Alla ricerca della galassia di Barnard

Se volete provare a individuare la galassia irregolare barrata Ngc6822, anche nota come Galassia di Barnard dal nome dell’astronomo che per primo la identificò, avrete bisogno di un buon telescopio. Ngc 6822, che in queste sere di settembre transita proprio verso sud nei nostri cieli attorno alle 22, in direzione della costellazione del Sagittario, è stata studiata all’inizio del XX secolo in modo sistematico da Edwin Hubble, che scoprì al suo interno 11 stelle variabili di tipo Cefeide. Fu grazie a quelle che Hubble riuscì a derivare a oltre 700 mila anni luce la distanza di quell’oggetto celeste, superando enormemente quello che, ad inizio degli anni ’20 del secolo scorso, era considerato il limite delle dimensioni dell’universo proposte da Harlow Shapley. Questa misura confermò anche l’idea che gli oggetti chiamati all’epoca “nebulose a spirale” altro non erano se non vere e proprie galassie a spirale situate al di fuori della Via Lattea. continua ...

Stelle al ritmo forsennato della “galassia mostro”

Raffigurazione artistica della galassia Cosmos-Aztec-1. Questa galassia si trova a 12.4 miliardi di anni luce di distanza e sta formando stelle mille volte più velocemente della Via Lattea. Le osservazioni di Alma hanno rivelato concentrazioni di gas denso nel disco e una intensa formazione stellare al loro interno. Crediti: Naoj

Utilizzando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), un gruppo di ricercatori guidato da Ken-ichi Tadaki, ricercatore postdoc presso la Società giapponese per la promozione della scienza e l’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone (Naoj), ha ottenuto la più dettagliata mappa di una strana galassia, nota come Cosmos-Aztec-1. I risultati sono appena stati pubblicati su Nature. continua ...

Elegante e vorace: storia di una galassia ellittica

Immagine a colori del gruppo NGC 5018 ottenuta combinando esposizioni in diverse bande acquisite al telescopio VST. In questa immagine sono chiaramente visibili le tante peculiarità delle galassie del gruppo, come la coda mareale a nord di NGC 5018, il ponte di gas che la collega alla galassia a spirale vicina, le shell e la struttura ad anello intorno alla spirale. Crediti: M. Spavone, INAF di Napoli

Grazie alle riprese del Vlt Survey Telescope (Vst) dell’Eso in Cile con il rivelatore OmegaCam, che si trova nel cuore del telescopio, un team internazionale di astronomi guidato da Marilena Spavone, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Napoli, ha ottenuto immagini molto dettagliate di un numeroso gruppo di galassie ellittiche. Una di queste è Ngc 5018, che si trova nella costellazione della Vergine: a prima vista potrebbe sembrare solo una macchia indistinta, ma esaminandola con più attenzione mostra una tenue striscia di stelle e gas – quella che viene definita una ‘coda mareale’ – che fuoriesce dalla galassia. Queste deboli strutture galattiche, come code mareali e filamenti di stelle, sono segni caratteristici delle interazioni tra le galassie, e forniscono indizi essenziali sulla struttura e sulla dinamica delle galassie primordiali. continua ...

Metti alla prova le stelle della galassia nana

Questa immagine mostra la distribuzione della materia oscura (sopra) e delle stelle (sotto) ottenuta nelle simulazioni delle galassie nane. Crediti: E. Garaldi, C. Porciani, E. Romano-Díaz/University of Bonn for the ZOMG Kollaboration

Di nuovo tornano alla ribalta, dopo questo recente articolo, le galassie nane come chiave d’accesso alla scottante questione che toglie il sonno agli astronomi: esiste veramente la materia oscura? Un gruppo di ricercatori principalmente dell’Università di Bonn in Germania, utilizzando sofisticate simulazioni al computer ha mostrato, in un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters, che la risposta è celata nel moto delle stelle che popolano le galassie satellite della Via Lattea. Galassie piccole, appunto, ma che secondo le osservazioni dovrebbero contenere una percentuale altissima di materia oscura. continua ...

C’era una volta… una galassia

Dal 19.05.2018 al 20.05.2018 – Dal 26.05.2018 al 27.05.2018

Anche Pinocchio e Cenerentola andranno, con Alice, nel Paese delle meraviglie. Sì perché la meraviglia non nasce solo dai fantastici mondi delle fiabe ma anche dall’incanto del cielo e dai numerosissimi oggetti che oggi si scoprono con telescopi da terra e dallo spazio. Per questo l’Osservatorio astronomico dell’Altopiano parteciperà alla manifestazione “Asiago da fiaba”, proponendo giochi classici rivisitati in chiave astronomica appunto. continua ...

Sigaro? No, galassia in piena produzione stellare

La spettacolare galassia M82, anche nota come Galassia Sigaro. L’immagine è stata realizzata dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), J. Gallagher (University of Wisconsin), M. Mountain (STScI) e P. Puxley (NSF)

I suoi nomi ufficiali sono M82 o Ngc 3034, ma è più nota come Galassia Sigaro, ed è uno dei più caratteristici oggetti celesti che costellano i cieli serali delle nostre latitudini. A guardarla nella splendida immagine qui a fianco, realizzata dal telescopio spaziale Hubble, è facile capire perché. M82 è una galassia a spirale barrata che si trova a circa 12 milioni di anni luce da noi, in direzione della costellazione dell’Orsa Maggiore. Difficile da osservare con un binocolo, può essere individuata già con un piccolo telescopio. M82 deve la peculiare forma affusolata della sua struttura più brillante, che appunto richiama la forma di un sigaro, al fatto di essere disposta quasi esattamente di taglio rispetto a noi. L’interazione gravitazionale con altre galassie vicine, in particolare M81, con la quale ha avuto un “incontro ravvicinato” qualche centinaio di milioni di anni fa, ha accelerato drasticamente il suo tasso di formazione stellare che è almeno dieci volte maggiore quello della nostra Via Lattea. continua ...

Gas in fuga, la galassia si spegne

– Ripresa di Alma nella banda di 1.3 mm della galassia attiva XID2028 dove sono evidenziati una protuberanza (NE Plume), la regione centrale (nucleus) e, nell’ellisse arancione, la zona dove in un precedente studio era stato individuato un flusso di gas ionizzato in allontanamento dalla galassia stessa. Crediti: Brusa et al., A&A

Un potentissimo “vento”, fatto di gas ionizzato ma anche composto da molecole come il monossido di carbonio, fuoriesce impetuoso dalla lontana galassia Xid2028, distante 9,6 miliardi di anni luce da noi e nel cui cuore alberga un buco nero supemassiccio tutt’altro che tranquillo. Un flusso notevole di materia si disperde nello spazio e impoverisce le riserve di gas nella galassia stessa, che nell’arco di dieci milioni di anni potrebbe non avere più la materia prima per forgiare nuove stelle. La scoperta è stata ottenuta da un team internazionale di astronomi, guidati da Marcella Brusa, ricercatrice all’università di Bologna e associata Inaf, e del quale fanno parte colleghi dell’Inaf e ricercatori delle università di Firenze e Roma Tre, grazie alle osservazioni condotte con il Telescopio Alma dell’Eso in Cile e al telescopio binoculare Lbt in Arizona (Usa). continua ...

Lo strano caso della galassia trasparente

Nello scenario della formazione ed evoluzione del nostro universo delineato dal paradigma della materia oscura fredda (noto come modello Lambda-Cdm, ossia Cold Dark Matter), diversi studi basati su survey di galassie hanno dimostrato che la massa dell’alone di materia oscura che le circonda e la massa del contenuto stellare sono legate da una funzione che varia in modo regolare (smoothly) con la massa. Per galassie con masse stellari simili a quella della Via Lattea (circa 50 miliardi di masse solari) la massa dell’alone è mediamente 30 volte superiore alla massa del contenuto stellare. Tale valore aumenta sia per galassie di massa inferiore che per galassie di massa più elevata. In questa relazione, la dispersione attorno al valore previsto non è ben nota; generalmente si pensa che sia inferiore a un fattore due per le galassie massicce ma molto più grande per le galassie nane. continua ...

Hubble trova una galassia relitto vicino a casa

Gli astronomi hanno usato il telescopio spaziale Hubble per compiere una missione simile a quelle dell’archeologo Indiana Jones, scoprendo nel nostro cortile cosmico un antico relitto di galassia, costituito da stelle rimaste sostanzialmente immutate negli ultimi dieci miliardi di anni. Questa isola stellare ribelle fornisce nuove e preziose intuizioni sull’origine e l’evoluzione delle galassie di miliardi di anni fa. I risultati dello studio sono stati pubblicati recentemente sulla rivista scientifica Nature. continua ...

Serbatoio molecolare nella galassia Ngc 253

Gli spettri radio ottenuti da Alma descrivono la presenza di una grande quantità di molecole (per la precisione 19) al centro della galassia Ngc 253. Crediti: ESO/J. Emerson/VISTA, ALMA (ESO/NAOJ/NRAO), Ando et al. Acknowledgment: Cambridge Astronomical Survey Unit

Utilizzando le potenti antenne cilene di Alma, lAtacama Large Millimeter/submillimeter Array, un gruppo di astronomi ha scoperto un serbatoio denso di molecole nel cuore della galassia starburst Ngc 253. Questa galassia a spirale si trova nel Gruppo dello Scultore a circa 11,5 milioni di anni luce dalla Terra e contiene diverse regioni che formano nuove stelle a ritmi forsennati. I ricercatori guidati da Ryo Ando, studente dell’Università di Tokyo, si sono concentrati su una regione in particolare (grande circa 30 anni luce) dove, per la prima volta, hanno localizzato con precisione otto nubi di gas e polvere al centro della galassia con una composizione chimica molto complessa. Gli esperti hanno identificato, infatti, ben 19 molecole che emettono onde radio, tra cui tioformaldeide, metanolo, acido acetico e molte altre molecole organiche. continua ...

Fossile di galassia: è la seconda più antica

Il Large Millimeter Telescope in cima a Sierra Negra, la quinta vetta più alta del Messico, un vulcano inattivo di 4580 metri si tuatoa circa 240 km a est di Città del Messico. Crediti: UMass Amherst

Quello che hanno visto è il secondo oggetto più distante nell’universo, almeno fra quelli del suo genere. E il loro strumento è stato il secondo a vederlo. Ma quella compiuta con lo strumento Aztec – montato sul Large Millimeter Telescope (Lmt) di Sierra Negra, in cima a un vulcano messicano estinto – e pubblicata oggi su Nature Astronomy dal team di scienziati guidato da Jorge Zavala, ricercatore postdoc all’Università del Texas, è una scoperta di prim’ordine. Ed è un risultato che ha richiesto – oltre a un’antenna eccezionale (nell’intervallo delle onde radio millimetriche, Lmt è più grande telescopio a singola apertura al mondo) e una grande abilità – una notevole dose di fortuna. Già, perché vedere G09 83808, questo il nome dell’oggetto da loro trovato, sarebbe stato impossibile se non ci si fosse piazzata esattamente in mezzo una lente gravitazionale: una galassia che, flettendo la traiettoria della luce secondo le leggi della relatività generale, ne ha amplificato il segnale una decina di volte, rendendolo così percepibile agli astronomi nonostante la distanza pazzesca: z = 6.027. continua ...

Galassia nana per capire le origini dell’universo

Una galassia nana che assomiglia alle prime galassie che hanno popolato il nostro universo: scoperta dallo Sloan Digital Sky Survey, questa galassia – in direzione della costellazione della Lince – presenta la più bassa quantità di ossigeno e di metalli mai registrata in una galassia con formazione stellare attiva, e rappresenta un interessante oggetto di studio per comprendere i processi chimici in gioco quando l’universo era ancora giovane.

Un nuovo studio pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, mostra infatti come questa insolita composizione chimica dal basso livello di ossigeno è molto simile a quella che caratterizzava le galassie primordiali: in quei primi miliardi di anni le galassie erano ricche di idrogeno ed elio — i due elementi più antichi e comuni nell’universo, prodotti nei primi tre minuti dopo il Big Bang – e con poco ossigeno, elemento che venne formato solo successivamente tramite i processi di fusione nucleare nel nucleo delle stelle, e disseminato da eventi come esplosioni di supernove. Infatti, la maggior parte di galassie povere di ossigeno sono osservabili solo ad enormi distanze da noi (guardando “indietro nel tempo”, a causa dell’espansione dell’universo), ed è estremamente raro osservare galassie attive – galassie con processi di formazione stellare – con bassi livelli di ossigeno nel nostro “vicinato galattico”, e dunque facilmente studiabili. continua ...

Frb: in quella galassia sta accadendo qualcosa

Sequenza di 14 dei 15 lampi radio rilevati dal Green Bank Telescope

Se abbiamo interpretato correttamente l’Atel #10675, il telegramma astronomico con il quale l’osservazione è stata resa nota alla comunità scientifica, tutto è accaduto tutto fra le 15:51 e le 16:17 ora italiana di sabato 26 agosto: una raffica di 15 Frb, i misteriosissimi fast radio bursts, in meno di mezz’ora. Tutti provenienti dalla stessa regione di universo: un’anonima galassia nana a tre miliardi d’anni luce dalla Terra. Ora, se pensiamo che fino a sabato scorso di Frb ne erano stati captati appena due dozzine nell’arco di anni, è ovvio che ricevere 15 di questi potentissimi segnali radio, brevissimi e ancora orfani d’una spiegazione, tutti in una manciata di minuti lascia gli astrofisici a dir poco interdetti. Come se non bastasse, questi 15 hanno pure frequenze diverse da quelli ricevuti in passato, frequenze più elevate: il picco è attorno ai 7 Ghz. continua ...