Una nuova “ventata” d’ossigeno per la Terra

Una nuova ricerca condotta dall’Università di Washington ha mostrato come i livelli di ossigeno sulla Terra siano aumentati e diminuiti più di una volta centinaia di milioni di anni prima del successo planetario della “catastrofe dell’ossigeno“, avvenuta circa 2,4 miliardi di anni fa. Le prove derivano da un nuovo studio che indica una seconda e precedente “ventata” di ossigeno nell’atmosfera e sulla superficie di un ampio tratto di Oceano nel lontano passato della Terra, mostrando come l’ossigenazione del pianeta sia stato un processo complesso con ripetuti tentativi e fallimenti che si è protratto per un lungo periodo di tempo. continua ...

Nello spazio con Snoopy

Il premio Silver Snoopy dell’agenzia spaziale americana è conferito da astronauti della Nasa a dipendenti e appaltatori per risultati eccezionali conseguiti, legati alla sicurezza del volo umano o al successo della missione in cui sono coinvolti. Crediti: Nasa

La Nasa e Peanuts Worldwide stanno collaborando attivamente per ideare e sviluppare attività educative mirate a diffondere e condividere con la prossima generazione di esploratori e pensatori, l’entusiasmo per la scienza, la tecnologia, l’ingegneria e la matematica (le cosiddette discipline Stem). La collaborazione, formalizzata attraverso uno Space Act Agreement, offre l’opportunità di caratterizzare il personaggio Snoopy di Charles M. Schulz, con il tema dell’esplorazione spaziale e con contenuti sulle missioni esplorative nello spazio profondo della Nasa. Questo a 50 anni dalla sua prima collaborazione, iniziata durante l’era delle missioni Apollo. continua ...

Non è la Terra, però…

Impressione d’artista del temperato pianeta Ross 128 b, con la sua stella madre nana rossa sullo sfondo. Crediti: ESO/M. Kornmesser, per gentile concessione

Non sarà la prossima meta delle vacanze, ma sicuramente Ross 128 b appare come un luogo interessante da visitare. Lo scorso autunno, l’annuncio della sua scoperta era stato accolto molto bene, poiché si trova ad orbitare intorno ad una stella, Ross 128 appunto, che si trova a soli 11 anni luce da noi; secondo per distanza, quindi, solo a Proxima b, l’esopianeta in orbita attorno a Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole. Ross 128 è una stella nana rossa, come circa il 70 per cento di tutte le stelle della Via Lattea, molto più fredda e piccola del nostro Sole. Sulla base dei risultati di ampie indagini di ricerca di pianeti, gli astronomi stimano che molte di queste stelle nane rosse ospitino almeno un esopianeta e infatti diversi sistemi planetari intorno a stelle simili sono saliti alla ribalta della cronaca negli ultimi anni, incluso Proxima b e i sette pianeti di Trappist-1, stella non molto più grande di Giove. continua ...

Rcw 38 in tutto il suo splendore

L’ammasso stellare Rcw 38 in tutto il suo splendore. L’immagine è stata presa durante le verifiche della camera Hawk-I con il sistema di ottica adattiva Graal: mostra in uno squisito dettaglio Rcw 38 e le nubi di gas incandescente che lo circondano. Crediti: Eso/K. Muzic

L’immagine, ottenuta con lo strumento per immagini infrarosse Hawk-I montato sul VLT (Very Large Telescope) dell’ESO, mostra l’ammasso stellare Rcw 38. Osservando a lunghezze d’onda infrarosse, HAWK-I può esaminare ammassi stellari avvolti nella polvere come Rcw 38, fornendo una vista ineguagliabile della formazione stellare che avviene all’interno. Questo ammasso contiene centinana di stelle giovani, calde e massicce e si trova a circa 5500 anni luce dalla Terra, nella costellazione delle Vele. continua ...

Indizi sull’universo primordiale da un quasar

Impressione d’artista del distante quasar P352-15, con disco di materia orbitante attorno al buco nero e il getto di particelle espulse nello spazio a velocità prossime a quella della luce . Crediti: Robin Dienel, cortesia della Carnegie Institution for Science

I quasar sono galassie con buchi neri supermassicci nei loro nuclei: buchi neri milioni o miliardi di volte più massicci del Sole. La potente attrazione gravitazionale di simili oggetti risucchia il materiale vicino, che si dispone su un disco rotante loro attorno. Ruotando rapidamente, il disco sputa  verso l’esterno getti di particelle in moto a velocità prossime a quella della luce, emettendo luce visibile e onde radio. continua ...

Quel fruscìo del plasma attorno a Saturno

Rappresentazione artistica della sonda Cassini di Nasa/Esa/Asi mentre si tuffa tra gli anelli di Saturno. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Si sentono i rumori nello spazio? Bella domanda! Di sicuro, non quelli che siamo soliti percepire qui sulla Terra con le nostre orecchie, trasportati dalle onde di pressione che si propagano nell’aria. E questo perché appunto, lo spazio è vuoto è non c’è letteralmente il mezzo in grado di far propagare le onde sonore.  Ma, nonostante tutto, possiamo aggirare il problema qui sul nostro Pianeta, convertendo ad esempio delle interazioni elettromagnetiche molto potenti provenienti dallo spazio in suoni. È quello che ha fatto un gruppo di ricercatori con i dati raccolti da Cassini durante il suo Grand Finale (l’ultimo tuffo nell’atmosfera di Saturno). La sonda (arrivata nell’orbita del sesto pianeta del Sistema solare nel 2004) ha rilevato una potente interazione delle onde di plasma che si muovono da Saturno verso i suoi anelli e la sua luna Encelado (il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza). Le osservazioni mostrano per la prima volta che le onde viaggiano sulle linee del campo magnetico che collegano Saturno direttamente alla luna ghiacciata. Dovete pensare a queste linee come se fossero un circuito elettrico che connette i due corpi celesti, con una grande quantità di energia che scorre avanti e indietro. continua ...

A Tolosa apre Esof 2018

Un momento della cerimonia di apertura di Esof 2018.
Crediti: Fabio Pagan

Con la cerimonia inaugurale svolta in un luccicante Palazzetto dello Sport (costruito sopra le macerie del precedente, distrutto nel 2001 dalla nefasta esplosione di una fabbrica di fertilizzanti), si è aperto a Tolosa, in Francia, Esof 2018, ottava edizione dello EuroScience Open Forum, promosso dall’omonima organizzazione di ricercatori europei EuroScience.

Esof è il principale evento interdisciplinare in Europa dedicato alla scienza, all’innovazione e a loro rapporto con la società; si svolge a cadenza biennale e include, assieme al forum riservato ai professionisti della scienza, una serie di eventi dedicati al pubblico e sparsi in tutti la città, in programma dal 7 al 15 luglio sotto l’etichetta comune di Science in the City Festival. continua ...

Quella fittissima ragnatela cosmica

Immagine a colori dell’ammasso PSZ2 G099.86+58.45, realizzata combinando le osservazioni nei filtri F125W e F160W ottenute con la Wide Field Camera 3 e nel filtro F850LP della Advanced Camera for Survey, entrambi strumenti a bordo dell’Hubble Space Telescope (elaborazione grafica a cura di Anna Serena Esposito)

Un gruppo internazionale di ricerca, di cui fanno parte scienziati dell’Università di Bologna, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), è riuscito a localizzare uno dei nodi cosmici più densi dell’universo conosciuto. È l’ambiente cosmico intorno all’ammasso di galassie noto come PSZ2 G099.86+58.45, ad una distanza dalla Terra che si impiegherebbe quasi 6 miliardi di anni a percorrere viaggiando alla velocità della luce. Il sistema presenta una densità di materia circa sei volte maggiore rispetto alla media degli altri ammassi osservati. I ricercatori hanno misurato la distribuzione di massa intorno all’ammasso in questione fino ad una distanza di 30 megaparsec, cioè circa seimila miliardi di volte la distanza media della Terra dal Sole. I risultati dello studio sono stati pubblicati su Nature Astronomy. continua ...

Lbt coglie la luce di Gw 170817

Nel circoletto in verde, la debole emissione nella luce visibile associata all’afterglow del lampo di raggi gamma Grb 170817A prodotto dalla fusione di due stelle di neutroni. Crediti: V. Testa/Inaf

L’evento di onde gravitazionali del 17 agosto 2017, in breve Gw 170817, è stato il primo per cui è stata osservata un’emissione elettromagnetica, segnando l’inizio di una nuova era nello studio dell’universo.  Gw 170817 è stato prodotto dallo scontro di due stelle di neutroni che ha anche provocato un’esplosione di kilonova (denominata con la sigla At2017gfo) e il lampo di raggi gamma breve Grb 170817A. Oltre all’importanza della simultanea osservazione di onde gravitazionali e onde elettromagnetiche da una stessa sorgente, questa è la prima osservazione diretta che dimostra che i Grb brevi hanno origine dallo scontro di oggetti compatti come le stelle di neutroni. Per questo motivo Grb 170817A è stato osservato in varie frequenze, dalle onde radio all’ottico alla banda X e gamma. continua ...

In Antartide per capire se c’è vita su Marte

Indagine georadar in un lago perennemente ghiacciato in Antartide. Foto Dalle Fratte © PNRA

Un team di ricerca italiano del quale fa parte anche l’Istituto per l’ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Iamc) di Messina, oltre alle Università dell’Insubria, di Perugia, di Bolzano, di Trieste, di Venezia e della Tuscia, ha studiato in Antartide le brine, liquidi molto salati, in cui prosperano microorganismi che si sono adattati a vivere in crio-ecosistemi (sistemi estremi caratterizzati da basse temperature). Lo studio è stato condotto in un lago perennemente ghiacciato di Tarn Flat, nella Terra Vittoria, dove sono state rinvenute due distinte comunità di funghi in due strati di brine, separati da un sottile strato di ghiaccio di 12 cm. I risultati ottenuti sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports. continua ...

Il mega scontro che ha cambiato la Via Lattea

Rappresentazione artistica dell’incontro tra la nostra galassia, la Via Lattea, e la più piccola galassia Sausage, avvenuto tra 8 e  10 miliardi di anni fa. La registrazione di questo antico incontro è ancora conservata nelle velocità e nella chimica delle stelle. Crediti: V. Belokurov (Cambridge, UK); Based on image by Eso/Juan Carlos Muñoz

Tra otto e dieci miliardi di anni fa non avreste voluto abitare in questa galassia, poiché la situazione sarebbe stata abbastanza caotica. Un gruppo internazionale di astronomi ha infatti scoperto che in quel periodo la Via Lattea si stava scontrando frontalmente con un’altra galassia, più piccola, che ha avuto la peggio, venendo fatta a pezzi dallo scontro. Lo schianto cosmico è stato comunque un evento determinante anche nella storia della Via Lattea, di cui ha ridisegnato la struttura, modellando sia il suo bulge -il nucleo interno- che l’alone esterno, secondo quanto descritto dagli astronomi in una serie di nuovi articoli, pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, The Astrophysical Journal Letters e arXiv.org. continua ...

Giove: le lune si specchiano sulle aurore polari

A sinistra Giove e la sua aurora polare e nel riquadro a destra lo zoom della traccia lasciata dalla luna Io. Crediti: NASA/HST/A. Mura/INAF-IAPS

Uno studio a guida dell’Inaf, l’Istituto Nazionale di Astrofisica, pubblicato sull’ultimo numero della rivista Science, illustra i recenti risultati ottenuti dalla sonda della Nasa Juno in orbita attorno al gigante gassoso Giove. I dati raccolti dallo strumento Jiram a bordo della sonda mostrano un’insolita “impronta” lasciata dalle lune gioviane sulla celebre coppia di aurore polari. Il lavoro guidato da Alessandro Mura, ricercatore presso l’Inaf di Roma, rivela che, invece di proiettare una singola ombra sulle aurore di Giove, la luna Io – la quinta del sistema gioviano – ne lascia una lunga serie altalenante, mentre la più grande luna di Giove, Ganimede, proietta una doppia ombra aurorale la cui forma precisa non era mai stata osservata in precedenza. Jiram, ovvero Jovian InfraRed Auroral Mapper, è uno degli otto strumenti montati su Juno: finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e realizzato da Leonardo-Finmeccanica, vede la responsabilità scientifica di Alberto Adriani dell’Inaf di Roma. Lo strumento italiano è stato progettato per studiare la dinamica e la chimica proprio delle aurore gioviane. continua ...

Come polvere di Via Lattea, lontana lontana

Grazie ad una collaborazione internazionale, di cui fanno parte anche alcuni ricercatori dell’Inaf, è stato individuato un particolare tipo di polvere interstellare, conosciuto perché presente anche nella Via Lattea, in una galassia distante undici miliardi di anni luce dalla Terra. La scoperta è stata possibile grazie alle osservazioni fatte dal Neil Gehrel Swift Observatory della Nasa lo scorso 28 marzo.

Le galassie sono strutture complesse, formate da stelle, gas, polvere e materia oscura. La polvere interstellare è formata da piccoli granelli di carbonio, silicio, ferro, alluminio e altri elementi pesanti. Nella Via Lattea è presente un alto contenuto di polvere formata da composti del carbonio che è stata vista essere molto rara nelle altre galassie. Anche se la polvere interstellare rappresenta solo una parte della totalità della materia presente in una galassia, ha un ruolo importante nella formazione e nell’evoluzione di questa; nonché nella formazione delle stelle e in come la luce emessa da queste fugge dalle galassie. Infatti, i granelli di polvere interstellare possono sia assorbire che emettere luce. continua ...

La controversa origine dell’ossigeno molecolare

La cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Crediti: ESA.

La sonda Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea ha accompagnato la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nel suo viaggio intorno al Sole da agosto 2014 a settembre 2016, rilasciando sulla sua superficie il lander Philae e terminando il suo encomiabile lavoro con uno schianto programmato sulla cometa stessa il 30 settembre 2016.

Quando la cometa si è trovata abbastanza vicina al Sole, il ghiaccio sulla sua superficie è sublimato, ossia è  passato direttamente dallo stato solido allo stato gassoso, formando attorno alla cometa una tenue atmosfera chiamata chioma. L’analisi della chioma da parte degli strumenti a bordo di Rosetta ha rivelato che l’atmosfera non conteneva solo acqua, monossido di carbonio e anidride carbonica, come previsto, bensì anche ossigeno molecolare. L’ossigeno molecolare è costituito da due atomi di ossigeno uniti tra loro (O2) e sulla Terra, dove viene prodotto dalla fotosintesi, è essenziale per la vita. In passato è stato rilevato intorno ad alcune delle lune ghiacciate di Giove, ma non era assolutamente previsto che fosse trovato attorno ad una cometa. continua ...

Il Sole più piccolo dell’anno: siamo all’afelio

Il Sole all’afelio, il prossimo 6 luglio. Software Stellarium, centrato su Bologna. Crediti: Matteo Boni / Media Inaf

In queste afose giornate di inizio luglio, il Sole picchia forte sul nostro emisfero e tutti siamo alla ricerca di un po’ di fresco venticello, in montagna o al chiuso con ventilatori e condizionatori.

Eppure in luglio il nostro pianeta raggiunge l’afelio, cioè il punto della sua orbita ellittica alla massima distanza dal Sole, come dice il nome derivante dalle parole greco antiche apo (lontano) e helios (Sole) . continua ...

Scene di vita quotidiana al Polo Sud

Il cuoco Marco Smerilli intento a trasportare il cibo con uno slittino verso la base. A sinistra si intravedono i container dove sono stoccati i rifornimenti, a qualche decina di metri dell’ingresso principale della base. Crediti: Marco Buttu / Pnra

Da più di 40 giorni il Sole è sceso sotto l’orizzonte dell’altopiano antartico, e alla Stazione Concordia Marco Buttu e i suoi compagni dovranno aspettare fino ad agosto per vedere un po’ di luce naturale. La missione ha superato la metà della durata prevista, e da novembre a oggi le condizioni di permanenza dei 13 avventurosi winter-over (così sono denominati coloro che permangono al Polo Sud tutto l’inverno) sono diventate ancora più rigide. continua ...

Eta Carinae spara raggi cosmici

La grande eruzione di Eta Carinae negli anni ’40 ha creato la nebulosa di Homunculus, mostrata qui da Hubble. Ora, a circa un anno luce, la nube in espansione contiene abbastanza materiale per realizzare almeno 10 copie del nostro Sole. Gli astronomi non sono ancora in grado di spiegare cosa abbia causato questa esplosione. Crediti: NASA, ESA, and the Hubble SM4 ERO Team.

Un nuovo studio che utilizza i dati del telescopio spaziale NuStar della Nasa suggerisce che Eta Carinae, il sistema stellare più luminoso e massiccio entro 10mila anni luce da noi, sta accelerando particelle ad altissima energia, alcune delle quali potrebbero raggiungere la Terra ed essere rivelate come raggi cosmici. continua ...

Test a tre stelle per Albert Einstein

La pulsar e la nana bianca interna sono su un’orbita di 1.6 giorni. Questa coppia è in un’orbita di 327 giorni con la nana bianca esterna, molto più lontana. Impressione d’artista del sistema. Crediti: Ska organization

Niente da fare anche questa volta per i detrattori della teoria della relatività generale di Einstein, anzi: un nuovo studio pubblicato oggi su Nature mostra come la teoria del geniale fisico tedesco regga meglio di altre teorie alternative della gravità alla prova dei sistemi stellari più estremi. continua ...

I fuochi d’artificio di Hubble per il 4 luglio

Crediti: Nasa, Esa, R. O’Connell (University of Virginia), F. Paresce (Inaf di Bologna), E. Young (Universities Space Research Association/Ames Research Center), Wfc3 Science Oversight Committee, Hubble Heritage Team (Stsci/Aura)

Quale modo migliore per festeggiare il 4 luglio, di una “scoppiettante” immagine scattata dal telescopio Nasa/Esa Hubble! Molto simili alle scintille prodotte dai fuochi d’artificio (che di solito sono i protagonisti nelle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza negli Stati Uniti), questo gruppo di giovani e brillanti stelle sono state ritratte dalla Wide Field Camera 3 in due occasioni nel 2009 sia nell’ottico che nell’infrarosso (per catturare tutti gli elementi presenti, come idrogeno, ferro e zolfo). continua ...

Fetonte e la sua misteriosa luce blu

Rappresentazione artistica della luce polarizzata riflessa dal near-Earth object Fetonte, obiettivo della futura missione Destiny. Crediti: Naoj

Fetonte, l’asteroide formalmente identificato con la sigla 3200 Phaethon e responsabile delle Geminidi, è di nuovo al centro dell’attenzione. Lo scorso dicembre era stato osservato a 10 milioni di km dalla Terra, e molte delle sue caratteristiche erano state oggetto dell’attenzione mondiale per il suo passaggio “ravvicinato”. Ora il misterioso asteroide è protagonista di un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, basato sulle recenti osservazioni ottenute da un gruppo internazionale di astronomi con il telescopio Pirka dell’osservatorio Nayoro di Hokkaido, in Giappone. Osservazioni che hanno mostrato come la superficie dell’asteroide rifletta la luce con minore intensità del previsto. continua ...