Stelle in bilico tra gravità e turbolenza

W43, una delle regioni stellari più attive della Via Lattea, nell’immagine in tricromia ottenuta nell’infrarosso dal telescopio spaziale Herschel dell’Esa

Cosa succede all’interno delle immense nubi molecolari presenti nel cosmo durante il processo di formazione di nuove stelle? A questo dibattuto argomento il lavoro guidato da Alessio Traficante, dell’Istituto nazionale di astrofisica a Roma, fornisce un’interpretazione in controtendenza rispetto alle più recenti osservazioni. I risultati del lavoro recentemente pubblicato sulla rivista Astronomy&Astrophysics suggeriscono che nel processo di formazione stellare la forza di attrazione gravitazionale che fa condensare il gas della nube sia sostanzialmente in equilibrio con la turbolenza del gas stesso, che tende a rallentare questo processo, se non ad impedirlo del tutto. continua ...

Una figlia delle prime stelle nella Via Lattea

L’immagine mostra la regione di cielo nella quale è stata scoperta la stella. Crediti: Eso/Beletsky/Dss1 + Dss2 + 2Mass

Un gruppo di astronomi, guidati da Kevin Schlaufman della Johns Hopkins University, ha scoperto quella che potrebbe essere una delle stelle più antiche dell’universo, un corpo quasi interamente fatto di materiali prodotti direttamente dal Big Bang.

Si sapeva già che la stella catalogata come 2Mass J18082002–5104378 rappresenta un raro “fossile galattico” (vedi qui su Media Inaf), risalente all’epoca di formazione della Via Lattea. Tuttavia è insolita, perché, a differenza di altre stelle con un contenuto metallico molto basso, fa parte del cosiddetto disco sottile della Via Lattea, la parte della galassia in cui risiede anche il Sole. continua ...

Stelle “Neanderthal” nella Via Lattea

Rappresentazione artistica della fusione tra la galassia Gaia-Encelado e la nostra Via Lattea, avvenuta durante le prime fasi di formazione della galassia, 10 miliardi di anni fa. Crediti: Esa; Koppelman, Villalobos and Helmi; Nasa/Esa/Hubble

Circa dieci miliardi di anni fa, quando la Terra ancora non esisteva e il Sole nemmeno, alla nostra galassia, la Via Lattea, è accaduto qualcosa. Qualcosa di grosso: un incontro traumatico del quale ancora porta i segni. Segni assai difficili da afferrare, soprattutto per noi che nella Via Lattea ci siamo dentro fino al collo. E infatti non ce n’eravamo mai accorti prima, benché sia una storia vecchia, appunto, miliardi di anni. Per riuscire a rendersene conto sono stati necessari i dati raccolti dal telescopio spaziale Gaia dell’Esa nei suoi primi 22 mesi di osservazioni. In particolare, i dati di quei sette milioni di stelle per le quali sono disponibili informazioni complete su velocità e posizione. Ebbene, alcune di queste stelle, circa trentamila, hanno tratti e comportamenti anomali: sono stelle decisamente fuori dagli schemi, compreso lo schema stellare per eccellenza, il diagramma Hertzsprung-Russell. E vanno contromano. continua ...

Quando le galassie non formano più stelle

Immagine del telescopio spaziale Hubble di uno degli ammassi SpARCS utilizzati nello studio, visto come appariva quando l’universo aveva 4.8 miliardi di anni. Crediti: Jeffrey Chan, UC Riverside

Gli ammassi di galassie sono regioni dell’universo in cui si trovano centinaia di galassie legate gravitazionalmente tra loro. Contengono migliaia di miliardi di stelle, ma anche gas caldo e materia oscura. Quando una galassia cade in un ammasso, la formazione stellare si arresta abbastanza rapidamente, in un processo noto come estinzione, ma non se ne conosce il motivo. Tra le diverse spiegazioni proposte dagli astronomi, una è che il gas freddo – che non ha ancora formato stelle – portato con sé dalla galassia entrante nell’ammasso venga espulso dal gas caldo e denso già presente in quest’ultimo, in un vero e proprio processo di rimozione. Un’altra idea è che le galassie risultino strangolate, cioè smettano di formare stelle perché la loro riserva di gas freddo non viene più rifornita una volta dentro l’ammasso, mentre una terza possibilità è che l’energia proveniente dalla formazione stellare trascini gran parte del gas freddo lontano dalla galassia stessa, in uno scenario di deflusso. continua ...

Fusione tra stelle di neutroni, ci risiamo

Un lontano parente cosmico di Gw 170817. Questo oggetto, chiamato Grb 150101B, è stato rilevato per la prima volta come lampodi raggi gamma dal satellite Fermi della Nasa nel gennaio 2015.Questa immagine mostra i dati dall’Osservatorio a raggi X Chandra della Nasa (viola nelle caselle interne) nel contesto di un’immagine ottica ripresa da Hubble (Nasa ed Esa). Crediti: X:ray: Nasa/CXxc/Gsfc/Umc/E. Troja et al.; Optical: Nasa/Stsci

Arriva da un team internazionale di ricercatori guidato da Eleonora Troja, in forza alla Nasa, e a cui ha partecipato Luigi Piro dell’Istituto nazionale di astrofisica, la conferma che Gw 170817, l’evento di fusione di due stelle di neutroni registrato per la prima volta sia grazie alle onde gravitazionali che a quelle elettromagnetiche, ha un “sosia”. Nell’articolo che descrive i risultati del loro lavoro, pubblicato oggi sulla rivista Nature Communications, gli scienziati hanno individuato una esplosione cosmica che presenta una straordinaria somiglianza con quella che, di fatto, ha aperto l’era dell’astronomia multimessaggero, annunciata esattamente un anno fa, il 16 ottobre del 2017. continua ...

Tredici stelle in arrivo da un’altra galassia

Tommaso Marchetti, primo autore dello studio in uscita su Mnras

Voleva trovare le stelle più veloci della galassia. E c’è riuscito. Chissà che penserà, quel docente di fisica che al terz’anno di liceo lo aveva rimandato, a vedere oggi il suo nome in cima alla lista degli autori dell’articolo pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society… Lui è Tommaso Marchetti, ricercatore romano di 27 anni, e certo non si può dire che l’essersi dovuto portare una materia a settembre l’abbia scoraggiato: finito il liceo, si è iscritto proprio a fisica all’università La Sapienza di Roma, dove si è poi laureato lavorando nel gruppo di Paolo De Bernardis, nel campo della cosmologia sperimentale. Poi la decisione di andare all’estero – all’Università di Leiden, nei Paesi Bassi, dove rimarrà fino a settembre del prossimo anno – per un dottorato sotto la supervisione di Elena Maria Rossi, coautrice dello studio. Scopo della sua ricerca, appunto, è trovare le stelle più veloci che viaggiano nella Via Lattea, usando i dati del satellite dell’Agenzia spaziale europea Gaia. «Un particolare tipo di stelle a cui sono interessato», dice a Media Inaf, «sono le stelle iperveloci: stelle che vengono eiettate dal centro della nostra galassia a causa dell’interazione con il buco nero supermassivo». E come dicevamo, c’è riuscito, a trovarle. Quello che però non si poteva immaginare era la loro traiettoria: di solito stelle del genere le vedi che si allontanano dalla Via Lattea. Queste, invece, sono in avvicinamento. continua ...

Multifrattali per capire come nascono le stelle

Mappe di nubi sintetiche ottenute per mezzo di simulazioni numeriche ed utilizzate per confronto con le caratteristiche morfologiche delle mappe osservate con Herschel.
Crediti: Elia et al.

Dove nascono le stelle? Sembrerà strano, ma la formazione di nuove stelle avviene all’interno delle nebulose più fredde e oscure presenti nelle galassie: le nubi molecolari. La gravità agisce su queste nubi convertendone una parte in nuove stelle, ma rimane ad oggi poco chiaro quale sia la correlazione tra la loro forma, la quantità di stelle che viene generata e la rapidità di questo processo. continua ...

Nane brune, tra stelle e pianeti

Rappresentazione artistica del sistema Epsilon Indi. Le due nane brune orbitano l’una attorno all’altra e insieme orbitano attorno alla componente primaria molto più distante, una stella simile al Sole. Crediti: Roberto Molar Candanosa e Sergio Dieterich, Carnegie Institution for Science

Troppo piccole per riuscire a innescare la fusione dell’idrogeno tipica del nucleo delle stelle, ma troppo grandi per poterle considerare a pieno diritto dei pianeti. Per questo in molti, riferendosi alle nane brune, adottano il termine “stelle mancate”: stelle che quando vennero scoperte gettarono scompiglio nella classificazione degli oggetti celesti, perché la linea che le divide dalle stelle vere e proprie è davvero molto sottile e non ben delineata. Tanto che un gruppo di ricercatori guidati dalla Carnegie Institution for Science ha appena dimostrato che le nane brune possono essere più massicce di quanto ritenuto finora. continua ...

Getto relativistico dalle due stelle di neutroni

Conseguenze della fusione di due stelle di neutroni. I detriti hanno formato inizialmente un guscio attorno al buco nero generato dalla fusione. Un getto di materiale proiettato da un disco che circondava il buco nero ha interagito prima con i detriti per formare un ampio “bozzolo”, per poi sfrecciare nello spazio interstellare. Crediti: Sophia Dagnello, Nrao/Aui/Nsf

Dopo poco più di anno, l’evento classificato come Gw 170817 continua a far notizia: non solo perché da allora è cambiato il modo di fare astronomia, ma anche perché gli effetti sono studiati ancora oggi. Ricordate quando, per la prima volta nella storia dell’osservazione dell’universo, è stata rivelata un’onda gravitazionale prodotta dalla fusione di due stelle di neutroni? L’inizio dell’astronomia multimessaggero. Questo evento spettacolare e pirotecnico ha prodotto, tra le altre cose, anche un flusso di particelle che è stato rivelato contemporaneamente grazie all’emissione di onde gravitazionali ed elettromagnetiche, compresi raggi gamma, raggi X, luce visibile e onde radio continua ...

Stelle al ritmo forsennato della “galassia mostro”

Raffigurazione artistica della galassia Cosmos-Aztec-1. Questa galassia si trova a 12.4 miliardi di anni luce di distanza e sta formando stelle mille volte più velocemente della Via Lattea. Le osservazioni di Alma hanno rivelato concentrazioni di gas denso nel disco e una intensa formazione stellare al loro interno. Crediti: Naoj

Utilizzando l’Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (Alma), un gruppo di ricercatori guidato da Ken-ichi Tadaki, ricercatore postdoc presso la Società giapponese per la promozione della scienza e l’Osservatorio astronomico nazionale del Giappone (Naoj), ha ottenuto la più dettagliata mappa di una strana galassia, nota come Cosmos-Aztec-1. I risultati sono appena stati pubblicati su Nature. continua ...

Via Lattea, le sue due vite impresse nelle stelle

Notizia shock: la Via Lattea potrebbe essere morta moltissimo tempo fa e stare ora vivendo la sua seconda “giovinezza”! Calcoli effettuati dal ricercatore giapponese Masafumi Noguchi della Tohoku University – illustrati a fine luglio su Nature nell’articolo “The formation of solar-neighbourhood stars in two generations separated by 5 billion years” – hanno rivelato dettagli senza precedenti sulla storia della nostra galassia. Una storia scritta nella composizione elementare delle sue stelle: nella loro firma spettrale è infatti impressa la lista degli ingredienti del gas presente nella galassia all’epoca in cui si sono formate. Detto altrimenti,  le stelle memorizzano l’abbondanza di elementi che costituiscono il gas nel momento in cui si formano. continua ...

Quando una stella del rock guarda le stelle

Crediti: Tony Levin. Fonte: eso.org

A few months ago I went to the Atacama Desert region of Chile to visit the European Southern Observatory telescope arrays, and to take pictures of the stars. I was so inspired by the experience, I also wrote music to accompany my photographs…

Così scrive molto semplicemente sul suo sito Tony Levin, il bassista dei King Crimson, la rock band in questi giorni in Italia con il tour Uncertain Times. Hanno suonato a Pompei, Roma, Lucca e nei prossimi giorni saranno a Venezia. Poi sarà Inghilterra, Giappone, America… I King Crimson nascono nel 1969 con il disco da cui prendono il nome e sono la band ispiratrice del progressive rock. Tony Levin è nella band dal 1980, anche se in modo non continuo, e ha suonato anche con altre stelle del rock come Peter Gabriel, John Lennon, Pink Floyd , David Bowie, James Taylor Paul Simon e tanti altri che si farebbe meno a dire con chi non ha suonato. Oltre a essere una leggenda vivente è anche un eccellente fotografo. Durante la sua visita agli osservatori del Paranal e di Alma, in Cile, ha scattato personalmente le fotografie per poi metterle insieme in un videoclip componendo musica e parole. Il risultato è una breve clip della durata di 7 minuti di grande intensità, Copernicus. continua ...

Pesare le stelle con la lente di Einstein

Previsione del moto della stella Ross 322. La stella, nel riquadro blu, farà da lente gravitazionale per la stella di fondo al centro del cerchio verde il prossimo 8 agosto. Crediti: Jonas Klüter et al.

Pesare le stelle non è un compito facile: sono particolarmente restie a salire su una bilancia.  Soprattutto, è difficile misurare la loro massa quando non fanno parte di sistemi binari. Ma se si hanno a disposizione  sulla Terra telescopi in grado di vedere un essere umano sulla superficie della Luna, il compito diventa un po’ più facile. continua ...

Tutte le stelle dell’Aquila

La figura mostra un’immagine dei Pilastri della Creazione ottenuta da Hubble Space Telescope e le sorgenti identificate grazie alle osservazioni ai raggi X realizzate con il satellite Chandra. X-ray: Nasa/Cxc/Inaf/M. Guarcello et al.; Ottico: Nasa/Stsci

La Nebulosa dell’Aquila, con il suo ammasso Ngc 6611, è certamente una delle nebulose più note e osservate, soprattutto grazie alle meravigliose immagini dei Pilastri della Creazione realizzate con il satellite Hubble: pilastri di polveri e gas lunghi alcuni anni luce, modellati dalla radiazione ultravioletta emessa dalle stelle massive di Ngc 6611, e sede di formazione stellare recente. L’ammasso stellare ospita alcune migliaia di stelle mediamente con un milione di anni di età, tra le quali una cinquantina di stelle oltre dieci volte più massive del nostro Sole. La radiazione ultravioletta emessa da queste stelle ha effetti drammatici sulla nube da cui si sono formate e sui dischi protoplanetari (dischi di gas e polveri che orbitano attorno stelle giovani, e da cui si possono formare sistemi planetari) vicini. continua ...

A guardar le stelle, io che non le ho mai viste

14.07.2018, ore 20:15

Pianeti e Via Lattea fotografati da Tunç Tezel dall’Uludag National Park, in Turkya. Crediti: Apod Nasa, Tunç Tezel (Twan)

Talvolta il karma si traveste da casualità e gli incontri divengono forieri di propositi e speranze. E così da una fortuita chiacchierata sulla vita ed alcuni suoi peculiari aspetti metafisici, in ottima compagnia ad un conviviale pasto, è sorta l’iniziativa “Eppur… si vede”. Grazie a un’idea di Massimiliano Salfi, alla sua intraprendenza, generosità, disponibilità e organizzazione (è il fondatore con la splendida moglie Giusi Milone dell’associazione vEyes che si occupa di sostenere, informare, istruire e intrattenere in svariati ambiti i disabili visivi e le loro famiglie e di promuovere iniziative volte alla sensibilizzazione ed all’integrazione), e grazie all’Inaf – Osservatorio astrofisico di Catania, il 14 luglio, dalle 20.15, i disabili visivi con distrofie retiniche dotati di un minimo residuo visivo potranno osservare Giove e Saturno dall’Osservatorio astrofisico in Contrada Serra la Nave nella spettacolare cornice dell’Etna. continua ...

Test a tre stelle per Albert Einstein

La pulsar e la nana bianca interna sono su un’orbita di 1.6 giorni. Questa coppia è in un’orbita di 327 giorni con la nana bianca esterna, molto più lontana. Impressione d’artista del sistema. Crediti: Ska organization

Niente da fare anche questa volta per i detrattori della teoria della relatività generale di Einstein, anzi: un nuovo studio pubblicato oggi su Nature mostra come la teoria del geniale fisico tedesco regga meglio di altre teorie alternative della gravità alla prova dei sistemi stellari più estremi. continua ...

Nuovi limiti di dimensione per le stelle di neutroni

L’immagine raffigura l’intervallo di dimensioni possibili per una tipica stella di neutroni, confrontandola con la dimensione della città di Francoforte. Crediti: Lukas Weih, Goethe University, satellite image: GeoBasis-DE/BKG (2009) Google

Le stelle di neutroni sono gli oggetti più densi conosciuti, con una massa paragonabile a quella del Sole concentrata in pochi chilometri di raggio, da otto a sedici secondo le stime. Una densità paragonabile a quella che si avrebbe concentrando la massa di una portaerei in un granello di sabbia. continua ...

Metti alla prova le stelle della galassia nana

Questa immagine mostra la distribuzione della materia oscura (sopra) e delle stelle (sotto) ottenuta nelle simulazioni delle galassie nane. Crediti: E. Garaldi, C. Porciani, E. Romano-Díaz/University of Bonn for the ZOMG Kollaboration

Di nuovo tornano alla ribalta, dopo questo recente articolo, le galassie nane come chiave d’accesso alla scottante questione che toglie il sonno agli astronomi: esiste veramente la materia oscura? Un gruppo di ricercatori principalmente dell’Università di Bonn in Germania, utilizzando sofisticate simulazioni al computer ha mostrato, in un nuovo studio pubblicato su Physical Review Letters, che la risposta è celata nel moto delle stelle che popolano le galassie satellite della Via Lattea. Galassie piccole, appunto, ma che secondo le osservazioni dovrebbero contenere una percentuale altissima di materia oscura. continua ...

Stelle appena nate ma già piene di polvere

Un’immagine di TMC1A, una stella ancora in formazione nella costellazione del Toro. In rosso le aree con molte particelle di polvere. In verde e blu due tipi di monossido di carbonio. L’assenza di verde e blu nella parte interna indica che le particelle di polvere nel giovane disco protoplanetario sono cresciute da meno di un millesimo di millimetro a un millimetro. Crediti: Jørgensen/Harsono/ESASky/ESAC

Negli ultimi anni, gli astronomi hanno scoperto numerosi sistemi planetari intorno ad altre stelle. Sembra ormai molto probabile che quasi tutte le stelle abbiano almeno un pianeta in orbita intorno a sé e gli astronomi stanno cercando di comprendere il modo in cui i sistemi planetari si formano e cosa in tale processo conduca alla diversità osservata nei pianeti noti, sia per quanto concerne il numero di pianeti orbitanti attorno a ogni stella che per quanto riguarda la massa di ciascuno di essi. continua ...

Polvere di diamante nella culla delle stelle

Rappresentazione artistica di diamanti su scala nanometrica attorno a una giovane stella della Via Lattea. Crediti: S. Dagnello, Nrao/Aui/Nsf

Sarebbero i diamanti – e non gli idrocarburi aromatici policiclici (Pahs), come ritenuto fino a oggi – i principali indiziati per l’emissione della cosiddetta anomalous microwave emission (Ame), una debole e anomala luce microonde prodotta in alcune regioni della nostra galassia. Sì, diamanti, avete letto bene. Ma in questo caso si tratta di cristalio con dimensioni nanometriche: nanodiamanti, appunto. Così piccoli che un punto tipografico, su una pagina stampata, ha un diametro pari a circa mezzo milione di queste infinitesimali particelle. continua ...