Scienza a tutto tondo al Focus Live di Milano

Dal 08.11.2018 al 11.11.2018

Non poteva che essere Piero Angela l’ospite d’onore che aprirà il primo Focus Live, la nuova kermesse scientifica rivolta al grande pubblico, prevista dall’8 all’11 novembre presso il Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”, a Milano.

Un Festival, quello di Focus, tutto dedicato al futuro, com’è nello stile del “mensile più letto dagli italiani”. Sei aree tematiche – Homo, terra, tecnologia, scienza, spazio ed esperienze – distribuite in cinque padiglioni, con decine di laboratori e oltre cento incontri, dibattiti e spettacoli che compongono un’esplorazione dei semi del domani. Nell’idea di scegliere i migliori fra i tanti possibili. continua ...

Una figlia delle prime stelle nella Via Lattea

L’immagine mostra la regione di cielo nella quale è stata scoperta la stella. Crediti: Eso/Beletsky/Dss1 + Dss2 + 2Mass

Un gruppo di astronomi, guidati da Kevin Schlaufman della Johns Hopkins University, ha scoperto quella che potrebbe essere una delle stelle più antiche dell’universo, un corpo quasi interamente fatto di materiali prodotti direttamente dal Big Bang.

Si sapeva già che la stella catalogata come 2Mass J18082002–5104378 rappresenta un raro “fossile galattico” (vedi qui su Media Inaf), risalente all’epoca di formazione della Via Lattea. Tuttavia è insolita, perché, a differenza di altre stelle con un contenuto metallico molto basso, fa parte del cosiddetto disco sottile della Via Lattea, la parte della galassia in cui risiede anche il Sole. continua ...

Parker Solar Probe saluta il Sole da vicino

Rappresentazione artistica del Parker Solar Probe della Nasa davanti al Sole. Crediti: JHU APPLIED PHYSICS LAB / NASA

Il Parker Solar Probe arriverà a “toccare il Sole” e diciamo che l’obiettivo è vicino. La sonda della Nasa – lanciata lo scorso 11 agosto – ha raggiunto a velocità da record il suo primo perielio, il punto sulla sua orbita più vicino al Sole. Volando attraverso un materiale che raggiunge quasi due milioni di gradi, alle 4:28 di questa notte il veicolo spaziale è arrivato a 15 milioni di chilometri dalla superficie solare, raggiungendo una velocità massima (relativa al Sole) di oltre 340mila chilometri l’ora. continua ...

Alle origini del neutrino extragalattico

Elena Pian, dirigente di ricerca all’Inaf di Bologna

Fra l’agosto e il settembre del 2017, come direbbe Virginia Woolf, l’astronomia è cambiata. Nell’arco di 36 giorni sono stati osservati due eventi che hanno inaugurato, il primo, e sancito, il secondo, la nascita di quella che viene oggi chiamata – con espressione un po’ goffa, per quanto approvata dalla Cruscaastronomia multimessaggera: la coppia onde gravitazionali e onde elettromagnetiche nel caso di Gw170817, l’evento del 17 agosto; e la coppia neutrino e fotoni (dunque, di nuovo, onde elettromagnetiche) nel caso di Ic170922A, l’evento del 22 settembre. continua ...

L’effervescente galassia dello Scultore

Il Vst (Vlt Survey Telescope) ha catturato in dettaglio la bellezza della vicina spirale Ngc 253. Le regioni luminose di formazione stellare ancora in atto sono distribuite in tutta Ngc 253, che sta producendo furiosamente nuove stelle. Crediti: Eso/Inaf-Vst
Acknowledgement: A. Grado/L. Limatola/Inaf-Osservatorio astronomico di Capodimonte

Ngc 253, meglio nota come Galassia dello Scultore, si trova in direzione dell’omonima costellazione che si affaccia sopra l’orizzonte meridionale, nelle prime ore di buio in questo mese di novembre. Ngc 253  è una delle galassie più brillanti nel cielo e può essere osservata già con un buon binocolo. Strumenti più potenti ci mostrano la sua disposizione, quasi completamente di taglio rispetto a noi, e la struttura con i bracci a spirale ben definiti e il suo nucleo centrale luminoso. Scoperta in Inghilterra da Caroline Herschel  nel 1783, Ngc 253 è una galassia a spirale che si trova a circa 13 milioni di anni luce da noi ed è la più brillante di un piccolo insieme di galassie chiamato Gruppo dello Scultore, tra i più vicini al nostro gruppo locale di galassie. Ngc 253 è una galassia di tipo starburst, dove cioè è stata osservata una intensa attività di formazione stellare. continua ...

La scienza rigenera Napoli

Dal 08.11.2018 al 11.11.2018

Ritorna a casa, davanti al mare di Coroglio e all’isola di Nisida, la 32a edizione di Futuro Remoto, la più longeva festa della scienza in Europa. Ri-Generazione è il tema delle iniziative che oltre 100 tra le più importanti istituzioni accademiche, scientifiche e culturali italiane proporranno nelle 12 aree tematiche del festival, un modo per mettere in circolo le idee e le esperienze, seguendo il modello di economia circolare per uno sviluppo sostenibile e condiviso della nostra società e del pianeta tutto. continua ...

Dal Cile alle Hawaii, è l’ora dei megatelescopi

Il rendering artistico del Thirty Meter Telescope in cima al Mauna Kea. Crediti: Tmt International Observatory

Nei prossimi anni vedremo il sorgere di strutture mastodontiche dedicate allo studio del cosmo. Nello specifico, oggi parliamo dell’’Extremely Large Telescope (Elt), che è attualmente in costruzione nel remoto deserto cileno di Atacama, e del Thirty Meter Telescope (Tmt), telescopio gigante con un’invidiabile ottica dal diametro di 30 metri che verrà costruito – salvo problemi giuridici –  alle Hawaii. continua ...

Stelle “Neanderthal” nella Via Lattea

Rappresentazione artistica della fusione tra la galassia Gaia-Encelado e la nostra Via Lattea, avvenuta durante le prime fasi di formazione della galassia, 10 miliardi di anni fa. Crediti: Esa; Koppelman, Villalobos and Helmi; Nasa/Esa/Hubble

Circa dieci miliardi di anni fa, quando la Terra ancora non esisteva e il Sole nemmeno, alla nostra galassia, la Via Lattea, è accaduto qualcosa. Qualcosa di grosso: un incontro traumatico del quale ancora porta i segni. Segni assai difficili da afferrare, soprattutto per noi che nella Via Lattea ci siamo dentro fino al collo. E infatti non ce n’eravamo mai accorti prima, benché sia una storia vecchia, appunto, miliardi di anni. Per riuscire a rendersene conto sono stati necessari i dati raccolti dal telescopio spaziale Gaia dell’Esa nei suoi primi 22 mesi di osservazioni. In particolare, i dati di quei sette milioni di stelle per le quali sono disponibili informazioni complete su velocità e posizione. Ebbene, alcune di queste stelle, circa trentamila, hanno tratti e comportamenti anomali: sono stelle decisamente fuori dagli schemi, compreso lo schema stellare per eccellenza, il diagramma Hertzsprung-Russell. E vanno contromano. continua ...

Buonanotte, Dawn: missione conclusa

Dawn vicino a Cerere

La missione della sonda spaziale Dawn della Nasa, a cui l’Italia ha dato un importante contributo con l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), si è conclusa dopo 11 anni e due estensioni della sua vita operativa a causa dell’esaurimento di idrazina, il propellente che di solito viene utilizzato per il controllo orbitale e di assetto dei satelliti.

Dawn, che in italiano vuol dire “alba”, ha studiato l’infanzia del nostro Sistema solare per scoprirne le origini e l’evoluzione. Lanciata il 27 settembre 2007 da Cape Canaveral a bordo del razzo Delta II 7925H nell’ambito del Programma Discovery, Dawn è stato l’unico veicolo spaziale ad aver orbitato attorno a due corpi celesti distinti nello spazio profondo: l’asteroide Vesta e il pianeta nano Cerere, il cui studio ha fornito molte indicazioni sulla formazione del Sistema solare. Nel suo lungo viaggio di avvicinamento ai due obiettivi, Dawn ha anche effettuato un flyby con il pianeta Marte. continua ...

Paso doble tecnologico per lampi radio veloci

In alto: veduta aerea dello Ska Pathfinder australiano di Csiro (Askap). Crediti: Csiro. A destra: veduta aerea di alcune delle 256 “tessere” appartenenti al Murchison Widefield Array. Crediti: Icrar

In uno studio pubblicato su Astrophysical Journal Letters un team di ricercatori ha scoperto nuove informazioni su uno dei fenomeni più misteriosi ed elusivi dell’universo: i lampi radio veloci (fast radio burst), potenti impulsi di onde radio provenienti dallo spazio profondo con una durata di appena pochi millisecondi. continua ...

“Children of the Universe” al Festival dei popoli

04.11.2018, ore 11:00

È la prima volta che il Festival dei Popoli – il principale festival internazionale del film documentario in Italia, a Firenze, quest’anno alla 59° edizione – apre una sezione di documentari dedicata a bambini e giovani spettatori. Nell’ambito di questa sezione, KinderDocs, segnaliamo la proiezione di “Children of the Universe – Grand et Petit” di Camille Budin. Si tratta di un film breve (54 minuti) per ragazzi e famiglie che documenta il percorso alla scoperta dei misteri dell’universo dei bimbi di una scuola elementare tra le nevi delle montagne svizzere. continua ...

Bye bye Kepler, nove anni di scoperte

Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Kepler. Crediti: Nasa

Ve lo avevamo annunciato qualche mese fa, che il telescopio orbitante Kepler sarebbe andato “in pensione”, e così è successo. Dopo nove anni trascorsi nello spazio profondo a raccogliere dati e a scoprire esopianeti (più di 2600 gli esemplari nella sua collezione), il satellite della Nasa ha terminato le scorte di idrazina, il carburante che lo ha reso funzionante in tutti questi anni. Lanciata il 7 marzo 2009 con un vettore Delta II dalla Cape Canaveral Air Force Station e aggiornata anni dopo nella versione K2, la sonda ha fatto la storia della caccia ai pianeti extrasolari, ma adesso le operazioni sono terminate per sempre. La Nasa ha deciso di “parcheggiare” il veicolo spaziale nella sua attuale orbita, lontano dalla Terra. Ricordiamo che la stessa fine è prevista anche per Dawn della Nasa, a cui l’Italia partecipa con un significativo contributo scientifico grazie all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). La sonda Dawn si prepara a concludere, dopo 11 anni, la sua missione sempre per mancanza di propellente. continua ...

A caccia della “forza oscura” nell’anello di Lhc

Caterina Doglioni, ricercatrice alla Lund University (Svezia) e responsabile di DarkJets, un progetto europeo per cercare tracce di materia oscura nei dati prodotti dall’esperimento Atlas al Cern. Crediti: Lena Björk Blixt

Raggiungiamo Caterina ad Amburgo, ma da tre anni vive a Lund, in Svezia. Nata a Feltre, in provincia di Belluno, laurea a Roma grazie a una borsa di studio dei Cavalieri del lavoro, poi dottorato a Oxford. «Ci sono finita per amore», confida a Media Inaf, «un ragazzo dell’Irlanda del Nord conosciuto durante una summer school al Cern, all’ultimo anno di università. Era lì come summer student anche lui, era intenzionato a fare domanda per il dottorato a Oxford, e io ho fatto lo stesso. Mi è andata bene, mi hanno preso». E l’amore irlandese? «È andata bene anche con lui: ci siamo sposati. In Italia», ci tiene a sottolineare. Poi di nuovo Ginevra per il postdoc, e infine la Svezia, nei luoghi della serie poliziesca The Bridge. «È girata proprio vicino a dove abito io, però è un posto tranquillissimo», garantisce, «ci sono molti più omicidi nella serie!». continua ...

Lampi di luce all’orizzonte degli eventi di Sgr A*

Nell’immagine vediamo la parte centrale della nostra galassia, la Via Lattea, come la riprende nel vicino infrarosso lo strumento Naco del Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso. Gli astronomi, seguendo per 16 anni i moti delle stelle al centro dell’immagine, hanno potuto determinare la massa del buco nero che si nasconde proprio nel centro galattico. Crediti: Eso/S. Gillessen et al.

Lo strumento Gravity dell’Eso installato sul Vlti (l’interferometro del Very Large Telescope) è stato usato dai ricercatori di un consorzio di istituti europei, tra cui l’Eso stesso, per osservare lampi di radiazione infrarossa provenienti dal disco di accrescimento intorno a Sagittarius A*, l’oggetto massiccio nel cuore della Via Lattea. I lampi osservati forniscono la conferma definitiva che l’oggetto al centro della nostra galassia è veramente, come da lungo ipotizzato, un buco nero supermassiccio. I lampi hanno origine nel materiale che orbita molto vicino al cosiddetto orizzonte degli eventi del buco nero, rendendo queste le osservazioni più dettagliate mai fatte di materiale in orbita così vicino a un buco nero. continua ...

Pochi metalli, tanti pianeti

Rappresentazione artistica di un sistema planetario. Crediti: Michael S. Helfenbein

Esaminando settecento stelle e i rispettivi sistemi planetari, un team di ricercatori della Yale University ha scoperto che i sistemi compatti con molti pianeti si formano con maggiore probabilità intorno a stelle con bassa metallicità, cioè contenenti percentuali di elementi più complessi dell’elio inferiori rispetto al nostro Sole. Questo risultato va contro una buona fetta della ricerca corrente, concentrata su stelle con metallicità più alta di quella solare. continua ...

Ryugu ad altissima risoluzione

Superficie di Ryugu fotografata il 15 ottobre alle 15:44 (ora italiana) dalla Optical Navigation Camera a bordo di Hayabusa2 da un’altitudine di circa 42 metri. Crediti: Jaxa, Università di Tokyo, Università di Kochi, Università di Rikkyo, Università di Nagoya Chiba Institute of Technology, Università di Meiji, Università di Aizu, Aist

La seconda prova di touchdown è stata eseguita tra il 14 e il 16 ottobre scorso. Il giorno 15, poco prima delle 22:44 ora di Tokyo (15:44 qui in Italia), la navicella spaziale Hayabusa2 ha raggiunto quota 22,3 metri, fotografando con successo la superficie dell’asteroide scoperto per la prima volta nel 1999. Usando il sistema ottico di navigazione a bordo della sonda (Onc, Optical Navigation Camera), costituito da una fotocamera telescopica (Onc-T) e due grandangolari (W1 e W2), l’agenzia spaziale giapponese (Jaxa) è riuscita a portare a casa l’immagine a più alta risoluzione mai ottenuta fino a ora. La risoluzione pari a circa 4,6 mm/pixel – superiore a quella massima di AMICA, la fotocamera della prima missione di Hayabusa, che era di 6 mm/pixel – permette di distinguere anche rocce con un diametro di appena 2 o 3 cm. continua ...

Galassia sterile, è colpa del vento molecolare

Composizione artistica del Gran Telescopio Milimétrico Alfonso Serrano (Gtm) che osserva Iras17020+4544. Sulla sinistra una vista notturna del Gtm. Sul fondo il campo della galassia Iras17020+4544 osservato dalla Sloan Digital Sky Survey. Il punto bianco brillante al centro della galassia è il nucleo attivo, mentre quello arancione è una stella del campo. Sulla destra: spettro del Gtm ottenuto dallo spettrografo Rrs. La riga intensa viene emessa da molecole di monossido di carbonio contenute nel gas della galassia. L’ala larga della riga disegnata in blu traccia il vento molecolare che si sta muovendo a una velocità di circa 700 km/s. Crediti: Departamento de Imagen y Diseño, Inaoe/A. Gómez-Ruiz/Sdss/Longinotti et al. 2018 continua ...

Relatività e onde gravitazionali, una storia lunga

Roberto Lalli, ricercatore in storia delle scienze fisiche moderne presso il Max Planck Institute for the History of Science di Berlino

A fine giugno è apparso su Nature Astronomy un articolo dedicato alla relatività generale e alle onde gravitazionali che aiuta a comprendere i passaggi storici principali nella ricerca sulla teoria della relatività generale. Media Inaf ne ha parlato direttamente con uno dei tre autori, Roberto Lalli, ricercatore in Storia delle scienze fisiche moderne al Max Planck Institute for the History of Science. Ne è scaturita una lunga intervista che ci aiuta a ripercorrere la storia della relatività generale, la sua svolta astrofisica e la storia delle onde gravitazionali. continua ...

Hubble-Lemaître, gli astronomi hanno detto sì 

Alcuni membri dell’Unione astronomica internazionale durante una votazione. Crediti: Iau/M. Zamani

Volete voi cambiare nome alla più famosa legge della cosmologia – la legge di Hubble, quella che descrive la velocità di espansione dell’universo? La domanda era stata posta nel corso dell’ultima Assemblea generale dell’Unione astronomica internazionale (Iua), a Vienna, lo scorso agosto. I presenti, circa tremila, avevano detto sì: la celebre equazione : v = HD. va rinominata “Legge di Hubble-Lemaître”, in onore del fisico e astronomo belga che per primo la formulò: Georges Lemaître, appunto. continua ...

Martina Tremenda va a teatro

01.11.2018, ore 16:00

Martina Tremenda. Tavola di Angelo Adamo. Crediti: Inaf

È andata che ero stufo. Stufo marcio. In particolare, quella domenica mattina alle 6, ero stufo di due cose: di entrare nei negozi di abbigliamento e veder proposti a mia figlia (e alle figlie di tutti) abiti “da femmina”, in sfumature di rosa, pieni di bigiotteria e vezzeggiamenti, adatti, più che a ragazzine undicenni, a giovani adulte bamboleggianti. Il furto dell’ingenuità al prezzo di uno strass.

La seconda cosa di cui ero stufo era di arrivare la domenica mattina al nostro appuntamento mensile con i laboratori Astrokids, ideati da Laura Daricello (Inaf palermo) per i bambini con delle bellissime attività, ma senza avere una storia da raccontare. Martina Tremenda è nata così: da due necessità. continua ...