Juno: risolto il mistero dei fulmini su Giove

Rappresentazione artistica della distribuzione dei fulmini nell’emisfero settentrionale di Giove in un’immagine scattata dalla JunoCam. I dati della missione Juno della Nasa indicano che la maggior parte dell’attività dei fulmini su Giove è vicina ai suoi poli. Crediti: Nasa / Jpl-Caltech / SwRI / JunoCam

Mentre si avvicina il prossimo flyby della sonda Juno della Nasa attorno a Giove (il 16 luglio), gli esperti sono riusciti a risolvere uno dei più grandi misteri di questo gigante gassoso: come nascono i fulmini gioviani e in cosa sono simili o diversi da quelli terrestri? continua ...

Risolto il mistero delle luci violette

Steve con la Via Lattea sullo sfondo. Crediti: Nasa Goddard

Si chiama Steve, acronimo di Strong Thermal Emission Velocity Enhancement. È stato scoperto nel 2016 ma fino ad ora non si sapeva cosa fosse. Non è una comune aurora polare, sebbene le assomigli. Le aurore polari, causate dall’interazione delle particelle cariche di origine solare con la ionosfera terrestre, sono caratterizzate principalmente da estese bande luminose, tipicamente rosse, verdi o azzurre che si presentano come ovali attorno ai poli magnetici terrestri, chiamati ovali aurorali. Steve invece si presenta come un nastro viola molto stretto e scintillante, a volte accompagnato da piccole strisce verdi simili a dita aguzze o a travi di una staccionata, osservato in cielo per un tempo variabile da 20 minuti a un’ora. Per la prima volta, grazie alla sinergia tra la citizen science (persone entusiaste di alcuni argomenti scientifici, senza necessariamente un background formativo specifico) e i ricercatori di vari istituti coinvolti, finalmente si è riusciti a scoprire qualcosa di più di questo strano fenomeno ottico. continua ...

Risolto il “cold case” della nova coreana

Il resto della nova del 1437, come è osservabile oggi. L’immagine, che evidenzia l’idrogeno nella nube di materiale, mostra la posizione odierna della binaria che diede origine alla nova (barrette rosse),e la sua posizione nel 1437 (croce rossa). Crediti: Shara et al.

Non capita tutti i giorni che dati vecchi 600 anni aiutino a svelare un mistero dell’astrofisica odierna. Uno studio che esce oggi su Nature considera osservazioni astronomiche in documenti antichi centinaia di anni, identificando ciò che rimane di una nova che venne originariamente osservata nel 1437, e gettando nuova luce sull’evoluzione delle variabili cataclismiche. continua ...