Ryugu, ci siamo: la sonda è giunta alla meta

L’esultanza del team della Jaxa per l’arrivo si manifesta con la “posa del coraggio” (in giapponese: ガッツポーズ). Crediti: Jaxa

Uno scalino in un grafico. Una sequenza di pallini rossi che segue una linea piatta, prima più in alto, poi all’improvviso più in basso (vedi immagine qui sotto). Giù, fino allo zero. E in Giappone è subito festa. In quell’istante, con quel brusco calo, va a zero anche la tensione accumulata in 1302 giorni di viaggio interplanetario dagli scienziati e ingegneri della missione Hayabusa-2. Perché quello zero – la misura della differenza fra la velocità attesa e quella effettiva della sonda, una sorta di spread fra desiderio e realtà – significa che la sonda ha raggiunto la sua meta: l’asteroide Ryugu, a centinaia di milioni di km dalla Terra. Quello zero significa che la sequenza di dieci manovre di correzione della traiettoria attuate nella fase finale d’approccio è andata secondo i piani, e che la velocità relativa di Hayabusa-2 rispetto a Ryugu è inferiore a 1 cm/s: zero, appunto. Insomma, parcheggio riuscito. Esattamente là dove doveva avvenire: a 20 km dalla superficie rugosa di quello strano corpo celeste a forma di diamante. continua ...