Proiettili di plasma scaldano la corona solare

Imagine a disco intero ripresa dal Solar Dynamics Observatory (Sdo/Aia) della Nasa l’8 Ottobre 2014 alle ore 14:22 Ut. Il riquadro in alto a destra mostra uno pseudo-shock osservato dalla missione Interface Region Imaging Spectrograph (Iris) della Nasa. Nel pannello in basso a destra la simulazione numerica multi-fluido di uno pseudo-shock mostra caratteristiche analoghe a quelle osservate

Come dei veri e propri proiettili, grumi di plasma vengono scagliati alla velocità di oltre 100 mila chilometri orari dalla fotosfera solare – ovvero il guscio della nostra stella dove emergono le macchie – e raggiungono lo strato più esterno dell’atmosfera del Sole, la corona, trasferendole così materia ed energia. In gergo tecnico questo fenomeno prende il nome di pseudo-shock: ad osservarlo per la prima volta, grazie alle riprese ad alta risoluzione dell’atmosfera solare realizzate dal telescopio spaziale Iris (Interface Region Imaging Spectrometer) della Nasa , è stato un gruppo internazionale di ricercatori guidato da Abhishek Kumar Srivastava dell’Indian Institute of Technology (Bhu), India e a cui ha partecipato anche Marco Stangalini dell’Istituto Nazionale di Astrofisica a Roma. continua ...

Quel fruscìo del plasma attorno a Saturno

Rappresentazione artistica della sonda Cassini di Nasa/Esa/Asi mentre si tuffa tra gli anelli di Saturno. Crediti: NASA/JPL-Caltech

Si sentono i rumori nello spazio? Bella domanda! Di sicuro, non quelli che siamo soliti percepire qui sulla Terra con le nostre orecchie, trasportati dalle onde di pressione che si propagano nell’aria. E questo perché appunto, lo spazio è vuoto è non c’è letteralmente il mezzo in grado di far propagare le onde sonore.  Ma, nonostante tutto, possiamo aggirare il problema qui sul nostro Pianeta, convertendo ad esempio delle interazioni elettromagnetiche molto potenti provenienti dallo spazio in suoni. È quello che ha fatto un gruppo di ricercatori con i dati raccolti da Cassini durante il suo Grand Finale (l’ultimo tuffo nell’atmosfera di Saturno). La sonda (arrivata nell’orbita del sesto pianeta del Sistema solare nel 2004) ha rilevato una potente interazione delle onde di plasma che si muovono da Saturno verso i suoi anelli e la sua luna Encelado (il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza). Le osservazioni mostrano per la prima volta che le onde viaggiano sulle linee del campo magnetico che collegano Saturno direttamente alla luna ghiacciata. Dovete pensare a queste linee come se fossero un circuito elettrico che connette i due corpi celesti, con una grande quantità di energia che scorre avanti e indietro. continua ...

Plasma in corsa su autostrade magnetiche

Una immagine elaborata al calcolatore che riproduce il passaggio di un fiotto di plasma all’interno di un tubo magnetico che collega una stella al suo disco protoplanetario. Crediti: Reale et al.

Uno studio in collaborazione tra Inaf-Osservatorio Astronomico di Palermo, Università di Palermo e Università Carlo III di Madrid, e appena pubblicato su The Astrophysical Journal, mostra che giganteschi brillamenti in giovani stelle della nebulosa di Orione si sviluppano in lunghi tubi magnetici che collegano le stelle ai loro dischi protoplanetari. continua ...

Aurore danzanti su un coro di plasma

Il satellite Erg rileva gli elettroni dispersi nella magnetosfera dalle “chorus wave”. Crediti: 2018 Erg science team

Da sempre le aurore boreali hanno affascinato chiunque avesse la fortuna di poterle osservare dal vivo: drappi e onde dai colori cangianti e stupefacenti che volteggiano e piroettano nei cieli delle zone più a nord (e sud) del nostro pianeta. Il meccanismo che si cela dietro la loro danza è un segreto ben custodito ma, grazie agli sforzi di un team internazionale di scienziati e usando i dati del satellite giapponese Erg (noto anche come Arase), lanciato alla fine del 2016, è stato possibile svelarne una piccola parte: quella riguardante le aurore pulsanti. continua ...

Simulate a Palermo le piogge di plasma

La sequenza di immagini dall’Atmospheric Imaging Assembly a bordo di Sdo dell’evento del 4 novembre 2015 analizzato in questo studio

Il Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa ha osservato sul Sole in più di un’occasione il fenomeno delle piogge coronali: frammenti di plasma espulsi dopo eventi eruttivi nella corona solare che ricadono sul Sole seguendo traiettorie che deviano da quella parabolica a causa dell’interazione tra plasma e campo magnetico locale. Queste osservazioni sono da tempo oggetto di studio presso l’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Palermo, per l’importanza che rivestono nell’analisi dei processi che avvengono nella corona solare, dell’interazione tra plasma e campo magnetico, e anche per le informazioni che possono rivelare su fenomeni che avvengono su altre stelle, come ad esempio l’accrescimento di gas delle protostelle dai dischi protoplanetari, che non possono essere osservati direttamente. continua ...

Quelle turbolenze del plasma solare

L’immagine rappresenta la distribuzione della densità di corrente in un plasma di vento solare. In blu e giallo le correnti più intense, rispettivamente con valori positivi e negativi. Crediti: D. Perrone et al.

Cosa sono le turbolenze e da cosa hanno origine? Il dizionario di fisica le descrive cosi: sono un moto disordinato di un fluido, con formazione di vortici. Se beviamo un caffè caldo e lo emulsioniamo con un cucchiaino provochiamo, a nostra insaputa, una cascata di vortici di diverse scale, da grandi a piccole. Il movimento del cucchiaino porta una maggiore quantità di liquido caldo a contatto con l’aria, facilitando il raffreddamento della nostra bevanda. continua ...

Là dove si sfalda il plasma dai buchi neri

Simulazione al computer dell’evoluzione di un getto dall’inizio (riquadri a e c) a 32600 anni (riquadri b e d). Il segmento in basso a sinistra, L0, corrisponde a una distanza di un kiloparsec. Fonte: K. N. Gourgouliatos et al., Nature Astronomy, 2017

Durante il processo di accrescimento, dai dintorni dei buchi neri supermassicci viene espulsa una parte del materiale sotto forma di violenti getti di plasma. Una coppia di getti caldi e luminosissimi, sparati a velocità relativistiche lungo l’asse di rotazione del buco nero stesso. Alcuni di questi getti sono incredibilmente stabili e collimati, al punto che è possibile continuare a vederli anche a una distanza pari a un miliardo di volte quella del raggio di fuoriuscita del getto stesso. Altri, invece, si sfaldano già entro la galassia ospite, disintegrandosi in enormi sbuffi. continua ...

Quella treccia di plasma fra i lobi del cuore

Immagine ottenuta con il telescopio a barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania il 13 aprile 2016, relativa al passaggio al meridiano della regione attiva (ingrandita nel dettaglio). Crediti: S. Guglielmino / Inaf Catania

Già la macchia aveva fatto scalpore: era a forma di cuore. Ma a renderla unica è proprio ciò che le conferiva quella forma: il lungo “baffo” di plasma – più precisamente, un flux rope, un filamento d’estensione superiore al diametro della Terra – che divideva i “lobi” del “cuore” mostra infatti caratteristiche fisiche mai osservate prima. Ad accorgersene, avvalendosi dei dati del Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa e delle immagini in H-alpha raccolte con la barra equatoriale dell’Osservatorio astrofisico dell’Inaf di Catania, un team di ricercatori formato da Salvo Guglielmino e Francesca Zuccarello dell’Università di Catania e da Paolo Romano dell’Inaf di Catania. continua ...