Quando la tesi è stellare

Jocelyn Bell (prima da destra) era sabato scorso, 6 ottobre 2018, all’Inaf di Cagliari per un’intervista doppia – moderata dalla giornalista Silvia Bencivelli (seconda da sinistra) – dedicata alle pulsar insieme all’astrofisica dell’Inaf Marta Burgay (prima da sinistra). Fonte: pagina Facebook dell’Inaf di Cagliari

Sono molti gli elementi che contribuiscono al successo di una ricerca. Si inizia con una buona dose di curiosità e immaginazione, si avanza con l’utilizzo delle tecnologie più avanzate, si prosegue con perseveranza e, con l’aiuto di un pizzico di fortuna, si arriva al risultato. In tutto questo ha ovviamente grande importanza il fattore umano, cioè la preparazione, la determinazione e l’entusiasmo di chi la ricerca la porta avanti giorno per giorno. È un compito che viene spesso assegnato agli studenti (maschi e femmine) durante la loro tesi di dottorato. Sono già formati dai corsi universitari e sono pronti a svolgere in modo autonomo la ricerca che viene proposta dal docente che sarà il loro punto di riferimento durante gli anni del dottorato. Si comincia con l’assegnare allo studente dei compiti ben precisi, ma poi, con il passare del tempo, e con l’aumentare dell’esperienza, è lo studente a decidere come procedere informando il professore con il quale si sviluppa un rapporto di collaborazione. Il dottorato termina con una tesi, ma, normalmente, prima sono stati pubblicati sulle riviste più quotate nei vari settori i risultati ottenuti che, in alcuni casi, hanno assunto rilevanza mondiale. continua ...

Verso la comprensione della rotazione stellare

Le stelle simili al Sole presentano una rotazione differenziale, con l’equatore che ruota più velocemente delle latitudini più alte. Le frecce blu nella figura rappresentano la velocità di rotazione. Si ritiene che la rotazione differenziale sia un ingrediente essenziale per generare attività magnetica e macchie stellari. Crediti: MPI per Solar System Research / MarkGarlick.com.

Studiando la rotazione di un campione di stelle simili al Sole, i ricercatori hanno riscontrato che, proprio come avviene per la nostra stella, la maggior parte delle stelle girano più velocemente all’equatore rispetto ai poli. Questo fenomeno, per il quale le diverse parti di un corpo non ruotano alla stessa velocità angolare ma a velocità differenti, è chiamato rotazione differenziale. La rotazione differenziale non si manifesta solo sul Sole, bensì anche su pianeti gassosi a noi vicini, come Giove e Saturno. continua ...

Diaspora stellare nel Camaleonte e nelle Vele

Da sinistra: Elena Franciosini, Veronica Roccatagliata e Germano Sacco dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri dell’Inaf

Il sospetto già lo avevano da un po’. Da quando nei dati di Gaia-Eso prima, e di Gaia Dr1, poi avevano notato i segni di una secessione in atto in due giovani ammassi stellari: Gamma Velorum, a circa 1200 anni luce da noi, in direzione della costellazione delle Vele, e Chamaeleon I, a circa 620 anni luce, nella costellazione del Camaleonte. Gli ammassi stellari sono densi gruppi di stelle, da qualche centinaia a qualche migliaia, tutte nate più o meno nello stesso periodo. Gruppi molto coesi. Ma questi due no: sembrava che si stessero scindendo, un po’ come avviene alle cellule durante la mitosi. continua ...

Dall’alone galattico all’evoluzione stellare

Un’immagine artistica raffigurante l’alone gassoso che circonda una galassia, illuminato da una stretta banda di luce ultravioletta detta emissione Lyman alfa. L’alone di gas di Q2343-BX418 è circa dieci volte più grande della galassia stessa. Crediti: T. Klein, Uwm

Grazie al nuovo strumento Keck Cosmic Web Imager (Kcwi) del  W.M. Keck Observatory di Maunakea, alle Hawaii, un team di astronomi è riuscito ad osservare l’alone di gas della galassia Q2343-BX418 con un dettaglio senza precedenti. Q2343-BX418 è una piccola, giovane galassia situata a circa 10 miliardi di anni luce dalla Terra, analoga ad altre galassie giovani troppo deboli per essere studiate nel dettaglio. Per questo motivo è una candidata ideale per capire come apparivano le galassie poco dopo la nascita dell’universo. continua ...

Radiografia di un pasto stellare

Illustrazione artistica raffigurante la distruzione di un giovane pianeta. Gli scienziati potrebbero averne vista una per la prima volta. Crediti: Nasa/Cxc/M.Weiss

Per quasi un secolo, gli astronomi hanno osservato meravigliati la curiosa variabilità delle giovani stelle situate tra le costellazioni del Toro e dell’Auriga, a circa 450 anni luce dalla Terra. In queste costellazioni le nebulose oscure raggruppano nubi molecolari che ospitano numerose nurseries stellari contenenti migliaia di giovani stelle, che si formano grazie al collasso gravitazionale di gas e polveri. continua ...

Sistema stellare ospitale a 4 anni luce

Crediti: X-ray: Nasa/Cxc/University of Colorado/T.Ayres; Optical: Zdeněk Bardon/Eso

Nella ricerca della vita al di fuori del Sistema solare, uno dei posti migliori che gli scienziati hanno considerato è Alpha Centauri, un sistema che contiene le tre stelle più vicine al nostro Sole.

Il sistema Alpha Centauri è stato monitorato per oltre un decennio da Chandra, l’osservatorio a raggi X della Nasa, e un nuovo studio basato sui dati raccolti fornisce notizie incoraggianti su un aspetto chiave legato all’abitabilità planetaria del sistema. Lo studio indica che qualsiasi pianeta in orbita attorno alle due stelle più luminose nel sistema Alpha Cen è molto probabile che non venga colpito da grandi quantità di radiazioni X emesse dalle stelle ospiti. È una buona notizia: i raggi X e gli effetti meteorologici spaziali correlati sono estremamente dannosi per la vita, sia in maniera diretta attraverso le alte dosi di radiazioni, sia indirettamente attraverso la rimozione delle atmosfere planetarie (destino questo che si pensa aver subito Marte, nel nostro Sistema solare). continua ...

M9, scrigno stellare di Ofiuco

L’ammasso globulare M9 ripreso in tutto il suo splendore dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: Nasa ed Esa

Messier 9, o M9 in breve, è uno splendido ammasso globulare, presente nei cieli serali di giugno e in tutto l’arco dell’estate, verso sudest, in direzione della costellazione dell’Ofiuco. Per individuarlo è sufficiente un binocolo, anche se apparirà come una macchiolina indistinta. Per cominciare a osservare le stelle che lo compongono è però necessario utilizzare un piccolo telescopio. continua ...

Un frullatore stellare

Una rappresentazione artistica di J17062 che ruba gas dalla sua compagna. Il materiale, prima di raggiungere la superficie della pulsar, forma il disco d’accrescimento. Crediti:NASA’s Goddard Space Flight Center

Immaginate due stelle in un sistema binario che orbitano una attorno all’altra in soli 38 minuti. Un enorme frullatore dove il succo che ne fuoriesce è composto da getti di raggi X e saltuariamente da immani esplosioni termonucleari dell’ordine di centinaia di megatoni. Questa la scoperta del team di ricerca di Nicer, Neutron star Interior Composition Explorer, il sensibilissimo strumento montato a bordo della Stazione spaziale internazionale. Il sistema binario da record, quello con l’orbita più veloce mai osservata, si chiama Igr J17062–6143 ed è composto da una pulsar e da piccola nana bianca. continua ...

Sigaro? No, galassia in piena produzione stellare

La spettacolare galassia M82, anche nota come Galassia Sigaro. L’immagine è stata realizzata dal telescopio spaziale Hubble. Crediti: NASA, ESA and the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), J. Gallagher (University of Wisconsin), M. Mountain (STScI) e P. Puxley (NSF)

I suoi nomi ufficiali sono M82 o Ngc 3034, ma è più nota come Galassia Sigaro, ed è uno dei più caratteristici oggetti celesti che costellano i cieli serali delle nostre latitudini. A guardarla nella splendida immagine qui a fianco, realizzata dal telescopio spaziale Hubble, è facile capire perché. M82 è una galassia a spirale barrata che si trova a circa 12 milioni di anni luce da noi, in direzione della costellazione dell’Orsa Maggiore. Difficile da osservare con un binocolo, può essere individuata già con un piccolo telescopio. M82 deve la peculiare forma affusolata della sua struttura più brillante, che appunto richiama la forma di un sigaro, al fatto di essere disposta quasi esattamente di taglio rispetto a noi. L’interazione gravitazionale con altre galassie vicine, in particolare M81, con la quale ha avuto un “incontro ravvicinato” qualche centinaio di milioni di anni fa, ha accelerato drasticamente il suo tasso di formazione stellare che è almeno dieci volte maggiore quello della nostra Via Lattea. continua ...

Hubble cattura il ladro nella coppia stellare

Dopo 17 anni dalla prima osservazione, Hubble è riuscito a “catturare” la stella che ha provocato l’esplosione di supernova 2001ig a 40 milioni di anni luce di distanza nella galassia Ngc 7424, nella costellazione meridionale della Gru. Crediti: Nasa, Esa, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STScI)

Utilizzando le potenti ottiche del telescopio spaziale Hubble di Nasa ed Esa, un gruppo di astronomi ha fotografato la stella responsabile dell’esplosione di una supernova a 40 milioni di anni luce da noi nella galassia Ngc 7424 (costellazione della Gru). Si trattava di un sistema binario (cioè di una coppia di stelle) la cui esistenza è arrivata alla fine quando una delle due – la compagna della stella progenitrice – ha cominciato a sottrarre quasi tutto l’idrogeno dall’involucro stellare della stella ormai condannata all’esplosione. La catastrofe è avvenuta al termine di un processo durato milioni di anni, durante il quale la stella principale è stata letteralmente “derubata” di tutto il materiale stellare fino all’esplosione. Finora, però, non era mai stato trovato il colpevole di tale “furto”: Hubble è stato in grado di immortalare per la prima volta la stella binaria superstite. continua ...

Mappa stellare di Gaia 2.0

La mappa stellare di Gaia della prima release verrà aggiornata,, dal 25 aprile, con miliardi di nuovi dati. Crediti: ESA

Una mappa che mostri tutte le stelle nella nostra galassia, con la loro posizione, il loro movimento, la loro luminosità, il loro spettro, ma anche la temperatura superficiale e tanto altro. Il sogno di ogni astronomo che sta pian piano diventando realtà grazie a Gaia, missione Esa con un obiettivo ambizioso: creare la più grande e dettagliata mappa tridimensionale della Via Lattea e anche delle galassie vicine. Il prossimo 25 aprile verrà pubblicata la seconda release di dati e i numeri si prospettano “spaziali”. continua ...

Echi radio d’un drammatico pasto stellare

Rappresentazione artistica di un getto proveniente da un buco nero supermassiccio durante la fase di accrescimento. Crediti: Eso/L. Calçada

Non c’è scampo per una stella, o qualsiasi altro oggetto, che si avvicina troppo a un buco nero supermassiccio: il finale è drammatico e lo spettacolo pirotecnico è garantito. Il colossale banchetto viene definito tecnicamente distruzione mareale (tidal disruption): lo sventurato oggetto viene catturato dal buco nero tramite la sua invincibile attrazione gravitazionale, le forze mareali deformano la stella, la fanno a pezzi creando un flusso di detriti che poi cadono all’interno del buco nero, illuminando lo spazio circostante con un getto luminoso di plasma ed energia. Qualche anno fa, l’11 novembre 2014, una rete globale di telescopi captò segnali elettromagnetici da 300 milioni di anni luce di distanza creati proprio da uno di questi bagliori mareali durante un pasto stellare. continua ...

Alma nella rete di un’incubatrice stellare

Crediti: Eso/H. Drass/Alma (Eso/Naoj/Nrao)/A. Hacar

Questa immagine spettacolare e insolita mostra parte della famosa Nebulosa di Orione, una regione di formazioni stellare a circa 1350 anni luce dalla Terra: combina un mosaico di immagini a lunghezza d’onda millimetrica ottenute da Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) e dal radiotelescopio Iram da 30 metri, mostrate in rosso, con una veduta infrarossa piu’ familiare dallo strumento Hawk-I sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso, mostrata in blu. Il gruppo di stelle brillanti bianco-blu in alto a sinistra è l’ammasso del Trapezio, formato da stelle giovani e calde di appena pochi milioni di anni. continua ...

Buchi neri al comando nella formazione stellare

Immagine composita di Centaurus A, uno dei nuclei galattici attivi più vicini alla Terra. Credit: ESO/WFI (Ottico); MPIfR/ESO/APEX/A.Weiss et al. (Submillimetrico); NASA/CXC/CfA/R.Kraft et al. (raggi-X)

Le giovani galassie sfavillano grazie al fatto che sempre nuovi astri si accendono a ritmo sostenuto; tuttavia, a un certo punto dell’evoluzione galattica la formazione stellare rallenta, fino a cessare. Un nuovo studio, pubblicato nel primo numero del nuovo anno della rivista Nature, dimostra che a determinare quanto presto si verifichi questo smorzamento della formazione stellare è la massa del buco nero al centro della galassia. continua ...

Sboccia alla vista una culla stellare

Crediti: ESO / M. Kornmesser

Lo strumento OmegaCam, installato sul telescopio Vst (Vlt Survey Telescope) dell’Eso, ha catturato una veduta scintillante del vivaio stellare noto come Sharpless 29. La regione di cielo mostrata è inclusa nel catalogo Sharpless di regioni di tipo HII: nubi interstellari di gas ionizzato, rigogliose di formazione stellare. Nota anche come Sh 2-29, Sharpless 29 si trova a circa 5500 anni luce da noi, nella costellazione del Sagittario, vicina alla più grande Nebulosa Laguna. Contiene molte meraviglie astronomiche, tra cui la regione di formazione stellare molto attiva NGC 6559, la nebulosa al centro dell’immagine. continua ...

Vento stellare a spirale sulla supergigante blu

Rappresentazione artistica della supergigante blu Zeta Puppis (detta anche Naos). Crediti: Tahina Ramiaramanantsoa

Si chiama Zeta Puppis (in arte Naos) la supergigante blu più luminosa della costellazione della Poppa, e sta intrigando i ricercatori per i particolari venti stellari spiraleggianti che la circondano. Secondo un recente studio apparso su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, queste strutture estreme e iperveloci sarebbero collegate alle macchie stellari presenti sulla superficie dell’oggetto tra i più luminosi della Via Lattea. continua ...

Tabby, un poliziesco in chiave stellare

Una delle ipotesi più accreditate per l’insolito oscuramento della cosiddetta stella di Tabby è la presenza di una nube irregolare di polvere. Crediti: Nasa/Ames Research Center/Daniel Rutter

A circa 1500 anni luce dalla terra, una singolare stella – denominata ufficialmente KIC 8462852 ma più conosciuta come stella di Tabby – ha catturato l’attenzione degli scienziati e l’immaginazione del pubblico con la sua luminosità stranamente fluttuante.

Unico caso fra le oltre 200mila stelle misurate dal satellite Kepler della Nasa in quattro anni, la luminosità di Tabby è stata vista variare fino al 22 per cento in un giorno solo. Allo stesso tempo, uno studio delle lastre fotografiche pregresse ha rilevato una perdita di luminosità di circa il 20 per cento nel corso di un secolo, anche se una ricerca successiva ha poi confutato questo risultato, attribuendolo a effetti strumentali. continua ...

Baby boom stellare nei quasar ultra luminosi

Parte del team di ricercatori che ha realizzato lo studio. Da sx:
Enrico Piconcelli (ricercatore Inaf –  Osservatorio astronomico di Roma), Angela Bongiorno (ricercatrice Inaf Oar), Federica Duras (dottoranda Inaf Oar), Manuela Bischetti (dottoranda Inaf Oar e Sapienza), Giustina Vietri (dottoranda Inaf Oar e Tor Vergata) e Luca Zappacosta (postdoc Inaf Oar)

In uno studio condotto dai ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica di Roma Angela Bongiorno, Enrico PiconcelliFabrizio Fiore e da diversi studenti di dottorato e post-doc, con la collaborazione di colleghi dell’Inaf di Firenze, Trieste e Bologna, sono stati osservati sedici tra i quasar più luminosi che si conoscano: la radiazione emessa da queste remote galassie è centinaia di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di volte quella del nostro Sole ed è prodotta dai buchi neri supermassicci che risiedono al loro centro. continua ...