Esopianeti abitabili: arrivano i 4 di Speculoos

I telescopi del progetto Speculoos Southern Observatory guardano lo straordinario cielo notturno sopra il Deserto di Atacama, in Cile. Crediti:
Eso/ P. Horálek

Lo Speculoss Southern Observatory (Sso) è stato installato con successo all’Osservatorio del Paranal dell’Eso e ha ottenuto le sue prime immagini di ingegneria e calibrazione – un processo noto come prima luce. Dopo aver terminato questa fase di rodaggio, la nuova schiera di telescopi cercatori di pianeti inizierà le operazioni scientifiche, con l’inizio delle osservazioni nel gennaio 2019. continua ...

Super brillamenti dannosi per gli esopianeti?

Rappresentazione artistica di una giovane nana rossa che spazza via l’atmosfera di un pianeta con un super brillamento. Crediti: Nasa, Esa e D. Player (Stsci)

In uno studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal, un gruppo di ricercatori – fra i quali Isabella Pagano dell’Istituto nazionale di astrofisica di Catania – ha sfruttato il telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, nell’ambito del programma Hazmat (HAbitable Zones and M dwarf Activity across Time), per studiare nell’ultravioletto i brillamenti provenienti da 12 stelle di tipo nana rossa e per capire come queste potenti emissioni di energia influenzino gli esopianeti presenti nelle loro zone abitabili. continua ...

Alla ricerca di esopianeti con l’Earth Factor

È stato annunciato durante la sessantanovesima edizione dello Iac, l’International Astronautical Congress, in corso in a Brema (Germania), l’avvio ufficiale della costruzione del Satellite Plato (PLAnetary Transits and Oscillations of stars) dedicato alla ricerca e allo studio degli esopianeti. La realizzazione del satellite sarà affidata a Ohb System Ag mentre Thales Alenia Space sarà partner del progetto e si occuperà dell’avionica e dell’integrazione del modulo di servizio. La missione vede in prima linea l’Italia grazie all’Agenzia spaziale italiana e al contributo scientifico e tecnologico dell’Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica. continua ...

Impronte digitali per gli esopianeti

Catalogo degli spettri del nostro Sistema solare. Crediti: Jack Madden/Nasa

Per risolvere il caso, sia nella finzione che nella realtà, le impronte digitali risaltano tra gli strumenti utilizzati dai detective. Se al posto dei segni lasciati dalla pelle ci sono impronte “di luce”, gli astronomi possono indagare e svelare i misteri degli esopianeti.

Lisa Kaltenegger, professoressa associata di astronomia alla Cornell University e direttrice del Carl Sagan Institute, e  Jack Madden, doctoral candidate al Carl Sagan Institute e alla Cornell University,  hanno creato un catalogo di riferimento, utilizzando spettri calibrati e albedo geometriche (la luce riflessa da una superficie) di 19 corpi del nostro Sistema solare: gli otto pianeti, nove lune – dalle ghiacciate alle ricoperte di lava- e due pianeti nani, Cerere nella fascia degli asteroidi e Plutone da quella di Kuiper. continua ...

Tess: pronto a scovare nuovi esopianeti

A distanza di pochi mesi dal suo decollo, avvenuto giovedì 19 aprile dalla base militare di Cape Canaveral in Florida, negli Stati Uniti, il cacciatore di esopianeti Tess è già pronto per fornirci i primi dati del suo bottino di caccia. Il satellite, infatti, dovrebbe trasmettere la sua prima serie di dati scientifici a partire dal mese di agosto prossimo, e successivamente, periodicamente ogni 13,5 giorni, momento nel quale il satellite si trova più vicino alla Terra.

Il Tess Science Team del Massachusetts Institute of Technology (Mit) inizierà ad analizzare il bottino, alla ricerca di nuovi esopianeti, immediatamente dopo l’arrivo della prima serie di dati. continua ...

K2 scopre 78 esopianeti in tempi record

Riproduzione artistica della sonda Kepler. Crediti: Nasa

Quasi 80 oggetti “candidati alla carica” di pianeta sono stati scoperti da un gruppo di scienziati del Mit, il Massachusetts Institute of Technology, utilizzando K2, l’aggiornamento della missione Kepler della Nasa, e scandagliando la bellezza di 50mila stelle.

I ricercatori hanno illustrato i risultati sulla rivista The Astrophysical Journal. Tra le scoperte più importanti, gli esperti segnalano il probabile pianeta che orbita attorno alla stella HD 73344, l’astro più luminoso attorno a cui sia stato scoperto un oggetto dalla missione della Nasa, in attività dal 2009. continua ...

Ritratti molecolari: così ti fotografo gli esopianeti

Il pianeta diventa visibile quando si cercano le molecole di acqua (H2O) o monossido di carbonio (CO). Tuttavia, poiché nella sua atmosfera non ci sono né metano (CH4) né ammoniaca (NH3), rimane invisibile quando si cercano queste molecole, proprio come la stella ospite, che non contiene nessuna di queste quattro sostanze. Crediti: UniGe

Come “fotografare” un pianeta extrasolare? È un problema enorme. Gli esopianeti non si vedono. Così come i pianeti del nostro sistema solare, sono corpi che splendono poco e di sola luce riflessa: quella luce, diretta e molto più intensa, emessa dalla stella attorno alla quale orbitano. Intensa al punto da rendere i pianeti extrasolari – rarissime eccezioni a parte, per esempio se sono molto grandi e molto lontani dalla stella – del tutto invisibili anche ai migliori telescopi. continua ...

Esopianeti e stelle nel mirino del Tng

Il Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: TNG/G.Tessicini

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è entrato in una nuova fase della sua ventennale vita. Si è infatti appena concluso un processo di ideazione e selezione dei programmi scientifici che saranno il cuore dell’attività del telescopio nell’immediato futuro. E proprio in questi giorni di aprile stanno prendendo il via due progetti di grande valore scientifico che, nei prossimi anni, impegneranno una frazione importante del tempo complessivo di osservazioni disponibili al Tng. Si tratta di progetti ideati e proposti da due team guidati da altrettante ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica. Entrambi  i programmi di ricerca useranno Giarps, la nuova configurazione che unisce i due spettrografi ad alta risoluzione Harps-N (che analizza la luce visibile) e Giano-B (che invece utilizza la radiazione nel vicino infrarosso). continua ...

Ariel: atmosfere degli esopianeti senza segreti

Rappresentazione artistica della sonda ARIEL in viaggio verso il punto di Lagrange L2, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Crediti: ESA/STFC RAL Space/UCL/Europlanet-Science Office

È la missione Ariel (Atmospheric Remote-Sensing Infrared Exoplanet Large-survey) dedicata allo studio delle atmosfere dei pianeti in orbita attorno a stelle distanti quella selezionata oggi dallo Space Programme Committee dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) quale prossima missione di classe media. Ariel verrà lanciata nel 2028 e nell’arco di quattro anni osserverà oltre 1000 esopianeti, realizzando un vero e proprio censimento della composizione chimica delle loro atmosfere. I dati raccolti permetteranno di rispondere a domande fondamentali sulla formazione ed evoluzione dei sistemi planetari e se possano esistere attorno ad altre stelle sistemi planetari simili al nostro. La missione Ariel è stata sviluppata da un consorzio di oltre cinquanta Istituti di quindici nazioni europee: Italia, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Spagna, Olanda, Belgio, Austria, Danimarca, Irlanda, Germania, Ungheria, Portogallo, Repubblica Ceca e Svezia. La coordinatrice della missione è Giovanna Tinetti dello University College di Londra. continua ...

A caccia di esopianeti: arriva un aiuto ExTrA

Questa veduta notturna mostra le tre cupole di ExTrA in primo piano e molti altri telescopi dell’Osservatorio di La Silla dell’Eso sullo sfondo. Crediti: Eso/Emmanuela Rimbaud

L’aggiunta più recente all’Osservatorio dell’ESO a La Silla, nel nord del Cile è ExTrA (Exoplanets in Transits and their Atmospheres), che è appena stato messo in opera con successo. ExTrA è progettato per cercare pianeti intorno a nane rosse vicine e studiarne le proprietà. Si tratta di un progetto francese finanziato dal Consiglio Europeo delle Ricerche (Erc) e dell’Agenzia nazionale francese per la ricerca. I telescopi verranno gestiti a distanza da Grenoble, Francia. continua ...

LBT: due squali alla ricerca d’esopianeti

Il telescopio LBT in arizona, di cui l’INAF è uno dei partner, utilizzato per studiare il quasar SDSS J0100+2802. Crediti: INAF- R. Cerisola

Si chiamano Shark e sono gli strumenti di nuova generazione che equipaggeranno il Large Binocular Telescope (Lbt), il grande telescopio binoculare che si trova sulla cima del monte Graham in Arizona e di cui l’Inaf è partner insieme a istituti tedeschi e statunitensi, rendendolo un formidabile cacciatore di pianeti extrasolari. L’Istituto Nazionale di Astrofisica è alla guida del progetto e del consorzio internazionale che realizzerà gli strumenti, così come della loro gestione scientifica. Il via libera alla costruzione è arrivato dal Board di LBT e i due strumenti saranno operativi entro la fine del 2019. Shark (‘squalo’ in lingua inglese e acronimo di System for coronagraphy with High order Adaptive optics from R to K band) è una coppia di strumenti, uno operativo nella banda visibile (Shark-Vis),  l’altro in quella del vicino infrarosso(Shark-Nir), che potranno funzionare in parallelo, sfruttando i due specchi principali da 8,4 metri di diametro che equipaggiano Lbt, rendendolo il primo telescopio al mondo in grado di osservare contemporaneamente esopianeti in un intervallo così ampio dello spettro elettromagnetico. continua ...

Esopianeti, un Espresso vi stanerà

La foto mostra il dato spettrale ottenuto durante la “prima luce” dello strumento Espresso installato sul Vlt (Very Large Telescope) in Cile. La luce di una stella è stata dispersa nei suoi colori componenti.  Crediti: Eso/Espresso team

Un nuovo, formidabile strumento per scoprire pianeti extrasolari è ora a disposizione degli astronomi. Si chiama Espresso, acronimo di Echelle SPectrograph for Rocky Exoplanet and Stable Spectroscopic Observations (ovvero Spettrografo echelle per osservazioni di esopianeti rocciosi e spettroscopia ad alta precisione) ed è installato sul telescopio Vlt dell’Eso all’Osservatorio del Paranal nel Cile settentrionale. Espresso, che ha visto la sua prima luce nei giorni scorsi, è uno spettrografo di terza generazione e sarà il successore dello strumento Harps dell’Eso installato all’Osservatorio di La Silla. Il salto in avanti rispetto al predecessore sarà enorme: Harps raggiunge una precisione di misura delle velocità di circa un metro per secondo, mentre Espresso mira a ottenere una precisione di appena pochi centimetri al secondo, grazie ai progressi tecnologici e all’essere al fuoco di un telescopio molto più grande. Prima la prima volta in assoluto, Espresso sarà in grado di combinare la luce di tutti e quattro i telescopi principali del Vlt raggiungendo il potere di raccolta della luce equivalente a quella un singolo telescopio da 16 metri di diametro. Importante la partecipazione dell’Istituto nazionale di astrofisica all’ideazione e alla realizzazione dell’ambizioso progetto. continua ...