Sulla Namibia, il volto violento della Via Lattea

L’osservatorio Hess al completo, con i quattro telescopi da 12 metri e il nuovo telescopio Hess II da 28 metri. Crediti: Hess collaboration, Clementina Medina

Si chiama Hess, acronimo di High Energy Stereoscopic System. Sorge in Africa, nel deserto della Namibia. È formato da cinque enormi telescopi per luce Cherenkov: quattro da 12 metri di diametro, il quinto da 28 metri, per un totale di quasi mille metri quadri di area di raccolta. E ora si è guadagnato un intero numero – l’ultimo, quello di aprile – di Astronomy & Astrophysics: uno speciale in 14 articoli dove sono elencati i risultati conseguiti in 15 anni di studio d’oggetti come le pulsar, i resti di supernove e i microquasar. continua ...

Diecimila buchi neri al centro della Via Lattea

L’immagine del centro della Via Lattea visto da Chandra con indicate nei cerchietti azzurri le fonti a raggi X.
Crediti: Nasa/Cxc/Sao/Nature/Hailey et al.

Al centro della nostra galassia si trova un buco nero supermassiccio, Sagittarius A*, per gli amici Sgr A*, un gigante da oltre 4 milioni di masse solari che governa il moto di tutta la Via Lattea. Da oltre due decadi però c’è il sospetto che non sia solo ma in buona compagnia: la zona attorno a Sgr A* è circondata da un alone di grandi quantità di gas e polveri, e dove ci sono grandi quantità di materiale non possono che formarsi stelle molto massicce. Le stesse stelle che alla fine del loro ciclo vitale possono trasformarsi in buchi neri. Migliaia e migliaia di buchi neri minori affollerebbero quindi le vicinanze dei buchi neri supermassicci al centro delle galassie, un’ipotesi senza conferme, almeno fino ad oggi. continua ...

La Via Lattea sta ingrassando

La Via Lattea osservata dalle Ande cilene. Crediti: Serge Brunier

La Via Lattea è la galassia a spirale barrata dove risiede il Sistema solare e dove – di conseguenza – viviamo noi terrestri. Si tratta di un oggetto molto antico che però non sembra voler smettere di crescere. Uno  studio guidato da Cristina Martínez-Lombilla, dell’Instituto de Astrofísica de Canarias a Tenerife, Spagna, ha infatti dedotto a quale ritmo stia diventando sempre più grande.

Sul bordo esterno del disco galattico sono state trovate alcune regioni di formazione stellare e, secondo i modelli evolutivi, le nuove stelle accresceranno lentamente le dimensioni della Via Lattea. Visto che il punto di osservazione (il Sistema solare) si trova all’interno della Via Lattea, guardando la galassia da dentro vediamo solo un enorme addensamento di stelle e gli astrofisici hanno difficoltà ad averne una visione d’insieme. Una soluzione al problema è studiare altre galassie simili alla nostra. continua ...

Braccio di ferro ai confini della Via Lattea

Alla periferia della nostra galassia è in atto un braccio di ferro cosmico tra due galassie nane: la Grande Nube di Magellano e la Piccola Nube di Magellano, entrambe orbitanti attorno alla nostra Via Lattea. Le due galassie ruotano anche l’una attorno all’altra, strattonandosi a vicenda, e una delle due è riuscita a strappare un’enorme nube di gas alla sua compagna.

Chiamato Braccio Avanzato, è il vasto campo frastagliato di nubi di idrogeno che collegano la Via Lattea alle Nubi di Magellano. È grande quanto la metà della nostra galassia e si pensa abbia circa uno o due miliardi di anni. Il suo nome deriva dal fatto che sta conducendo il movimento delle Nubi di Magellano. L’enorme concentrazione di gas presente nell’arco viene divorata dalla Via Lattea e va ad alimentare la nascita di nuove stelle nella nostra galassia. Ma a quale galassia apparteneva il gas che si sta mangiando la Via Lattea? O, in altre parole, nel braccio di ferro tra le due galassie nane, chi sta vincendo? continua ...

Scarabei incolonnati lungo la Via Lattea

Ricercatori intenti a studiare il comportamento notturno dello scarabeo stercorario. Crediti: Chris Collingridge

Numerosi studi portati avanti finora sembrerebbero dimostrare che la volta celeste – a prescindere dai corpi più luminosi come il Sole e la Luna, dunque solo tramite le stelle e la Via Lattea – sia in grado di essere usata dagli animali come una vera e propria bussola.

L’orientamento notturno degli animali è studiato da tempo un po’ in tutto il mondo, tuttavia alcuni fra i ricercatori più autorevoli in questo campo provengono dall’Università di Lund, in Svezia. In un articolo pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B (dove ‘B’ sta per biological sciences), il ricercatore James Foster, insieme ad altri colleghi, ha provato a verificare lo “stato dell’arte” di questo argomento, cercando di individuare gli aspetti più interessanti per indirizzare le ricerche future. continua ...

Via Lattea: un passato da cannibale

La Via Lattea osservata dalle Ande cilene. Crediti: Serge Brunier

Osservare e studiare le regioni esterne della Via Lattea non è semplice dalla posizione in cui si trova il Sistema solare. La maggior parte delle informazioni di cui disponiamo sull’alone stellare della nostra galassia proviene dalla sua regione interna, che possiamo osservare con le sonde a disposizione. Ora gli astrofisici sono andati oltre, e per la prima volta hanno “esplorato” le proprietà chimiche delle regioni esterne dell’alone stellare, esaminando un campione di 28 giganti rosse molto distanti dal Sole. I ricercatori dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (Iac) hanno utilizzato la tecnica della spettroscopia ad alta risoluzione nell’ottico, che consiste nel “tagliuzzare” la luce delle stelle nelle sue diverse frequenze per ottenere informazioni sulla composizione chimica delle stelle stesse. Perché è importante questo tipo di studio? L’analisi delle proprietà chimiche delle stelle può fornire informazioni cruciali sulle caratteristiche dell’ambiente in cui sono nate e, in questo caso, sul passato da “cannibale” della Via Lattea. continua ...

Osservato il punto più lontano della Via Lattea – Scienza e Tecnica

La Via Lattea ora ha una mappa piu' completa: dopo decenni di tentativi e' stato misurato il suo braccio piu' distante. Si tratta della misura piu' lontana mai fatta nella nostra galassia, grazie a cui e' stato possibile localizzare un oggetto dall'altra parte del centro galattico, ben oltre il Sole… video,assurdi,divertenti,musica,telefilm,salute,ufo,mistero,animali,fai da te,cucina,auto,cinema,news,religione,turismo
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Fonte: Osservato il punto più lontano della Via Lattea – Scienza e Tecnica

All’estremo opposto della Via Lattea

Gli astronomi hanno misurato la distanza da una regione di formazione sul lato più lontano della nostra della Via Lattea, superando il centro della Galassia, rispetto al nostro Sole. Crediti: Nrao/Aui/Nsf

Utilizzando i dati raccolti con la rete di radiotelescopi Very Long Baseline Array (Vlba) della National Science Foundation, un gruppo di astronomi guidati dall’italiano Alberto Sanna (in forza all’Istituto di radioastronomia Max Planck in Germania) ha misurato direttamente la distanza di una regione di formazione stellare all’estremità opposta della Via Lattea rispetto al Sole. Il risultato della misurazione è quasi il doppio rispetto ai dati raccolti in passato. Fondamentale è stato l’utilizzo della rete Vlba, oggi ancora il più grande network di radiotelescopi al mondo (fino all’arrivo, fra qualche anno, dello Square Kilometre Array). Si tratta di 10 antenne sparse dalle Hawaii alle isole Vergini americane che funzionano come un unico grande radiotelescopio di ben 8.000 chilometri di diametro. Utilizzando queste antenne sarà possibile in poco tempo (la stima è di 10 anni al massimo) “disegnare” una mappa dettagliata di tutta la Via Lattea, dicono gli esperti. continua ...

Buchi neri nella Via Lattea: se i “mostri” sono due

Rappresentazione artistica del candidato buco nero al centro della nube di gas CO-0.40-0.22..Crediti: Keio University / Noaj

Un nuovo buco nero – o meglio, un candidato buco nero – di grandi dimensioni fa capolino a 200 anni luce dal centro della Via Lattea. La scoperta è stata pubblicata questa settimana su Nature Astronomy dal gruppo di ricerca guidato da Tomoharu Oka della Keio University di Yokohama, in Giappone, a seguito di osservazioni effettuate con il radiotelescopio Nobeyama da 45 metri del National Astronomical Observatory giapponese (Naoj) e con Alma, l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array. L’oggetto misterioso – al momento classificato con il nome della nube molecolare che lo ospita, CO-0.40-0.22 – si troverebbe nei pressi del nostro centro galattico, in cui è già stata rilevata la presenza di Sagittarius A*, un buco nero supermassiccio con una massa stimata di quattro milioni di masse solari. continua ...

E luce fu sulla Via Lattea

Un’immagine a tutto cielo della Via Lattea come osservata dall’Osservatorio spaziale Planck nell’infrarosso. I dati contenuti in questa immagine sono stati essenziali nel calcolo della distribuzione di energia luminosa della nostra galassia. Crediti: Esa / Hfi / Lfi consortia.

Basandosi su mappe a tutto cielo della radiazione infrarossa, tra cui fondamentali quelle rilevate dal satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea (Esa), un gruppo di ricerca guidato da scienziati della britannica University of Central Lancashire per la prima volta ha calcolato la distribuzione di tutta l’energia luminosa contenuta all’interno della Via Lattea. continua ...

Raggi cosmici intrappolati nella Via Lattea

Un’analisi combinata dei dati provenienti da Fermi – il telescopio spaziale della Nasa per lo studio dei raggi gamma, cui l’Italia partecipa con l’Infn, l’Istituto nazionale di astrofisica e l’Agenzia spaziale italiana – e dal telescopio terrestre in Namibia, Hess, suggerisce che il centro della nostra Via Lattea contenga una “trappola” in grado di concentrare alcune delle particelle più veloci della Galassia: i raggi cosmici di più alta energia.

«I nostri risultati suggeriscono che la maggior parte dei raggi cosmici che popolano la regione più interna della nostra galassia, e soprattutto quelli più energici, vengano prodotti in regioni attive al di là del centro galattico e poi rimangano intrappolati lì, per interagire successivamente con le nubi di gas, producendo così gran parte delle emissioni di raggi gamma osservate da Fermi e da Hess», spiega il primo autore della ricerca, Daniele Gaggero dell’Università di Amsterdam. continua ...