Deep impact all’origine di Phobos e Deimos

Le dimensioni a confronto di Deimos, Phobos e la Luna così come appaiono viste dai rispettivi pianeti. Crediti: NASA/JPL-Caltech/Malin Space Science Systems/Texas A&M Univ

Phobos e Deimos, due lune e due misteri. I due satelliti marziani da decadi sono al centro di un dibattito riguardo la loro origine. Si tratta di asteroidi che hanno osato spingersi troppo vicini a Marte e che sono stati quindi catturati dalla sua gravità, oppure sono lune che si sono formate per accrezione attorno al Pianeta rosso? Uno studio del Southwest Research Institute pubblicato oggi su Science Advances dà adito alla seconda ipotesi, suggerendo che il colpevole sia stato un oggetto dalle dimensioni di un pianeta nano che ha impattato con Marte quando questi era ancora una sfera di roccia fusa.

I ricercatori, guidati da Robin Canup dello Swri Space Science and Engineering Division, hanno usato simulazioni idrodinamiche a grande scala per riprodurre l’impatto di un corpo massiccio con Marte. Secondo il modello, finora incapace di mostrare con una risoluzione sufficiente l’impatto a causa della capacità di calcolo limitata, un oggetto dalle dimensione di Vesta o Cerere sarebbe entrato in collisione con Marte durante il periodo della sua formazione. L’impatto avrebbe generato un disco di detriti attorno al proto pianeta, la cui parte più esterna pian piano «si sarebbe accumulata fino a formare Phobos e Deimos, mentre la parte più interna si sarebbe accumulata in lune più grandi per poi eventualmente spiraleggiare verso la superficie fino a essere assimilate da Marte,» ha spiegato il secondo autore del paper Julien Salmon, ricercatore dell’Swri, «impatti più massicci proposti in lavori precedenti producono dischi massicci e lune interne più massicce che non avrebbero permesso la sopravvivenza delle piccole lune Phobos e Deimos».

Nomen omen, come si suol dire: Phobos (paura) e Deimos (terrore) sarebbero perciò nate in seguito a un catastrofico evento distruttivo. Un cataclisma simile a quello dell’ipotesi dell’impatto di Theia con la Terra, un ipotetico planetoide dalle dimensioni simili a quelle di Marte che 4.5 miliardi di anni fa si sarebbe scontrato con il nostro pianeta. I detriti lanciati in orbita si sarebbero successivamente ammassati fino a formare la Luna. Allo stesso modo, l’ipotesi proposta da Canup e dal suo team mostrerebbe come un evento simile, ma su scala minore, avrebbe potuto portare alla formazione delle due piccole lune.

«Il modello predice anche che le due lune derivano principalmente da materiale originatosi da Marte, così che la maggior parte della loro composizione dovrebbe essere simile a quella di Marte per la maggior parte degli elementi. Comunque, il riscaldamento del materiale espulso dall’impatto e la bassa velocità di fuga da Marte suggeriscono che il vapore d’acqua sarebbe andato perduto, implicando che le lune, se formate dall’impatto, dovrebbero essere secche». Due lune aride, quindi, stando a quanto suggerisce Canop.

Ed è proprio la composizione carente d’acqua a essere molto interessante per una futura missione della Jaxa. L’agenzia spaziale giapponese lancerà nel 2024 la missione Mmx (Mars Moons eXploration), che avrà l’obiettivo di esplorare le due piccolissime lune, atterrando su Phobos per raccogliere dei campioni da riportare sulla Terra. Alla luce di questa teoria, la comparazione della composizione di Phobos con quella ipotizzata potrà confermare o smentire la ricerca dell’Swri e quindi l’ipotesi dell’origine delle due lune.

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Fonte: Deep impact all’origine di Phobos e Deimos

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