La pulsar sotto la lente

Rappresentazione artistica della pulsar Psr B1957+20 (in secondo piano) avvolta nella nuvola di gas della nana bruna (in primo piano). Crediti: Mark A. Garlick; Dunlap Institute for Astronomy & Astrophysics, University of Toronto

Due regioni di spazio a 6500 anni luce dalla Terra, separate l’una dall’altra da appena 20 chilometri, sono state osservate da un gruppo di astronomi canadesi dell’università di Toronto e del Perimeter Institute con una risoluzione senza precedenti: per fare un paragone, è come essere stati in grado di distinguere con un telescopio qui sulla Terra una pulce sulla superficie di Plutone. Un’osservazione straordinaria, condotta sui dati raccolti con il radiotelescopio di Arecibo prima che venisse danneggiato dall’uragano Maria e resa possibile dalla rara configurazione geometrica, e dalle particolari caratteristiche, d’una coppia di stelle in orbita l’una attorno all’altra: una pulsar (una stella di neutroni in rapida rotazione su sé stessa) e una nana bruna (una stella fredda di piccola massa) con una scia di gas, un po’ come la coda d’una cometa.

«Il gas, proprio davanti alla pulsar, agisce come una lente d’ingrandimento», dice Robert Main, primo autore dello studio uscito oggi su Nature, per spiegare come l’osservazione sia stata possibile.

La pulsar del sistema osservato, Psr B1957+20, ruota a oltre 600 giri al secondo e sembra essere una delle pulsar di maggior massa fra quelle conosciute. La nana bruna, invece, ha un diametro pari a circa un terzo di quello del Sole e orbita grosso modo a due milioni di km dalla pulsar, come dire cinque volte la distanza tra la Terra e la Luna, compiendo una rivoluzione in poco più di nove ore e mostrando alla pulsar sempre la stessa faccia, così come la Luna con la Terra.

Trovandosi così vicine, l’intensa radiazione emessa della pulsar riscalda il lato “illuminato” della nana fredda a temperature attorno ai 6000 °C, più o meno quelle del Sole. Un getto così potente che, a lungo andare, potrebbe segnare la fine della stella nana, erodendone il gas che la alimenta. Non per niente le pulsar presenti in questo tipo di sistemi, divorando le proprie compagne, vengono chiamate dagli astronomi “vedove nere”.

Risoluzione record a parte, quest’osservazione potrebbe fornire indizi utili a svelare la natura dei misteriosi Fast Radio Burst (Frb). «Molte delle proprietà osservate negli Frb potrebbero essere spiegate da un’amplificazione dovuta a lenti di plasma. Le proprietà degli impulsi amplificati rilevati nel nostro studio», spiega infatti Main, «mostrano una notevole somiglianza con le esplosioni dell’Frb che si ripete, suggerendo che possa essere amplificato dall’effetto di lente introdotto dal plasma presente nella sua galassia ospite».

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Fonte: La pulsar sotto la lente

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