietro nel tempo verso nuovi buchi neri

L’immagine della simulazione di un Dcbh mostra la densità (a sinistra) e la temperatura (a destra) di una galassia che si sta formando. Le onde d’urto della supernova possono essere viste espandersi dal centro, distruggere e riscaldare la galassia. Crediti: Georgia Tech

È risaputo che i buchi neri si formano quando le stelle muoiono e parte della materia di cui erano costituite collassa in un oggetto estremamente denso dal quale nemmeno la luce può fuggire. Gli astronomi hanno però ipotizzato un altro processo che potrebbe portare alla formazione di buchi neri, che riguarda le prime fasi di formazione delle galassie. Secondo questa teoria, i buchi neri massicci potrebbero essersi formati alla nascita della galassia, ma finora nessuno è mai stato in grado di guardare sufficientemente lontano, e quindi abbastanza indietro nel tempo, da osservare le condizioni indiziali che avrebbero portato alla formazione di questi buchi neri particolari, chiamati Direct Collapse Black Holes (Dcbh): buchi neri dal collasso diretto. continua ...

Notte prima degli esami per Solar Orbiter

La protezione degli strumenti di bordo è affidata a uno scudo termico ad alta tecnologia composto da diversi strati di titanio e una copertura esterna con una pellicola protettiva sviluppata appositamente per Solar Orbiter, “Solar Black”. Le “porte scorrevoli” predisposte sulla parete scudo termico proteggono finestre di acquisizione degli strumenti. Crediti: Airbus Defence and Space 2015

È una vera e propria manovra di accerchiamento, quella predisposta dalle agenzie spaziali per lo studio della nostra stella. Oltre al Parker Solar Probe della Nasa, già in viaggio da quest’estate con l’obiettivo di avvicinarsi al Sole quanto nessuna sonda ha mai osato prima, c’è infatti anche il Solar Orbiter dell’Esa. Lancio attualmente in calendario – dopo alcuni rinvii – per il 2020, la sonda europea sta completando in questi giorni la fase di integrazione e si prepara alla campagna di test. continua ...