A guardar le stelle, io che non le ho mai viste

14.07.2018, ore 20:15

Pianeti e Via Lattea fotografati da Tunç Tezel dall’Uludag National Park, in Turkya. Crediti: Apod Nasa, Tunç Tezel (Twan)

Talvolta il karma si traveste da casualità e gli incontri divengono forieri di propositi e speranze. E così da una fortuita chiacchierata sulla vita ed alcuni suoi peculiari aspetti metafisici, in ottima compagnia ad un conviviale pasto, è sorta l’iniziativa “Eppur… si vede”. Grazie a un’idea di Massimiliano Salfi, alla sua intraprendenza, generosità, disponibilità e organizzazione (è il fondatore con la splendida moglie Giusi Milone dell’associazione vEyes che si occupa di sostenere, informare, istruire e intrattenere in svariati ambiti i disabili visivi e le loro famiglie e di promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione ed all’integrazione), e grazie all’Inaf – Osservatorio astrofisico di Catania, il 14 luglio, dalle 20.15, i disabili visivi con distrofie retiniche dotati di un minimo residuo visivo potranno osservare Giove e Saturno dall’Osservatorio astrofisico in Contrada Serra la Nave nella spettacolare cornice dell’Etna. continua ...

Test a tre stelle per Albert Einstein

La pulsar e la nana bianca interna sono su un’orbita di 1.6 giorni. Questa coppia è in un’orbita di 327 giorni con la nana bianca esterna, molto più lontana. Impressione d’artista del sistema. Crediti: Ska organization

Niente da fare anche questa volta per i detrattori della teoria della relatività generale di Einstein, anzi: un nuovo studio pubblicato oggi su Nature mostra come la teoria del geniale fisico tedesco regga meglio di altre teorie alternative della gravità alla prova dei sistemi stellari più estremi. continua ...

Nuovi limiti di dimensione per le stelle di neutroni

L’immagine raffigura l’intervallo di dimensioni possibili per una tipica stella di neutroni, confrontandola con la dimensione della città di Francoforte. Crediti: Lukas Weih, Goethe University, satellite image: GeoBasis-DE/BKG (2009) Google

Le stelle di neutroni sono gli oggetti più densi conosciuti, con una massa paragonabile a quella del Sole concentrata in pochi chilometri di raggio, da otto a sedici secondo le stime. Una densità paragonabile a quella che si avrebbe concentrando la massa di una portaerei in un granello di sabbia. continua ...

Metti alla prova le stelle della galassia nana

Questa immagine mostra la distribuzione della materia oscura (sopra) e delle stelle (sotto) ottenuta nelle simulazioni delle galassie nane. Crediti: E. Garaldi, C. Porciani, E. Romano-Díaz/University of Bonn for the ZOMG Kollaboration

Di nuovo tornano alla ribalta, dopo questo recente articolo, le galassie nane come chiave d’accesso alla scottante questione che toglie il sonno agli astronomi: esiste veramente la materia oscura? Un gruppo di ricercatori principalmente dell’Università di Bonn in Germania, utilizzando sofisticate simulazioni al computer ha mostrato, in un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters, che la risposta è celata nel moto delle stelle che popolano le galassie satellite della Via Lattea. Galassie piccole, appunto, ma che secondo le osservazioni dovrebbero contenere una percentuale altissima di materia oscura. continua ...

Stelle appena nate ma già piene di polvere

Un’immagine di TMC1A, una stella ancora in formazione nella costellazione del Toro. In rosso le aree con molte particelle di polvere. In verde e blu due tipi di monossido di carbonio. L’assenza di verde e blu nella parte interna indica che le particelle di polvere nel giovane disco protoplanetario sono cresciute da meno di un millesimo di millimetro a un millimetro. Crediti: Jørgensen/Harsono/ESASky/ESAC

Negli ultimi anni, gli astronomi hanno scoperto numerosi sistemi planetari intorno ad altre stelle. Sembra ormai molto probabile che quasi tutte le stelle abbiano almeno un pianeta in orbita intorno a sé e gli astronomi stanno cercando di comprendere il modo in cui i sistemi planetari si formano e cosa in tale processo conduca alla diversità osservata nei pianeti noti, sia per quanto concerne il numero di pianeti orbitanti attorno a ogni stella che per quanto riguarda la massa di ciascuno di essi. continua ...

Polvere di diamante nella culla delle stelle

Rappresentazione artistica di diamanti su scala nanometrica attorno a una giovane stella della Via Lattea. Crediti: S. Dagnello, Nrao/Aui/Nsf

Sarebbero i diamanti – e non gli idrocarburi aromatici policiclici (Pahs), come ritenuto fino a oggi – i principali indiziati per l’emissione della cosiddetta anomalous microwave emission (Ame), una debole e anomala luce microonde prodotta in alcune regioni della nostra galassia. Sì, diamanti, avete letto bene. Ma in questo caso si tratta di cristalio con dimensioni nanometriche: nanodiamanti, appunto. Così piccoli che un punto tipografico, su una pagina stampata, ha un diametro pari a circa mezzo milione di queste infinitesimali particelle. continua ...

Sorpesa: le stelle massicce sono più del previsto

La Nebulosa Tarantola à una gigantesca zona di formazione stellare nella Grande Nube di Magellano, una vicina dellla Via Lattea. La Nebulosa è il luogo di nascita di un incredibile numero di stelle massicce, alcune delle quali potrebbero avere una massa fino a 300 masse solari. Crediti: ESO

Un gruppo di scienziati, con a capo l’astronomo Zhi-Yu Zhang dell’Università di Edinburgo, ha usato il telescopio Alma (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array) per studiare l’Universo remoto, e in particolare stimare la proporzione di stelle massicce in quattro galassie di tipo “starburst” lontane e ricche di gas. Queste galassie vengono viste quando l’universo era molto più giovane di adesso, così che è improbabile che le galassie neonate abbiano già subìto molti episodi di formazione stellare, che potrebbero altrimenti confondere i risultati. continua ...

MeerLicht, il nuovo “occhio” a caccia di stelle e galassie

Questa immagine è stata chiamata “una finestra suule stelle” perché la Via Lattea è ripresa in tutta la sua maestosità. Crediti: MeerLICHT

I radioastronomi sudafricani avranno un aiuto in più per dare la caccia a stelle e galassie. Presso il Sutherland Observatory, in Sudafrica, è stato inaugurato il MeerLicht (in olandese vuol dire “più luce”), un telescopio ottico che fungerà da “occhio” per il network di radio antenne MeerKat (uno dei precursori del progetto Square Kilometre Array), le cui 64 antenne sono attualmente il più grande radiotelescopio dell’emisfero Sud e il più sensibile interferometro radio in banda L (0,9-1,67 GHz) del mondo. Questo almeno fino all’entrata in funzione ufficiale di Ska1-mid, braccio sudafricano della prima fase del telescopio Ska che sarà composto da 133 antenne a parabola. MeerLicht e MeerKat scruteranno il cielo meridionale simultaneamente creando una combinazione unica di dati radio e ottici che ci daranno una “visione” più chiara della popolazione stellare nella Via Lattea. continua ...

Hubble gioca a Legus con le stelle

Queste sei immagini rappresentano alcune delle regioni dove nascono le stelle. Le galassie fanno parte della Legacy ExtraGalactic UV Survey (Legus) dell’Hubble Space Telescope. Ci sono due galassie nane (Ugc 5340 e Ugca 281) e quattro grandi galassie a spirale (Ngc 3368, Ngc 3627, Ngc6744 e Ngc 4258). Le immagini sono una miscela di luce ultravioletta e luce visibile ottenuta con i datti della Wide Field Camera 3 di Hubble e dell’Advanced Camera for Surveys. Crediti: Nasa, Esa, and the Legus team continua ...

Il destino d’un gioviano? È scritto nelle stelle

Distribuzione della metallicità vs. periodo orbitale osservata nello studio. Crediti J. Maldonado / A&A

La scoperta degli esopianeti giovani caldi – ossia pianeti giganti gassosi con periodi di rotazione minori di 10 giorni – ha sconvolto la nostra idea sulla formazione planetaria. Simili pianeti, infatti, sono assenti nel Sistema solare e richiedono dei meccanismi di formazione che non erano stati ipotizzati fino a quel momento.

Le ipotesi principali per spiegare l’esistenza dei gioviani caldi sono due. La teoria più accreditata è che questi pianeti si formino a grandi distanze dalla stella centrale, al di là della così detta “linea della neve”, oltre la quale le temperature sono abbastanza basse da permettere l’esistenza di acqua allo stato solido. Una volta formati, questi pianeti cominciano a migrare verso l’interno, fino a spingersi a distanze molto piccole (frazioni di unità astronomica) della propria stella. continua ...

Stelle disubbidienti

La regione attiva di formazione stellare W43-MM1, osservata con Alma. L’alto numero di siti di formazione stellare, noti come nuclei e qui identificati da ellissi, sono la prova dell’intensa attività di formazione stellare in questa regione. Crediti: Eso/Alma / F. Motte / T. Nony / F. Louvet / Nature Astronomy

Nello spazio, nascoste dietro i veli di polvere delle nebulose, nubi di gas collassano formando le strutture dalle quali nascono le stelle: i nuclei delle stelle in formazione. Queste strutture si raggruppano, accumulano materia e frammenti, dando infine origine ad ammassi di giovani stelle di varie masse, la cui distribuzione (intesa come il numero di stelle per intervallo di massa) è stata descritta nel 1955 da Edwin Salpeter nella legge astrofisica che porta il suo nome. continua ...

Test del “dna” per 340mila stelle

Lo spettro ad alta risoluzione del Sole. Ciascuna banda scura è una linea d’assorbimento dello spettro solare, il suo Dna che ne rivela la composizione chimica. Crediti: N.A.Sharp, Noao/Nso/Kitt Peak Fts/Aura/Nsf

Quando è nato, il nostro Sole non era da solo. Assieme a lui, dalla nebulosa da cui si è formato, hanno preso forma migliaia di stelle. Sorelle che costituivano un unico gruppo o ammasso. Una famiglia molto unita, ma come avviene per noi umani –  che con il tempo ci si separa, si è meno attaccati, e alla fine ci si allontana – allo stesso modo le stelle di questo ammasso, trasportate dalle inesorabili correnti della Via Lattea, con il passare di milioni di anni, sono state sparpagliate in giro per la nostra galassia. continua ...

Esopianeti e stelle nel mirino del Tng

Il Telescopio Nazionale Galileo. Crediti: TNG/G.Tessicini

Il Telescopio nazionale Galileo (Tng) è entrato in una nuova fase della sua ventennale vita. Si è infatti appena concluso un processo di ideazione e selezione dei programmi scientifici che saranno il cuore dell’attività del telescopio nell’immediato futuro. E proprio in questi giorni di aprile stanno prendendo il via due progetti di grande valore scientifico che, nei prossimi anni, impegneranno una frazione importante del tempo complessivo di osservazioni disponibili al Tng. Si tratta di progetti ideati e proposti da due team guidati da altrettante ricercatrici dell’Istituto nazionale di astrofisica. Entrambi  i programmi di ricerca useranno Giarps, la nuova configurazione che unisce i due spettrografi ad alta risoluzione Harps-N (che analizza la luce visibile) e Giano-B (che invece utilizza la radiazione nel vicino infrarosso). continua ...

Sphere, due dischi per tre stelle

Immagine del disco di polveri attorno alla stella GSC 07396-00759, che si presenta di taglio rispetto alla nostra linea di vista. Il disco grigio maschera la luce della stella al centro del disco stesso. Crediti: ESO/Sissa et al.

Un gruppo di ricercatori guidato da Elena Sissa, dell’Inaf di Padova, ha individuato un disco composto molto probabilmente da gas e polveri attorno a una stella nana rossa. Questo corpo celeste, denominato Gsc 07396-00759, è parte di un sistema di tre stelle tra loro legate gravitazionalmente. Le altre due stelle che compongono il trio sono già note per possedere un altro disco che le circonda entrambe, costituito perlopiù da gas. La scoperta del disco attorno a Gsc 07396-00759 è stata ottenuta dallo strumento Sphere (Spectro-polarimetric high-contrast exoplanet research) installato al telescopio Ut3 del Very Large Telescope dell’Eso, in Cile, ed è stata appena pubblicata sulla rivista scientifica Astronomy & Astrophysics. continua ...

Quelle giovani stelle ammantate di polvere

Questa spettacolare immagine ottenuta dallo strumento Sphere montato sul Very Large Telescope dell’Eso mostra con dettagli senza precedenti il disco di polvere attorno alla stella IM Lupi. Crediti: Eso/H. Avenhaus et al./Dartts-S collaboration

Lo strumento Sphere installato sul Vlt (Very Large Telescope) dell’Eso in Cile permette agli astronomi di sopprimere la luce brillante delle stelle vicine per fornire una miglior veduta delle regioni che le circondano. Questa raccolta di immagini di Sphere è solo un esempio dell’ampia varietà di dischi di polvere che si trovano intorno a giovani stelle. Questi dischi sono molto diversi per dimensione e forma – alcuni contengono anelli brillanti, alcuni anelli scuri e altri assomigliano addirittura a un hamburger. Differiscono notevolemente nell’aspetto anche a seconda della loro orientazione nel cielo – da circolari quando visti di faccia a dischi sottili quando osservati di taglio. continua ...

‘Oumuamua? È “figlio” d’una coppia di stelle

Rappresentazione artistica di ‘Oumuamua. Crediti: Eso/M. Kornmesser

‘Oumuamua, l’oggetto roccioso identificato come il primo asteroide interstellare, molto probabilmente proveniva da un sistema stellare binario. Lo suggerisce una nuova ricerca pubblicata oggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. «È straordinario il fatto di aver visto, per la prima volta, un oggetto fisico proveniente dall’esterno del nostro Sistema solare», dice il primo autore dell’articolo commentando i risultati dello studio. Si tratta di Alan Jackson, postdoc presso il Centre for Planetary Sciences della University of Toronto Scarborough, in Ontario, Canada. continua ...

Stelle ultracompatte con il vuoto quantistico

Crediti: Wikimedia Commons

È un nuovo tipo di stella quella che emerge da uno studio del ricercatore della Sissa Raúl Carballo-Rubio. In una ricerca recentemente pubblicata su Physical Review Letters, Carballo-Rubio ha sviluppato un nuovo modello matematico che mette insieme la relatività generale con l’effetto repulsivo della polarizzazione del vuoto quantistico. Questo approccio permette di descrivere configurazioni ultracompatte di nuove stelle che gli scienziati pensavano non potessero esistere in condizioni di equilibrio. continua ...

Stelle di neutroni al di là del limite di Eddington

Immagine della galassia Vortice M51 ottenuta combinando le informazioni sulla luce visibile raccolte dal telescopio spaziale Hubble con quelle della radiazione X vista da Chandra. La Ulx è l’oggetto cerchiato. Crediti: Nasa/Cxc/Caltech/M.Brightman et al.; Optical: Nasa/Stsci

Una delle conseguenze più divertenti del setacciare l’universo alla scoperta dei suoi segreti è che, spesso, si finisce per imbattersi in fenomeni davvero affascinanti, misteriosi corpi celesti dalle caratteristiche curiose e particolari, eventi inattesi che molte volte rimangono senza spiegazione per lungo tempo. Nell’enorme zoo di oggetti che il cosmo ci mette gentilmente a disposizione, le così dette Ultra-Luminous X-ray Sources (Ulx) sono senza dubbio tra le “creature” più incantevoli ed interessanti. continua ...

Stelle come tachimetri per la materia oscura

Mariangela Lisanti, nata nel 1983, è stata la prima studentessa a vincere sia la Intel Science Talent Search che la Siemens Competition, e all’età di 18 anni è stata inclusa nell’elenco TR35 della Mit Technology Review dei migliori innovatori under 35 del mondo nel 2002

A che velocità sfreccia la materia oscura intorno alla Terra? Sarebbe importante saperlo, perché questo valore ha conseguenze di vasta portata per la ricerca astrofisica moderna. Ma riuscire a determinarlo non sembra essere facile, e questa proprietà fondamentale della dark matter sta eludendo i ricercatori da molti anni. continua ...

Viaggio nel tempo a bordo della polvere di stelle

Immagine al microscopio elettronico di un granello di polvere (di un micron) estratto da un meteorite primitivo: gli esperti hanno trovato del carburo di silicio (in basso a destra). Questi grani di polvere si sono formati più di 4,6 miliardi di anni fa dai resti delle supernove di tipo II. Crediti: Nasa e Larry Nittler

Chi direbbe mai che da piccolissimi granelli di polvere stellare (della grandezza di un micron) si possa ricostruire parte della storia del nostro Universo! Ebbene, è possibile. E alcuni astronomi del Carnegie’s Department of Terrestrial Magnetism hanno cercato di spiegare, in uno studio pubblicato su Science Advances, come e quando si siano formati particolari grani di polvere ricchi di carbonio che vengono estratti da molte meteoriti. L’analisi dimostra che questi grani si sono formati dall’emissione di supernove almeno due anni dopo l’esplosione della stella: la polvere stellare viene sparsa nello spazio per essere incorporata – miliardi di anni dopo – in nuovi sistemi stellari, come è accaduto nel nostro Sistema solare. continua ...