Danzando sul filo della ragnatela cosmica

In questa illustrazione, la traiettoria della radiazione di fondo cosmico a microonde è deviata da strutture invisibili dette “filamenti”, dando origine a un effetto – rilevato dal satellite Esa Planck (a sinistra) – noto come lente gravitazionale debole. Crediti: Siyu He, Shadab Alam, Wei Chen ed Esa/Planck

Sono state identificate deboli distorsioni nella trama della luce dell’universo primordiale dalle quali sembra possibile mappare le enormi strutture tubolari, invisibili ai nostri occhi e note come filamenti, che fungono da superstrade per la materia, che scorre al loro interno verso i densi centri come gli ammassi di galassie. Il team scientifico internazionale coinvolto nella scoperta, che comprende ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory (Lbnl) del Dipartimento dell’energia e dell’Università di Berkeley, ha analizzato i dati provenienti da svariate survey esistenti, usando sofisticate tecnologie di riconoscimento delle immagini, concentrandosi nella ricerca delle evidenze degli effetti gravitazionali che identificano le forme di questi filamenti. Per guidare e interpretare la loro analisi si sono serviti di modelli e teorie sui filamenti. continua ...

Danzando come se non ci fosse dark matter

Federico Lelli, 33 anni, coautore dell’articolo pubblicato su Science, è nato a Chiaravalle (Ancona) ed è oggi ricercatore postdoc all’Eso

Nella periferia di Centaurus A, una galassia a circa 13 milioni di anni luce da noi, si aggirano alcune galassie nane satelliti. Niente di strano, se non fosse che 14 (su 16 osservate) di queste galassie si aggirano in un modo che sta creando parecchi grattacapi ai cosmologi: osservazioni e simulazioni non vanno d’accordo. Peggio ancora: ciò che mostrano le osservazioni, illustra un articolo pubblicato oggi su Science, non è spiegabile dal modello cosmologico standard, quello basato sulla materia oscura fredda. continua ...