Danzando sul filo della ragnatela cosmica

In questa illustrazione, la traiettoria della radiazione di fondo cosmico a microonde è deviata da strutture invisibili dette “filamenti”, dando origine a un effetto – rilevato dal satellite Esa Planck (a sinistra) – noto come lente gravitazionale debole. Crediti: Siyu He, Shadab Alam, Wei Chen ed Esa/Planck

Sono state identificate deboli distorsioni nella trama della luce dell’universo primordiale dalle quali sembra possibile mappare le enormi strutture tubolari, invisibili ai nostri occhi e note come filamenti, che fungono da superstrade per la materia, che scorre al loro interno verso i densi centri come gli ammassi di galassie. Il team scientifico internazionale coinvolto nella scoperta, che comprende ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory (Lbnl) del Dipartimento dell’energia e dell’Università di Berkeley, ha analizzato i dati provenienti da svariate survey esistenti, usando sofisticate tecnologie di riconoscimento delle immagini, concentrandosi nella ricerca delle evidenze degli effetti gravitazionali che identificano le forme di questi filamenti. Per guidare e interpretare la loro analisi si sono serviti di modelli e teorie sui filamenti. continua ...

Tour in 3D al polo nord di Giove

Immagine 3D del polo nord di Giove in infrarosso, derivata dai dati raccolti dallo strumento Jovian Infrared Auroral Mapper a bordo della sonda Juno della Nasa. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Swri/Asi/Inaf/Jiram

La “pizza” che potete ammirare qui sopra è stata sfornata ieri durante l’assemblea generale della European Geosciences Union, in corso a Vienna. Gli ingredienti sono i dati ottenuti dallo strumento Jiram – il Jovian InfraRed Auroral Mapper a bordo della sonda Juno – su cicloni e anticicloni che tempestano in formazione stretta i poli di Giove, recentemente svelati da una collaborazione internazionale a guida italiana. La novità è che, con quegli ingredienti, è stata preparata un’animazione tridimensionale che ci permette di sorvolare il polo nord gioviano. Se solo potessimo vederlo in infrarosso, come effettivamente fa Jiram. continua ...

Esopianeti e stelle nel mirino del Tng

Il Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: TNG/G.Tessicini

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è entrato in una nuova fase della sua ventennale vita. Si è infatti appena concluso un processo di ideazione e selezione dei programmi scientifici che saranno il cuore dell’attività del telescopio nell’immediato futuro. E proprio in questi giorni di aprile stanno prendendo il via due progetti di grande valore scientifico che, nei prossimi anni, impegneranno una frazione importante del tempo complessivo di osservazioni disponibili al Tng. Si tratta di progetti ideati e proposti da due team guidati da altrettante ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica. Entrambi  i programmi di ricerca useranno Giarps, la nuova configurazione che unisce i due spettrografi ad alta risoluzione Harps-N (che analizza la luce visibile) e Giano-B (che invece utilizza la radiazione nel vicino infrarosso). continua ...

Due laghi alieni sotto il ghiaccio canadese

Ubicazione del Devon Ice Cap, una fra le più grandi calotte di ghiaccio dell’artico canadese. Crediti: Google Maps

Devon Ice Cap è una tra le zone più remote del pianeta. Cercandola su Google Earth, si finisce su quella serie infinita di isole ghiacciate poste tra la Groenlandia, il Canada ed il Polo, proprio quelle isole grandi e irregolari che, guardando il mappamondo quando eravate piccoli, vi hanno fatto probabilmente domandare cosa diavolo ci fosse laggiù. A questa domanda ha provato a rispondere un team di ricercatori che, grazie ad una collaborazione scientifica tra Canada, Stati Uniti e Gran Bretagna, è andato a monitorare quei ghiacci remoti con aerei dotati di radar. Coordinatrice dello studio, appena pubblicato sulla rivista Science Advances, è Anja Rutishauser, attualmente dottoranda presso l’Università canadese di Alberta ma con già in programma un trasferimento in Texas dopo il PhD. continua ...

Sulla Namibia, il volto violento della Via Lattea

L’osservatorio Hess al completo, con i quattro telescopi da 12 metri e il nuovo telescopio Hess II da 28 metri. Crediti: Hess collaboration, Clementina Medina

Si chiama Hess, acronimo di High Energy Stereoscopic System. Sorge in Africa, nel deserto della Namibia. È formato da cinque enormi telescopi per luce Cherenkov: quattro da 12 metri di diametro, il quinto da 28 metri, per un totale di quasi mille metri quadri di area di raccolta. E ora si è guadagnato un intero numero – l’ultimo, quello di aprile – di Astronomy & Astrophysics: uno speciale in 14 articoli dove sono elencati i risultati conseguiti in 15 anni di studio d’oggetti come le pulsar, i resti di supernove e i microquasar. continua ...

Settimana dell’astronomia, lunedì si parte

Dal 16.04.2018 al 21.04.2018

Dal laboratorio dello IAPS di Roma “Pianeti in una stanza”

Giunta alla diciannovesima edizione, la Settimana nazionale dell’astronomia si terrà quest’anno dal 16 al 21 aprile. Tema portante per il 2018 è “La spettroscopia: l’eredità scientifica di Padre Angelo Secchi”, in ricordo della figura di Angelo Secchi (del quale ricorre il bicentenario della nascita) e del ruolo fondamentale nello studio degli spettri di emissione delle stelle nell’indagine astronomica moderna. Organizzata dalla Società astronomica italiana (Sait) in collaborazione con il Miur e in sinergia con l’Inaf, il programma propone agli studenti una serie di iniziative (visite alle sedi e ai laboratori dell’Inaf, osservazioni del cielo, lezioni e conferenze) per avvicinarli al mondo della ricerca e dell’astronomia. In particolare l’edizione di quest’anno si coordina con le attività delle Olimpiadi di astronomia: le finali della XVI edizione si terranno a Bari dal 18 al 20 aprile, sovrapponendosi così con le attività divulgative dell’Inaf durante la Settimana. continua ...

Sphere, due dischi per tre stelle

Immagine del disco di polveri attorno alla stella GSC 07396-00759, che si presenta di taglio rispetto alla nostra linea di vista. Il disco grigio maschera la luce della stella al centro del disco stesso. Crediti: ESO/Sissa et al.

Un gruppo di ricercatori guidato da Elena Sissa, dell’Inaf di Padova, ha individuato un disco composto molto probabilmente da gas e polveri attorno a una stella nana rossa. Questo corpo celeste, denominato Gsc 07396-00759, è parte di un sistema di tre stelle tra loro legate gravitazionalmente. Le altre due stelle che compongono il trio sono già note per possedere un altro disco che le circonda entrambe, costituito perlopiù da gas. La scoperta del disco attorno a Gsc 07396-00759 è stata ottenuta dallo strumento Sphere (Spectro-polarimetric high-contrast exoplanet research) installato al telescopio Ut3 del Very Large Telescope dell’Eso, in Cile, ed è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics. continua ...

Quelle giovani stelle ammantate di polvere

Questa spettacolare immagine ottenuta dallo strumento Sphere montato sul Very Large Telescope dell’Eso mostra con dettagli senza precedenti il disco di polvere attorno alla stella IM Lupi. Crediti: Eso/H. Avenhaus et al./Dartts-S collaboration

Lo strumento Sphere installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso in Cile permette agli astronomi di sopprimere la luce brillante delle stelle vicine per fornire una miglior veduta delle regioni che le circondano. Questa raccolta di immagini di Sphere è solo un esempio dell’ampia varietà di dischi di polvere che si trovano intorno a giovani stelle. Questi dischi sono molto diversi per dimensione e forma – alcuni contengono anelli brillanti, alcuni anelli scuri e altri assomigliano addirittura a un hamburger. Differiscono notevolemente nell’aspetto anche a seconda della loro orientazione nel cielo – da circolari quando visti di faccia a dischi sottili quando osservati di taglio. continua ...

Un calamaro alla ricerca della materia oscura

Il piccolo quadratino che compone il dispositivo Squid. Credits: Sean O’Kelley

Macho, smidollati e calamari. Negli anni diversi candidati dagli acronimi bizzarri si sono fatti avanti per provare a svelare il mistero della materia oscura e sono stati man mano scartati. Ci sono i Macho (MAssive Compact Halo Object, oggetto compatto massiccio d’alone), corpi celesti massicci presenti ai confini delle galassie, nei cosiddetti “aloni”, con una luminosità ridotta. Oppure le Wimp (Weakly Interacting Massive Particle, particelle massive debolmente interagenti), termine che potrebbe essere tradotto in italiano come “smidollato”, particelle ipotetiche mai osservate. Ad aggiungersi all’elenco, nel progetto Admx (Axion Dark Matter Experiment) dell’Università di Washington, questa volta non come candidato ma come strumento per individuarne uno, è arrivato Squid (superconducting quantum interference devices): nella tradizione di strani acronimi, traducibile con “calamaro”. continua ...

Mappa stellare di Gaia 2.0

La mappa stellare di Gaia della prima release verrà aggiornata,, dal 25 aprile, con miliardi di nuovi dati. Crediti: ESA

Una mappa che mostri tutte le stelle nella nostra galassia, con la loro posizione, il loro movimento, la loro luminosità, il loro spettro, ma anche la temperatura superficiale e tanto altro. Il sogno di ogni astronomo che sta pian piano diventando realtà grazie a Gaia, missione Esa con un obiettivo ambizioso: creare la più grande e dettagliata mappa tridimensionale della Via Lattea e anche delle galassie vicine. Il prossimo 25 aprile verrà pubblicata la seconda release di dati e i numeri si prospettano “spaziali”. continua ...

Cheops il misura-pianeti va a Madrid

Il telescopio Cheops nella camera pulita dell’Università di Berna. Crediti Thomas Beck / Universität Bern

Impacchettato in un contenitore hi-tech su misura, il telescopio spaziale Cheops (CHaracterising ExOPlanet Satellite) dell’Esa partirà domani, martedì 10 aprile, alla volta di Madrid, tappa fondamentale del viaggio che culminerà nel lancio a bordo di un razzo Soyuz – previsto a inizio 2019 – per essere lanciato in orbita, a 700 km di quota, a studiare i pianeti extrasolari. Scopo principale della missione sarà la misura fotometrica ad altissima precisione di transiti, così da determinare con esattezza la dimensione di esopianeti con masse comprese fra quella della Terra e quella di Nettuno. continua ...

Da Napoli a Marte, un ticket per MicroMed

Il laboratorio semovente della miissione ExoMars 2020. Crediti: Esa/Atg medialab

Alla fine anche lui ha staccato un importante biglietto per Marte. Partenza prevista, tra due anni, a bordo della missione Exomars 2020 delle agenzie spaziali europea e russa. Il fortunato passeggero non è però un astronauta in carne e ossa, ma MicroMed, strumento scientifico che verrà finanziato dalla Regione Campania grazie a un finanziamento appena deliberato di oltre 4 milioni di euro. Alla guida scientifica di MicroMed, frutto di una collaborazione internazionale tra Inaf, Politecnico di Milano, Inta di Madrid, Iki di Mosca e il supporto dell’Agenzia spaziale italiana, c’è Francesca Esposito, ricercatrice dell’Inaf di Capodimonte a Napoli, alla quale abbiamo rivolto qualche domanda. continua ...

Contrordine, la materia oscura non interagisce

Le quattro galassie centrali nel cuore dell’ammasso Abell 3827 viste in una gamma ampia di lunghezze d’onda, tra cui l’imaging in ultravioletto con il telescopio spaziale Hubble (mostrato in blu) e l’imaging di Almaa lunghezze d’onda submillimetriche (indicate come linee di contorno rosse). A queste ultime lunghezze d’onda, l’ammasso in primo piano diventa quasi trasparente, consentendo di vedere più chiaramente la galassia sullo sfondo. Ciò rende più facile apprezzarne la distorsione rispetto alle precedenti osservazioni condotte con il solo Hubble. Crediti: Nasa/Esa/Eso/Richard Massey (Durham University) continua ...

Nel cerchio di luce, una stella morta

Vista di Muse dei dintorni di una stella di neutroni nascosta nella Piccola nube di Magellano. Crediti: Eso/F. Vogt et al.

Nuove, spettacolari immagini, prodotte a partire dai dati di telescopi da terra e dallo spazio, ci raccontano la storia della caccia a un oggetto elusivo nascosto tra un complesso intrico di filamenti di gas nella Piccola Nube di Magellano, a circa 200mila anni luce da Terra.

Nuovi dati dello strumento Muse installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso, in Cile, hanno rivelato un notevole anello di gas nel sistema 1E 0102.2-7219, in lenta espansione tra numerosi altri filamenti di gas e polvere in movimento, ciò che rimane dopo un’esplosione di supernova.  La scoperta ha permesso all’equipe guidata da Frédéric Vogt, Eso fellow in Cile, di identificare la prima stella di neutroni isolata con un basso campo magnetico al di là della Via Lattea. continua ...

Un centesimo di pixel: l’ultima acrobazia di Hubble

Misurare le distanze nell’universo in teoria è un gioco da ragazzi, ma nella pratica può essere piuttosto complicato, sopratutto se si vuole misurare con precisione la distanza di un oggetto che ora sappiamo essere a 7800 anni luce da noi. Si tratta di ammasso globulare, un’enorme assembramento di stelle ravvicinate denominato Ngc 6397, uno dei più vicini al nostro sistema solare. La sua distanza è stata misurata da un team di astronomi applicando un approccio innovativo a una tecnica che risale all’antica Grecia. continua ...

Parker, in missione là dove il Sole brucia

Rappresentazione artistica del Parker Solar Probe. Crediti: Jhu/Apl

Pensate che il nostro Sole sia una stella tranquilla? Ebbene, vi sbagliate. Se noi esistiamo è perché il campo magnetico terrestre ci protegge da un violento flusso di particelle cariche, chiamato vento solare ed emesso dalla corona, la parte più esterna dell’atmosfera della nostra stella ed estremamente calda: quasi due milioni di gradi! Perché questa temperatura così alta? E come si origina l’enorme bolla di gas ionizzato che si espande a velocità supersoniche proprio dalla corona solare? A queste e ad altre domande cercherà di rispondere Parker Solar Probe, una sonda il cui lancio è previsto il 31 luglio di quest’anno, intitolata a Eugene Parker, astrofisico che per primo sviluppò, negli anni ’50, la teoria sul vento solare. continua ...

Vita aliena: no fosforo, no party

Immagine composita che mostra i dati all’infrarosso (in rosso), luce visibile (verde) e ultravioletto (viola) della Nebulosa del Granchio. Crediti: J. Greaves

Nel corso dell’edizione 2018 della European Week of Astronomy and Space Science a Liverpool, un gruppo di ricercatori della Cardiff University ha presentato dei risultati interessanti nel campo della ricerca di vita “aliena” al di fuori del Sistema solare. Jane Greaves e Phil Cigan hanno dato la “caccia” nell’Universo all’elemento chimico che tra gli altri è legato alla vita sulla Terra: il fosforo (P). L’equazione è semplice ma severa: se la quantità di fosforo in giro per il cosmo è bassa o inesistente, allora la vita (come noi la conosciamo) non ha modo di esistere. continua ...

Diecimila buchi neri al centro della Via Lattea

L’immagine del centro della Via Lattea visto da Chandra con indicate nei cerchietti azzurri le fonti a raggi X.
Crediti: Nasa/Cxc/Sao/Nature/Hailey et al.

Al centro della nostra galassia si trova un buco nero supermassiccio, Sagittarius A*, per gli amici Sgr A*, un gigante da oltre 4 milioni di masse solari che governa il moto di tutta la Via Lattea. Da oltre due decadi però c’è il sospetto che non sia solo ma in buona compagnia: la zona attorno a Sgr A* è circondata da un alone di grandi quantità di gas e polveri, e dove ci sono grandi quantità di materiale non possono che formarsi stelle molto massicce. Le stesse stelle che alla fine del loro ciclo vitale possono trasformarsi in buchi neri. Migliaia e migliaia di buchi neri minori affollerebbero quindi le vicinanze dei buchi neri supermassicci al centro delle galassie, un’ipotesi senza conferme, almeno fino ad oggi. continua ...

M87: 6 miliardi di Soli nel suo cuore nero

Un’immagine di M87 ripresa nella luce visibile dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: Hubble/NASA/ESA

Di nomi ne ha molti: NGC 4486, M87 o più semplicemente Virgo A. Ma questa galassia ellittica, a circa 50 milioni di anni luce da noi, in direzione della costellazione della Vergine, possiede qualcosa che la rende davvero speciale, ovvero il suo buco nero ospitato nelle sue regioni centrali. La sua massa è quasi inimmaginabile: gli scienziati la stimano in oltre sei miliardi di volte quella del nostro Sole. Un “mostro” cosmico che di certo non si nasconde, sparando quasi nella nostra direzione un potentissimo getto di materia a velocità prossime a quella della luce, fino a enormi distanze. Anche se in queste sere d’aprile M87 è piuttosto alta in cielo, verso sud, non è facile osservarla. Per poterla scorgere è necessario almeno un piccolo telescopio. continua ...

Hubble trova Lensed Star 1, la più lontana

Immagine composita della scoperta della stella più distante singolarmente individuata. Crediti: NASA/ESA e P. Kelly (University of California, Berkeley)

Nell’aprile 2016, un folto gruppo internazionale di astrofisici stava osservando con il telescopio spaziale Hubble l’evoluzione di una lontana supernova, soprannominata Refsdal in onore dell’astronomo norvegese Sjur Refsdal. Refsdal è stato un pioniere dello studio delle lenti gravitazionali, ovvero dell’effetto di deviazione indotto da una massa molto grande sul fascio di luce proveniente da una fonte retrostante rispetto al punto di vista terrestre; naturalmente la supernova a lui dedicata subisce esattamente questo effetto, a causa della deflessione della luce prodotta da un gigantesco ammasso di galassie frapposto. continua ...