Espresso fa grande il Vlt

L’immagine mostra in modo semplificato come la luce raccolta dai quattro telescopi del Vlt viene combinata nello strumento Espresso, che si trova al di sotto della piattaforma del Vlt. Crediti: Eso/L. Calçada

Quattro telescopi, quelli che compongono il Very Large Telescope dell’Eso, sulla cima del Cerro Paranal, in Cile, e un solo obiettivo: osservare contemporaneamente la stessa porzione di cielo, per ottenere dati astronomici super dettagliati. La notte tra il 3 e il 4 febbraio scorso la luce raccolta dai singoli telescopi da 8 metri di Vlt è stata combinata con successo nello strumento Espresso, creato appositamente per questo scopo, rendendo di fatto il Very large telescope il più grande telescopio ottico al mondo oggi operativo in termini di superficie di raccolta della luce: tanta quanta quella di un singolo strumento con lo specchio principale da 16 metri di diametro. Importante è la partecipazione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) all’ideazione e alla realizzazione dell’ambizioso progetto. continua ...

Fuga molecolare dal grande freddo

Rappresentazione schematica del processo di desorbimento chimico nelle nubi molecolari interstellari. Le molecole vengono rilasciate dalla superficie di polvere ghiacciata grazie all’energia in eccesso rilasciata da una reazione chimica. Crediti: Hokkaido University

Alle stelle piace freddo. Anzi, gelido. Parliamo di “incubatrici”: al contrario dei nostri cuccioli, che apprezzano un dolce tepore, le baby stelle iniziano ad assemblarsi nell’habitat estremo delle nubi molecolari, regioni dense e glaciali dove le temperature si aggirano attorno ai 10 gradi sopra lo zero assoluto: vale a dire, oltre -263 gradi sotto zero. Un ambiente talmente rigido che, teoricamente, tutte le molecole – tranne quelle d’idrogeno e d’elio – dovrebbero rimanere intrappolate nel ghiaccio che avvolge la superficie dei grani di polvere. Tuttavia, le osservazioni hanno dimostrato che non è così. Ma come fanno a “liberarsi”? Il processo, spiega un articolo uscito ieri su Nature Astronomy, si chiama desorbimento chimico (chemical desorption). Ed è stato per la prima volta replicato in laboratorio da un team di scienziati giapponesi e tedeschi guidato da Yasuhiro Oba e Naoki Watanabe dell’università di Hokkaido, in Giappone. continua ...

Nelle profondità della Grande Macchia Rossa

Una simulazione dei venti intorno alla Grande Macchia Rossa di Giove realizzata con i dati della JunoCam e con il modello dei venti (campo di velocità) ricavato dai dati della navicella spaziale Voyager e di altri telescopi terrestri. Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS/Gerald Eichstadt/Justin Cowart

La misteriosa e affascinante Grande Macchia Rossa è stata osservata in lungo e in largo dalla sonda della Nasa Juno, lanciata alla volta di Giove nel 2011 e arrivata a destinazione nel 2016. Grazie ai diversi strumenti a bordo della sonda, è stato possibile spingersi fino alle estreme profondità di questa tempesta anticiclonica, che imperversa sulla superficie del quinto pianeta del Sistema solare da almeno 350 anni. Durante il congresso annuale dell’American Geophysical Union, i ricercatori guidati da Scott Bolton (Southwest Research Institute di San Antonio) hanno annunciato che la Grande Macchia Rossa arriverebbe fino a 300 chilometri di profondità nell’atmosfera gioviana. continua ...

Acceso dallo spazio l’albero di Natale più grande del mondo – Scienza e Tecnica

Paolo Nespoli pronto ad accendere dallo spazio l'albero di Natale più grande del mondo. Dalla Stazione Spaziale, dove si trova dalla fine del luglio scorso, AstroPaolo invia il segnale per far brillare l'abete che a Gubbio illumina l’intero versante Sud-Ovest del monte Ingino (ANSA) video,assurdi,divertenti,musica,telefilm,salute,ufo,mistero,animali,fai da te,cucina,auto,cinema,news,religione,turismo
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Fonte: Acceso dallo spazio l’albero di Natale più grande del mondo – Scienza e Tecnica