La Via Lattea non è in equilibrio

Velocità radiali nel disco della Via Lattea. Il Sole si trova a X=8 kpc e Y=0. Crediti: A&A, M. López-Corredoira et al. 2018

Le stelle della Via Lattea dovrebbero girare intorno al nucleo centrale in maniera simile a come i pianeti girano intorno al Sole, cioè con un moto di rotazione in cui vi è equilibrio tra forza centrifuga e centripeta. Un team internazionale, composto di ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc), Centro studi e ricerche Enrico Fermi e dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie, analizzando i dati del satellite Gaia, è riuscito a ottenere le più estese mappe di velocità delle stelle della nostra galassia, mettendo in discussione l’ipotesi che le stelle ruotino con soli moti circolari. In diverse zone, infatti, sono stati rivelati moti radiali e verticali di notevole intensità e grandi differenze nella velocità di rotazione. Lo studio è pubblicato sulla rivista Astronomy and Astrophysics. continua ...

Una figlia delle prime stelle nella Via Lattea

L’immagine mostra la regione di cielo nella quale è stata scoperta la stella. Crediti: Eso/Beletsky/Dss1 + Dss2 + 2Mass

Un gruppo di astronomi, guidati da Kevin Schlaufman della Johns Hopkins University, ha scoperto quella che potrebbe essere una delle stelle più antiche dell’universo, un corpo quasi interamente fatto di materiali prodotti direttamente dal Big Bang.

Si sapeva già che la stella catalogata come 2Mass J18082002–5104378 rappresenta un raro “fossile galattico” (vedi qui su Media Inaf), risalente all’epoca di formazione della Via Lattea. Tuttavia è insolita, perché, a differenza di altre stelle con un contenuto metallico molto basso, fa parte del cosiddetto disco sottile della Via Lattea, la parte della galassia in cui risiede anche il Sole. continua ...

Stelle “Neanderthal” nella Via Lattea

Rappresentazione artistica della fusione tra la galassia Gaia-Encelado e la nostra Via Lattea, avvenuta durante le prime fasi di formazione della galassia, 10 miliardi di anni fa. Crediti: Esa; Koppelman, Villalobos and Helmi; Nasa/Esa/Hubble

Circa dieci miliardi di anni fa, quando la Terra ancora non esisteva e il Sole nemmeno, alla nostra galassia, la Via Lattea, è accaduto qualcosa. Qualcosa di grosso: un incontro traumatico del quale ancora porta i segni. Segni assai difficili da afferrare, soprattutto per noi che nella Via Lattea ci siamo dentro fino al collo. E infatti non ce n’eravamo mai accorti prima, benché sia una storia vecchia, appunto, miliardi di anni. Per riuscire a rendersene conto sono stati necessari i dati raccolti dal telescopio spaziale Gaia dell’Esa nei suoi primi 22 mesi di osservazioni. In particolare, i dati di quei sette milioni di stelle per le quali sono disponibili informazioni complete su velocità e posizione. Ebbene, alcune di queste stelle, circa trentamila, hanno tratti e comportamenti anomali: sono stelle decisamente fuori dagli schemi, compreso lo schema stellare per eccellenza, il diagramma Hertzsprung-Russell. E vanno contromano. continua ...

Quel turbolento incontro con la Via Lattea

L’animazione mostra la distribuzione delle stelle al di sopra e al di sotto del piano della Galassia. Crediti: T. Antoja et al. 2018

Come un sasso in uno stagno, un incontro ravvicinato tra la nostra galassia, la Via Lattea, e una galassia nana, avvenuto nell’ultimo miliardo di anni, ha prodotto una perturbazione nel moto nelle stelle del nostro disco galattico presente a tutt’oggi. La scoperta è stata ottenuta da team di ricercatori guidato da Teresa Antoja dell’Università di Barcellona e al quale hanno partecipato Ronald Drimmel ed Eloisa Poggio dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Torino, grazie ai dati super accurati raccolti dalla missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea. continua ...

Via Lattea, le sue due vite impresse nelle stelle

Notizia shock: la Via Lattea potrebbe essere morta moltissimo tempo fa e stare ora vivendo la sua seconda “giovinezza”! Calcoli effettuati dal ricercatore giapponese Masafumi Noguchi della Tohoku University – illustrati a fine luglio su Nature nell’articolo “The formation of solar-neighbourhood stars in two generations separated by 5 billion years” – hanno rivelato dettagli senza precedenti sulla storia della nostra galassia. Una storia scritta nella composizione elementare delle sue stelle: nella loro firma spettrale è infatti impressa la lista degli ingredienti del gas presente nella galassia all’epoca in cui si sono formate. Detto altrimenti,  le stelle memorizzano l’abbondanza di elementi che costituiscono il gas nel momento in cui si formano. continua ...

La stella gigante con più litio nella Via Lattea

Schizzo schematico della stella gigante ricca di litio e della sua posizione nella galassia. Crediti: Naoc

Il litio non è solo uno degli elementi più importanti per far funzionare le batterie dei nostri cellulari o per alcuni processi industriali, ma è anche il terzo elemento della tavola periodica. Questo significa che è il più pesante fra i tre elementi formatisi all’epoca del Big Bang, secondo le teorie cosmologiche attuali, assieme ai più noti –e leggeri – idrogeno ed elio ( sì, quello che inspirato a piccole dosi vi fa avere una voce strana). L’abbondanza di questi tre elementi è una delle prove più forti a favore della teoria del Big Bang. continua ...

Un fantasma nella Via Lattea

Immagine dal telescopio spaziale Spitzer della Nasa. La radiazione infrarossa con lunghezze d’onda di 3,6 micron è stata mappata in blu, quella di 4,5 micron in rosso. Il colore bianco è una combinazione di entrambe le lunghezze d’onda, mentre i filamenti di Hbh 3 si irradiano solo a una lunghezza d’onda più lunga di 4,5 micron. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/Ipac

Hbh 3 è una sorta di guinness dei primati cosmologico. Gli astronomi stimano che la sua data di formazione possa risalire a circa un milione di anni fa, data nella quale potrebbe essere avvenuta l’esplosione della stella che ha dato origine a questo resto di supernova. Risale al 1966 la sua prima osservazioneusando radiotelescopi continua ...

Trovata la sorella smarrita della Via Lattea

La Galassia di Andromeda, M31. Nell’immagine è visibile anche M32, quasi al centro, sopra al disco della galassia più grande. Crediti: Wikimedia Commons/Adam Evans

Non sapevamo nemmeno che esistesse, eppure i suoi resti erano lì, sotto i nostri occhi almeno dai tempi di Charles Messier. Parliamo di un’enorme galassia sorella della nostra, che si trovava proprio nel nostro quartiere galattico. Richard D’Souza e Eric Bell, rispettivamente ricercatore postdoc e professore di astronomia dell’Università del Michigan, hanno scoperto che la galassia di Andromeda (o M31 dal catologo di Messier), il nostro gigantesco dirimpettaio galattico più vicino, ha distrutto e cannibalizzato una massiccia galassia due miliardi di anni fa. Numerose le prove dell’avvenuto banchetto, ma non era una pista facile da individuare: un alone quasi invisibile di stelle più grande della stessa galassia di Andromeda, un elusivo flusso stellare e un’enigmatica galassia compatta separata, M32I ricercatori sono stati in grado di mettere insieme questi indizi utilizzando modelli e simulazioni al computer tali da permettere di capire che, sebbene molte delle galassie compagne siano state consumate da Andromeda, la maggior parte delle stelle nel debole alone esterno di M31 sono i resti di un’unica grande galassia. Il risultato dell’indagine è stato pubblicato oggi su Nature Astronomy. continua ...

L’orecchio di Ska svela il cuore della Via Lattea

Questa immagine del telescopio MeerKat è considerata la più chiara fotografia del centro della Via Lattea e include caratteristiche mai viste prima, regioni di formazione stellare e filamenti radio. Crediti: Sarao

Dopo un decennio tra progettazione e costruzione, il radiotelescopio MeerKat è finalmente pronto ed è stato inaugurato oggi in Sudafrica alla presenza di David Mabuza, vice presidente sudafricano, e di molte autorità provenienti da diverse nazioni. All’evento, organizzato dal Dipartimento della Scienza e della Tecnologia del Sudafrica, è stato svelato un panorama mozzafiato della Via Lattea ottenuto con le antenne MeerKat che rivela dettagli straordinari della regione che circonda il buco nero supermassiccio al centro della nostra galassia. continua ...

Il mega scontro che ha cambiato la Via Lattea

Rappresentazione artistica dell’incontro tra la nostra galassia, la Via Lattea, e la più piccola galassia Sausage, avvenuto tra 8 e  10 miliardi di anni fa. La registrazione di questo antico incontro è ancora conservata nelle velocità e nella chimica delle stelle. Crediti: V. Belokurov (Cambridge, UK); Based on image by Eso/Juan Carlos Muñoz

Tra otto e dieci miliardi di anni fa non avreste voluto abitare in questa galassia, poiché la situazione sarebbe stata abbastanza caotica. Un gruppo internazionale di astronomi ha infatti scoperto che in quel periodo la Via Lattea si stava scontrando frontalmente con un’altra galassia, più piccola, che ha avuto la peggio, venendo fatta a pezzi dallo scontro. Lo schianto cosmico è stato comunque un evento determinante anche nella storia della Via Lattea, di cui ha ridisegnato la struttura, modellando sia il suo bulge -il nucleo interno- che l’alone esterno, secondo quanto descritto dagli astronomi in una serie di nuovi articoli, pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, The Astrophysical Journal Letters e arXiv.org. continua ...

Come polvere di Via Lattea, lontana lontana

Grazie ad una collaborazione internazionale, di cui fanno parte anche alcuni ricercatori dell’Inaf, è stato individuato un particolare tipo di polvere interstellare, conosciuto perché presente anche nella Via Lattea, in una galassia distante undici miliardi di anni luce dalla Terra. La scoperta è stata possibile grazie alle osservazioni fatte dal Neil Gehrel Swift Observatory della Nasa lo scorso 28 marzo.

Le galassie sono strutture complesse, formate da stelle, gas, polvere e materia oscura. La polvere interstellare è formata da piccoli granelli di carbonio, silicio, ferro, alluminio e altri elementi pesanti. Nella Via Lattea è presente un alto contenuto di polvere formata da composti del carbonio che è stata vista essere molto rara nelle altre galassie. Anche se la polvere interstellare rappresenta solo una parte della totalità della materia presente in una galassia, ha un ruolo importante nella formazione e nell’evoluzione di questa; nonché nella formazione delle stelle e in come la luce emessa da queste fugge dalle galassie. Infatti, i granelli di polvere interstellare possono sia assorbire che emettere luce. continua ...

Miliardi di panetti di burro nella Via Lattea

Rappresentazione della struttura di una molecola di “grasso” su un’immagine del centro galattico, dove questa sostanza è stata rilevata. Crediti: D. Young (2011), The Galactic Center. Flickr – Creative Commons

Stando a uno studio di una squadra di ricercatori australiano-turca, la nostra galassia sarebbe ricca di molecole simili ai grassi. Gli astronomi della University of New South Wales (Unsw) di Sydney, in Australia, e della Ege University, in Turchia, hanno fabbricato in laboratorio materiali con le stesse proprietà della polvere interstellare e hanno usato i risultati ottenuti per stimare la quantità di “grasso spaziale” che si trova nella Via Lattea. I risultati sono stati pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. continua ...

Fusioni nella Via Lattea: le rivelano i dati di Gaia

Il satellite Gaia. Crediti: Esa/Atg medialab, Eso/S. Brunier

La sede dell’Agenzia spaziale italiana, a Roma, ha ospitato oggi il Gaia Science Day, evento dedicato al contributo italiano alla missione Esa che punta a realizzare una mappa tridimensionale della nostra galassia, rivelandone la composizione, la formazione e l’evoluzione.

Grazie all’analisi dei dati della recente seconda release del satellite Gaia, la quale ha fornito informazioni accurate sulla posizione e sul movimento di centinaia di milioni di stelle, gli astronomi dell’università di Groningen (Paesi Bassi) hanno scoperto i resti di eventi di fusione nell’alone della Via Lattea – la nube sferica di stelle che circonda il disco principale e il rigonfiamento della nostra galassia. Cinque piccoli gruppi di stelle sembrano essere traccia di fusioni con galassie più piccole, mentre un grande blob comprendente centinaia di stelle sembra essere il residuo di un grande evento di fusione. continua ...

Gaia: una vista senza precedenti della Via Lattea

La Via Lattea e le galassie vicine riprese da Gaia. L’immagine è stata ottenuta dalle misure di quasi 1,7 miliardi di stelle. Acknowledgement: Gaia Data Processing and Analysis Consortium (DPAC); A. Moitinho / A. F. Silva / M. Barros / C. Barata, University of Lisbon, Portugal; H. Savietto, Fork Research, Portugal

Viene rilasciato oggi il secondo catalogo stellare prodotto dalla missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea: di fatto esso sarà fino al prossimo rilascio il più dettagliato e più grande catalogo esistente. In esso sono state censite quasi un miliardo e settecento milioni di stelle della nostra Galassia, la Via Lattea, con informazioni di precisione sulla loro posizione, la velocità con cui si spostano e alcune loro proprietà fisiche. Ma non solo: sono state misurate le posizioni di oltre 14 mila nuovi asteroidi nel nostro Sistema solare e di mezzo milione di quasar nell’Universo più remoto, galassie assai distanti la cui enorme luminosità proviene dall’energia emessa dal loro buco nero centrale supermassiccio. Queste ultime rappresentano la prima realizzazione nella banda della luce visibile del sistema di riferimento celeste per la navigazione spazio-temporale. Una enorme banca dati messa a disposizione di tutta la comunità scientifica basata su 22 mesi di dati raccolti incessantemente da Gaia, che spalanca la porta a nuovi studi con un dettaglio senza precedenti sulle stelle della nostra galassia, la loro distribuzione 3D e la loro evoluzione. Gaia è una missione che vede una importante partecipazione scientifica dell’Italia con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e l’Agenzia Spaziale Italiana che partecipano al Data Processing and Analysis Consortium (Dpac). L’Inaf vede coinvolte le sue strutture di Bologna, Catania, Firenze, Napoli, Padova, Roma, Teramo e Torino (dove risiede il management nazionale); l’Asi  partecipa con lo Ssdc (Space Science Data Center) e con il Dpct, il centro di processamento dati a Torino, l’unico in Italia dei sei complessivi sul territorio europeo,  interamente dedicato alla validazione astrometrica e contenente tutti i dati di missione per un totale di 1,5 petabyte, ovvero 1,5 milioni di gigabyte. continua ...

Sulla Namibia, il volto violento della Via Lattea

L’osservatorio Hess al completo, con i quattro telescopi da 12 metri e il nuovo telescopio Hess II da 28 metri. Crediti: Hess collaboration, Clementina Medina

Si chiama Hess, acronimo di High Energy Stereoscopic System. Sorge in Africa, nel deserto della Namibia. È formato da cinque enormi telescopi per luce Cherenkov: quattro da 12 metri di diametro, il quinto da 28 metri, per un totale di quasi mille metri quadri di area di raccolta. E ora si è guadagnato un intero numero – l’ultimo, quello di aprile – di Astronomy & Astrophysics: uno speciale in 14 articoli dove sono elencati i risultati conseguiti in 15 anni di studio d’oggetti come le pulsar, i resti di supernove e i microquasar. continua ...

Diecimila buchi neri al centro della Via Lattea

L’immagine del centro della Via Lattea visto da Chandra con indicate nei cerchietti azzurri le fonti a raggi X.
Crediti: Nasa/Cxc/Sao/Nature/Hailey et al.

Al centro della nostra galassia si trova un buco nero supermassiccio, Sagittarius A*, per gli amici Sgr A*, un gigante da oltre 4 milioni di masse solari che governa il moto di tutta la Via Lattea. Da oltre due decadi però c’è il sospetto che non sia solo ma in buona compagnia: la zona attorno a Sgr A* è circondata da un alone di grandi quantità di gas e polveri, e dove ci sono grandi quantità di materiale non possono che formarsi stelle molto massicce. Le stesse stelle che alla fine del loro ciclo vitale possono trasformarsi in buchi neri. Migliaia e migliaia di buchi neri minori affollerebbero quindi le vicinanze dei buchi neri supermassicci al centro delle galassie, un’ipotesi senza conferme, almeno fino ad oggi. continua ...

La Via Lattea sta ingrassando

La Via Lattea osservata dalle Ande cilene. Crediti: Serge Brunier

La Via Lattea è la galassia a spirale barrata dove risiede il Sistema solare e dove – di conseguenza – viviamo noi terrestri. Si tratta di un oggetto molto antico che però non sembra voler smettere di crescere. Uno  studio guidato da Cristina Martínez-Lombilla, dell’Instituto de Astrofísica de Canarias a Tenerife, Spagna, ha infatti dedotto a quale ritmo stia diventando sempre più grande.

Sul bordo esterno del disco galattico sono state trovate alcune regioni di formazione stellare e, secondo i modelli evolutivi, le nuove stelle accresceranno lentamente le dimensioni della Via Lattea. Visto che il punto di osservazione (il Sistema solare) si trova all’interno della Via Lattea, guardando la galassia da dentro vediamo solo un enorme addensamento di stelle e gli astrofisici hanno difficoltà ad averne una visione d’insieme. Una soluzione al problema è studiare altre galassie simili alla nostra. continua ...

Braccio di ferro ai confini della Via Lattea

Alla periferia della nostra galassia è in atto un braccio di ferro cosmico tra due galassie nane: la Grande Nube di Magellano e la Piccola Nube di Magellano, entrambe orbitanti attorno alla nostra Via Lattea. Le due galassie ruotano anche l’una attorno all’altra, strattonandosi a vicenda, e una delle due è riuscita a strappare un’enorme nube di gas alla sua compagna.

Chiamato Braccio Avanzato, è il vasto campo frastagliato di nubi di idrogeno che collegano la Via Lattea alle Nubi di Magellano. È grande quanto la metà della nostra galassia e si pensa abbia circa uno o due miliardi di anni. Il suo nome deriva dal fatto che sta conducendo il movimento delle Nubi di Magellano. L’enorme concentrazione di gas presente nell’arco viene divorata dalla Via Lattea e va ad alimentare la nascita di nuove stelle nella nostra galassia. Ma a quale galassia apparteneva il gas che si sta mangiando la Via Lattea? O, in altre parole, nel braccio di ferro tra le due galassie nane, chi sta vincendo? continua ...

Scarabei incolonnati lungo la Via Lattea

Ricercatori intenti a studiare il comportamento notturno dello scarabeo stercorario. Crediti: Chris Collingridge

Numerosi studi portati avanti finora sembrerebbero dimostrare che la volta celeste – a prescindere dai corpi più luminosi come il Sole e la Luna, dunque solo tramite le stelle e la Via Lattea – sia in grado di essere usata dagli animali come una vera e propria bussola.

L’orientamento notturno degli animali è studiato da tempo un po’ in tutto il mondo, tuttavia alcuni fra i ricercatori più autorevoli in questo campo provengono dall’Università di Lund, in Svezia. In un articolo pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B (dove ‘B’ sta per biological sciences), il ricercatore James Foster, insieme ad altri colleghi, ha provato a verificare lo “stato dell’arte” di questo argomento, cercando di individuare gli aspetti più interessanti per indirizzare le ricerche future. continua ...

Via Lattea: un passato da cannibale

La Via Lattea osservata dalle Ande cilene. Crediti: Serge Brunier

Osservare e studiare le regioni esterne della Via Lattea non è semplice dalla posizione in cui si trova il Sistema solare. La maggior parte delle informazioni di cui disponiamo sull’alone stellare della nostra galassia proviene dalla sua regione interna, che possiamo osservare con le sonde a disposizione. Ora gli astrofisici sono andati oltre, e per la prima volta hanno “esplorato” le proprietà chimiche delle regioni esterne dell’alone stellare, esaminando un campione di 28 giganti rosse molto distanti dal Sole. I ricercatori dell’Instituto de Astrofísica de Canarias (Iac) hanno utilizzato la tecnica della spettroscopia ad alta risoluzione nell’ottico, che consiste nel “tagliuzzare” la luce delle stelle nelle sue diverse frequenze per ottenere informazioni sulla composizione chimica delle stelle stesse. Perché è importante questo tipo di studio? L’analisi delle proprietà chimiche delle stelle può fornire informazioni cruciali sulle caratteristiche dell’ambiente in cui sono nate e, in questo caso, sul passato da “cannibale” della Via Lattea. continua ...