Stesse stelle, stesso ciclo?

Variazione periodica di luminosità ai raggi X di HD 81809 osservata da Xmm/Newton

Un’osservazione ai raggi X lunga ben 15 anni di una sola stella. Il motivo? Capire se il ciclo di attività coronale del nostro Sole sia un caso isolato o anomalo, o una caratteristica comune a tutte le stelle simili al nostro Sole.

Col termine “attività” si raggruppano una classe di fenomeni che osserviamo sul nostro Sole, in fotosfera, cromosfera e corona, legati al campo magnetico solare. Un campo magnetico mutevole, disomogeneo, e ciclico. In questa categoria rientrano fenomeni come le macchie solari, i brillamenti e le prominenze: tutti fenomeni che presentano nel Sole una ciclicità di 11 anni circa. continua ...

Eruzione solare “fotobomba” la cometa

La cometa Siding Spring e Marte. Hubble ha scattato due foto separate, unite poi da un team della Nasa. La distanza tra i due oggetti celesti nel momento del massimo avvicinamento è di circa 1.5 arcominuti. Crediti: Nasa, Esa, J.-Y. Li (Psi), C.M. Lisse (Jhu/Apl), and the Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Difficile da credere, ma uno dei problemi principali di Marte è il… traffico. Quanto meno lo è stato il 19 ottobre 2014, quando la cometa C/2013 A1 Siding Spring è transitata a 140 mila chilometri da Marte, un terzo della distanza Terra-Luna, spolverando l’atmosfera del Pianeta rosso con una gran quantità di detriti. Gli occhi delle numerose sonde spaziali presenti erano tutti sgranati per cogliere nei minimi dettagli questo evento eccezionale, che ha generato, come spiegato più avanti, la più grande pioggia di meteoriti mai registrata nella storia. continua ...

L’Esa punta in alto: l’obiettivo è la Luna

L’Agenzia spaziale europea ha bisogno di aiuto e lo chiede proprio a voi. Il piano è quello di tornare, in un futuro non troppo lontano, sulla Luna. Per esplorarne il Polo Sud e tutte le regioni che finora non state ancora visitate dalle missioni degli anni ’60 e ’70. Certo, le sonde moderne sorvolano il nostro satellite naturale ormai da qualche anno e i ricercatori hanno a disposizione gigabyte e gigabyte di dati, ma ricordiamo che gli equipaggi umani non hanno più messo piede sulla Luna dal 1972, cioè da quando Apollo 17 ha lasciato alle spalle crateri, regolite e polvere. continua ...

Quei raggi cosmici da galassie lontane lontane

Il flusso di particelle con energia maggiore di 8×10^18 eV in coordinate equatoriali. Sulla mappa del cielo sono indicati il centro Galattico (asterisco) e il piano Galattico (linea spezzata)

Arriva dagli scienziati della collaborazione Pierre Auger, di cui fanno parte anche ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica, la prima evidenza sperimentale che i raggi cosmici di alta energia provengono da zone esterne alla nostra galassia. I raggi cosmici sono un flusso continuo di particelle, in gran parte protoni e nuclei di atomi che investono la Terra e possiedono energie diverse. Da decenni i ricercatori hanno speculato sull’origine di quelli più energetici e se in particolare provenissero o meno dalla nostra galassia. Oggi l’enigma è stato svelato utilizzando particelle cosmiche di energia media di 2 Joule, ovvero un milione di volte superiore a quella dei protoni accelerati nel Large Hadron Collider del Cern, registrate con il più grande osservatorio di raggi cosmici mai costruito dall’uomo, l’Osservatorio Pierre Auger, in Argentina. Gli oltre 400 scienziati provenienti da 18 Paesi che costituiscono la collaborazione alla quale per l’Italia, insieme all’Inaf, partecipa l’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e alcune università, hanno scoperto che, a queste energie, i raggi cosmici non arrivano in maniera uniforme da tutte le direzioni del cielo: la loro frequenza di arrivo è di circa il 6% maggiore da un lato del cielo rispetto alla direzione opposta, con l’eccesso che si trova a circa 120° rispetto al centro della nostra galassia. continua ...

Così si raffredda un pianeta roccioso

Io, in un’immagine che mostra un geyser prodotto da uno dei suoi numerosi vulcani. Crediti: Nasa

Tutti i pianeti rocciosi del nostro sistema solare, e – cosa ancora più importante – persino quelli in orbita attorno ad altre, lontane stelle, avrebbero una storia geologica in comune. Questo è quanto suggerisce uno studio pubblicato su Earth and Planetary Science Letters, che ha l’ambizione di proporre un nuovo modello per il meccanismo di raffreddamento dei pianeti rocciosi – come la Terra, Marte, Venere, e molti altri corpi nel nostro Sistema solare – che sarebbe infatti applicabile a tutti i pianeti di questo tipo, compresi quelli troppo lontani per essere osservati direttamente. continua ...

Hippi svela il vorticare di Regolo

    In questa immagine dell’eclisse totale di Sole del 21 agosto 2017, ripresa da Casper in Wyoming (Usa), la stella Regolo fa capolino come un puntino blu nell’angolo in basso a sinistra. Crediti: jmsands57

Quasi 50 anni dopo la predizione teorica che le stelle in rapida rotazione emetterebbero luce polarizzata, un gruppo internazionale di ricerca è riuscito a osservare il fenomeno per la prima volta. Il gruppo ha beneficiato della potenza di Hippi, un nuovo strumento polarimetrico di alta sensibilità collegato al Telescopio Anglo-Australiano del Siding Spring Observatory in Australia, per rilevare la luce polarizzata proveniente da Regolo, una delle stelle più brillanti nel cielo notturno.

La ricerca, ora pubblicata su Nature Astronomy, ha fornito informazioni senza precedenti della stella, consentendo agli scienziati di determinarne la velocità di rotazione e l’orientamento nello spazio dell’asse di rotazione. continua ...

Asteroidi come comete: Hubble ci vede doppio

Il telescopio spaziale Hubble è riuscito a fotografare un sistema binario di asteroidi. Le caratteristiche dell’oggetto sono molto simili a quelle di una cometa, quindi un alone luminoso (chioma) di materiale gassoso e una lunga coda di polvere. La coppia asteroidale è stata catalogata con la sigla 288P ed è stata osservata nel settembre 2016 poco prima che l’asteroide passasse vicino al Sole. Crediti: NASA, ESA, and J. Agarwal (Max Planck Institute for Solar System Research)

Se si osservano bene queste immagini scattate dal telescopio spaziale Hubble, si nota subito che il protagonista della foto è un asteroide, o al massimo una cometa. E invece… nulla di tutto ciò, o quasi. Si tratta, infatti, di una coppia di asteroidi che orbitano l’una accanto all’altro nella Fascia principale degli asteroidi (cioè quella regione del Sistema solare tra Marte e Giove), ma che hanno molte caratteristiche in comune con le comete. Non s’era mai visto prima nulla di simile! continua ...

Coppia di buchi neri a un anno luce dalla fusione

Ecco le sorgenti radio del sistema binario presente nella galassia Ngc 7674. I due buchi neri sono prossimi alla fusione, data la loro distanza: solo un anno luce. di un anno chiaro al centro della galassia NGgc 7674. Crediti: TIFR-NCRA and RIT, USA

Un anno luce per noi terrestri è una distanza enorme, anzi di più, quasi inimmaginabile. Ma se due buchi neri si trovano a orbitare a un anno luce l’uno dall’altro, beh allora la fusione (o coalescenza, in gergo) è davvero vicina. Si tratta del sistema binario di buchi neri supermassicci più “stretto” finora osservato e si trova al centro della galassia di tipo Seyfert Ngc 7674, a 400 milioni di anni luce da noi in direzione della costellazione di Pegaso. Un record, insomma, perché finora i buchi neri più vicini fra loro orbitavano a una distanza di 24 anni luce l’uno dall’altro. La scoperta dei ricercatori Preeti Kharb, Dharam Vir Lal e David Merritt è stata pubblicata sulla rivista Nature Astronomy. continua ...

Raggi cosmici: Cas A non schiaccia l’acceleratore

Il resto di supernova Cassiopea A. Crediti: Nasa/Chandra

Cassiopeia A (Cas A) è un famoso resto di supernova, prodotto da una gigantesca esplosione di una stella massiccia avvenuta circa 350 anni fa nella costellazione di Cassiopea. In realtà il residuo di questo evento distruttivo, a causa della sua posizione all’interno della Via Lattea, è stato scoperto solo 50 anni fa grazie alle osservazioni radio e ora sappiamo che la sua radiazione è osservabile in tutto lo spettro elettromagnetico, dal radio ai raggi gamma di alta energia. È anche uno dei pochi resti di supernova per i quali è conosciuta sia la “data di nascita” che il tipo di supernova che l’ha generata, una di tipo IIb, prodotta da una stella molto più massiccia del Sole che ha terminato la sua vita subendo il collasso del suo nucleo culminato in una poderosa esplosione. continua ...

Le miniere spaziali del futuro

Rappresentazione artisitca di una possibile futura installazione mineraria ancorata a un asteroide. Crediti: Deep Space Industries

Dalle buie profondità della terra all’immensità dello spazio: l’industria mineraria del futuro avrà un aspetto ben diverso da quella che conosciamo. Ieri, allo European Planetary Science Congress in corso a Riga, in Lettonia, è stato presentato un white paper, dal titolo In-Space Utilization of Asteroids: “Answers to Questions from the Asteroid Miners”, che riassume le conclusioni, e le domande ancora aperte, risultanti dal convegno Asteroid Science Intersections with In-Space Mine Engineering (Asime), svoltosi nel settembre del 2016 in Lussemburgo. continua ...

La stella finisce in una bolla di fumo

Crediti: ALMA (ESO/NAOJ/NRAO)/F. Kerschbaum

Nella debole costellazione australe della Macchina Pneumatica, un osservatore attento, armato di un buon binocolo, può individuare una stella rossastra, che varia leggermente di magnitudine da una settimana all’altra. Questa stella insolita si chiama U Antliae e nuove osservazioni con il radiotelescopio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) rivelano un guscio sferico, decisamente sottile, che la circonda.

U Antliae è una stella al carbonio, una stella “matura”, fredda e luminosa che si trova, dal punto di vista dell’evoluzione stellare, sul ramo asintotico delle giganti. Circa 2700 anni fa, U Antliae attraversò un breve periodo di rapida perdita di massa. In quel periodo, nell’arco di poche centinaia di anni, la stella ha espulso ad alta velocità del materiale che ha formato il guscio osservato da Alma. Esaminando questo guscio in dettaglio, si vedono prove della presenza di nubi di gas tenui e filiformi, note come sottostrutture filamentose. continua ...

Che botto, quella nova

Modello di nova. Crediti: Inaf-Osservatorio astronomico di Palermo/S.Orlando, Nasa/Cxc/M.Weiss

Per osservarla c’è voluta moltissima pazienza. Per comprenderla a fondo, però, è stato necessario anche un modello tridimensionale in grado di riprodurne al computer i processi idrodinamici. Stiamo parlando della nova – un’esplosione termonucleare di potenza pari a 10 miliardi di miliardi di bombe all’idrogeno – originata nel 2014 dal sistema binario V745 Sco, a 25mila anni luce da noi, in direzione dello Scorpione. Un’esplosione preceduta da almeno altre due registrate nello stesso sistema, la prima nel 1937 e la seconda nel 1989, e osservata l’ultima volta – tre anni fa, appunto – da numerosi telescopi a terra e spaziali, fra i quali l’osservatorio per raggi X Chandra della Nasa. Ma è stato solo grazie al modello 3D messo a punto da Salvatore Orlando, ricercatore all’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo, che gli astrofisici sono riusciti a mettere in fila i dati raccolti nel 2014 e a comprendere in dettaglio cos’è avvenuto durante e dopo l’esplosione. continua ...

Capodogli disorientati da tempeste solari?

In questa mappa panoramica dal Mare di Norvegia alle Azzorre, il riquadro rosso indica l’area interessata dalle misure del campo magnetico, mentre i punti neri e i cerchi rossi indicano i luoghi e l’entità degli spiaggiamenti di capodogli a inizio 2016. Crediti: Vanselow et al. (2017)

Una ricerca pubblicata di recente sull’International Journal of Astrobiology propone una possibile causa, o concausa, per lo spiaggiamento di 29 capodogli, arenati all’inizio del 2016 sulle coste del Mare del Nord, tra Inghilterra, Francia, Germania e Olanda, in un lasso di tempo di circa un mese. continua ...

A Saint-Barthélemy è tempo di Star party

Dal 22.09.2017 al 24.09.2017

La locandina dell’evento

La Fondazione Clément Fillietroz-Onlus, che gestisce l’Osservatorio astronomico della Regioneautonoma Valle d’Aosta e il Planetario di Lignan, strutture vincitrici del Certificato di eccellenza 2017 di TripAdvisor, organizza da venerdì 22 a domenica 24 settembre 2017 il 26esimo Star Party a Saint-Barthélemy, la festa dell’astronomia più antica d’Italia. Ricercatori scientifici, astrofili, astrofotografi, costruttori e rivenditori di strumenti, comunicatori della scienza, astroartisti, appassionati e curiosi si incontrano, si scambiano idee, fanno progetti nuovi. continua ...

Galassie, stelle e comete: le scoperte di Herschel

Il telescopio spaziale Herschel (2009-2013) ha osservato il cielo nell’infrarosso, permettendoci di ottenere un affascinante sguardo sulle prime fasi di vita delle stelle. Crediti: Esa

Sono passati già quattro anni da quando, il 29 aprile 2013, si è conclusa la missione spaziale Herschel dell’Agenzia spaziale europea (Esa), lanciata il 14 maggio 2009 a bordo di un vettore Ariane 5 dalla base di Kourou, nella Guyana francese. Dallo studio della formazione stellare alla scoperta di acqua in sistemi planetari extrasolari, la lista dei successi scientifici del satellite europeo è lunga e fitta. Proprio per questo, l’Agenzia spaziale europea ha deciso di celebrare la missione per un’intera settimana, dal 18 al 22 settembre, ricordando scoperte che hanno permesso alla comunità scientifica di compiere enormi passi in avanti nella comprensione dell’Universo. continua ...

Sonde dorate come cioccolatini spaziali

Cassini in preparazione al lancio, ricoperto dal Kapton dorato. Crediti: Nasa, Esa

Vi siete mai chiesti, osservando immagini di satelliti o sonde, perché queste vengano lanciate nello spazio avvolte in quella che sembra una specie di carta stagnola dorata, dandogli l’aspetto simile a quello di un celebre cioccolatino? In realtà questi materiali – generalmente conosciuti come come Multi-Layer Insulation (Mli) – vengono applicati alla superficie delle sonde come isolante termico, al fine di proteggere i delicati componenti elettronici interni. continua ...

Acchiappa-diavoli di sabbia in azione

Animazione del riuscito campionamento “al volo” di un diavolo di sabbia da parte di Jan Raack in Marocco nel 2016. Crediti: Jan Raack/Dennis Reiss.

I diavoli di sabbia (o diavoli di polvere) sono mulinelli di sabbia e polvere che si sviluppano nelle zone desertiche, del nostro pianeta così come di Marte, dove ne sono stati osservati parecchi, talvolta di dimensioni molto superiori a quelli terrestri.

Un nuovo studio sui diavoli di sabbia terrestri, in via di pubblicazione su Astrobiology e presentato all’annuale Congresso europeo di scienze planetarie (Epsc) in svolgimento a Riga, in Lettonia, ha ora dimostrato che circa i due terzi delle particelle fini sollevate da questi vortici possono rimanere sospese nell’atmosfera ed essere trasportate in tutto il mondo. continua ...

Hubble finisce nella spirale barrata

Cos’è una galassia a spirale barrata? Ce lo spiega il telescopio spaziale Hubble (di Nasa ed Esa) con questa meravigliosa immagine di Ngc 5398. Si tratta di un oggetto dal cui centro si allungano due prolungamenti di stelle che nell’insieme ricordano una barra che attraversa il nucleo.

La galassia a spirale barrata NGC 5398 fotografata da Hubble. Crediti: NASA/ESA

Questa galassia si trova a 55 milioni di anni luce da noi nella direzione della costellazione del Centauro ed è famosa per essere un famoso esempio di regione HII (“acca-secondo” o idrogeno ionizzato). Ciò vuol dire che nella galassia Ngc 5398 è presente una grande nube di gas e polvere che ospita episodi di formazione stellare. continua ...

Cassini, con la sua fine il debutto di Sdsa

La giornata odierna rappresenta il coronamento non di uno, ma di ben due ambiziosi progetti scientifici: la sonda Cassini-Huygens si tuffa nell’atmosfera di Saturno – ultimo atto di un viaggio straordinario durato vent’anni e che ha enormemente ampliato la nostra conoscenza dell’Universo – e questo gran finale segna anche il debutto della Sardinia Deep Space Antenna (Sdsa), ovvero la configurazione del Sardinia Radio Telescope per il Deep Space Network a supporto di missioni interplanetarie, equipaggiando in modo adeguato lo straordinario telescopio realizzato dall’Inaf. Questo progetto, destinato allo studio dell’universo e dei suoi misteri, è stato reso possibile dalla stretta collaborazione con l’Agenzia spaziale italiana, la Regione Sardegna – che  rafforza sempre di più il suo ruolo nella rete mondiale dell’aerospazio – e il Ministero dell’istruzione, università e ricerca. Un lavoro che dimostra che l’Italia – quando fa squadra – è in grado di raggiungere risultati straordinari. continua ...

Da Solvay a Trento: un remake al femminile

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La più famosa fotografia di gruppo della storia della fisica fu quella scattata nell’ottobre del 1927 a Bruxelles, in occasione del quinto Congresso di Solvay – dedicato al tema Elettroni e Fotoni — presso l’International Solvay Institutes for Physics and Chemistry. È una foto che ritrae i 29 partecipanti al congresso, gruppo che include tra i più importanti fisici e chimici del ventesimo secolo, molti dei quali pionieri dell’allora nascente teoria dei quanti, e ben diciassette vincitori (alcuni già al tempo della foto, altri negli anni successivi) di un premio Nobel. Una figura tra queste detiene due primati: l’essere l’unico scienziato ad aver vinto ben due premi Nobel, per due discipline diverse (fisica e chimica) e l’essere l’unica donna presente al congresso: Marie Skłodowska Curie. continua ...