Dieci anni di rivoluzione per 54 ore di transito

L’astronoma alla guida del gruppo di ricerca coinvolto nella scoperta, Helen Giles. Crediti: UniGe

Per scoprire e confermare la presenza di un pianeta attorno a stelle diverse dal Sole, gli astronomi attendono che il presunto pianeta abbia completato tre orbite. Tuttavia, questa tecnica molto efficace ha lo svantaggio di non poter confermare in tempi brevi la presenza di pianeti con periodi relativamente lunghi (è ideale per periodi di pochi giorni o pochi mesi). Per superare questo ostacolo, un team di astronomi guidato dall’Università di Ginevra (Unige) ha sviluppato un metodo che consente di confermare la presenza di un pianeta in pochi mesi, anche se gli occorrono 10 anni per completare l’orbita attorno alla sua stella.

Il metodo originale è stato sviluppato da un gruppo di ricerca guidato da Helen Giles, del Dipartimento di astronomia della Facoltà di scienze di Unige e membro del Nccr PlanetS. Analizzando i dati del telescopio spaziale K2, una stella ha mostrato una significativa diminuzione temporanea della luminosità a lungo termine, interpretabile come la firma di un possibile transito o, in altre parole, del passaggio di un pianeta di fronte alla sua stella. «Abbiamo dovuto analizzare centinaia di curve di luce», spiega l’astronoma, «per trovarne una nella quale il transito fosse inequivocabile».

Giles ha consultato i recenti dati della missione Gaïa per determinare il diametro della stella in questione (Epic248847494) e la sua distanza, che è risultata essere pari a 1500 anni luce dal pianeta Terra. Con questi dati ed il fatto che il transito è durato 54 ore, ha dedotto che il pianeta si deve trovare a una distanza dalla sua stella pari a 4,5 volte la distanza del Sole dalla Terra, e che di conseguenza impiega 10 anni per completare un orbita. La domanda chiave a cui si è dovuta trovare una risposta è se il transito in questione fosse realmente di un pianeta e non di una stella. Il telescopio Eulero dell’Unige in Cile ha permesso ai ricercatori di trovare la risposta. Misurando la velocità radiale della stella è stato possibile dedurre la massa del pianeta, che è risultata essere inferiore a 13 volte la massa di Giove, ben al di sotto della massa minima di una stella (almeno 80 volte la massa di Giove).

«Questa tecnica potrebbe essere usata per andare a caccia di pianeti abitabili, simili alla Terra, attorno a stelle come il Sole», afferma entusiasta Helen. «Abbiamo già trovato pianeti simili alla Terra attorno a stelle nane rosse, le cui radiazioni stellari emesse potrebbero avere conseguenze sulla vita ancora non ben conosciute». Con questo nuovo metodo non sarà più necessario attendere molti anni per sapere se il singolo transito rilevato è dovuto alla presenza di un pianeta. «In futuro, potremmo anche vedere se il pianeta ha una o più lune, come il nostro Giove», conclude l’astronoma.

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