Trovata la grossa stella che divenne supernova

Immagine ripresa da Hubble della supernova Sn 2017ein; nel riquadro a sx, la stessa zona di cielo nel 2007. Crediti: Nasa, Esa, S. Van Dyk (Caltech),, W. Li (University of California)

Dietro ogni supernova di tipo Ic (si legge uno-ci) c’è una stella gigante, ma anche due. Questa, in estrema sintesi, la conclusione di due distinte ricerche che hanno identificato, per la prima volta, nelle immagini d’archivio del Telescopio spaziale Hubble la stella progenitrice di un evento di supernova di tipo Ic, ovvero l’esplosione dovuta al collasso del nucleo di una stella massiccia dopo aver perso praticamente tutto l’involucro esterno sia di idrogeno che di elio. continua ...

La strana storia della supernova lasciata in mutande

La regione osservata prima (a sinistra), durante (al centro) e dopo (a destra) l’esplosione. La supernova è visibile solo nel pannello centrale. Crediti: Nasa/Jpl-Caltech/R. Hurt

È accaduto a 920 milioni di anni luce da noi, nella costellazione di Pegaso. Ed è stata una morte silenziosa. Breve e silenziosa. Eppure le premesse perché fosse una fine col botto c’erano tutte. Quando una stella di grande massa collassa, l’esplosione si sente – o meglio si vede – da una parte all’altra dell’universo: il guscio più esterno viene sparso ovunque, e parliamo di una montagna di materia. E invece nel caso di iPTF 14gqr – questo il nome della strana supernova descritta oggi sulle pagine di Science – di materia ne è stata espulsa pochissima. continua ...

Sn 2012au, la supernova con la pulsar nel cuore

Cosa accade quando una stella esplode? Il fenomeno si chiama supernova e in alcuni casi è talmente luminoso che può impiegare mesi o anni per svanire dal cielo. Ci sono supernove che restano luminose nel corso del tempo a causa dell’interazione con l’idrogeno, ma è possibile anche senza alcuna interferenza esterna? A questa domanda ha cercato di rispondere Dan Milisavljevic della Purdue University, il quale ha focalizzato la sua attenzione su Sn 2012au, una supernova di tipo Ib vista esplodere sei anni fa e che sembrerebbe non volersi spegnere più. continua ...

Supernova? No, stellicidio

Rappresentazione artistica di un evento di distruzione mareale (Tde): si verifica quando una stella passa troppo vicino a un buco nero supermassiccio, che reagisce distruggendola espellendo un getto relativistico. Lo zoom è nella regione centrale della sua galassia ospite, Arp 299B, che sta subendo un processo di fusione con Arp 299A (la galassia a sinistra). Crediti: Sophia Dagnello, Nrao/Aui/Nsf; Nasa, Stsci

Sembrava un’esplosione di supernova, come tante se ne osservano ormai nell’universo. Ma un gruppo di astronomi, tra cui Marco Bondi dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) è riuscito a scoprire che sorprendentemente quel segnale proveniente da una coppia di galassie interagenti era in realtà prodotto da una stella che veniva fatta letteralmente a pezzi da un buco nero supermassiccio. Seppo Mattila dell’Università di Turku in Finlandia e Miguel Perez-Torres dell’Istituto di astrofisica di Andalusia in Spagna hanno guidato il team di 36 scienziati provenienti da 26 istituzioni di tutto il mondo e pubblicano i loro risultati nell’ultimo numero della rivista Science. I dati nella banda radio utilizzati nell’indagine sono stati ottenuti con la tecnica Very Long Baseline Interferometry (Vlbi), che consiste nell’osservazione simultanea da parte di molti radiotelescopi sparsi in diversi continenti che puntano la stessa regione di cielo. I radiotelescopi dell’Inaf presenti a Medicina (Bologna), Noto (Siracusa) e Cagliari hanno partecipato alla campagna osservativa. continua ...

Una Supernova a Monaco

28.04.2018

Questa spettacolare immagine notturna, scattata pochi giorni prima dell’apertura del nuovo centro, mostra sullo sfondo la congiunzione del pianeta Venere con la giovane Luna crescente. Crediti: Eso / P. Horálek

Giovedì 26 aprile 2018, il Planetario e Centro Visite Supernova dell’Eso (European Southern Observatory) è stato inaugurato ufficialmente: le sue porte saranno aperte al pubblico da domani, sabato 28 aprile 2018. Il centro, situato presso il quartier generale dell’Eso a Garching, in Germania, offre ai visitatori un’esperienza coinvolgente dell’astronomia in generale e di progetti specifici e risultati scientifici legati all’Eso, oltre agli spettacolari avanzamenti tecnologici. Tutte le attività proposte dalla Supernova dell’Eso saranno gratuite durante il 2018. Spettacoli e altri eventi potranno essere prenotati online. continua ...

Una supernova vista nascere

Sequenza d’immagini in negativo (il nero corrisponde a regioni luminose) ottenuta da Víctor Buso mentre Sn 2016gkg appare e si illumina alla periferia della galassia a spirale Ngc 613. Le etichette indicano il momento in cui ciascuna immagine è stata scattata. L’oggetto ha emesso luce in modo costante per circa 25 minuti, come si vede nel pannello in basso a destra

Víctor Angel Buso, un astrofilo argentino, ha visto premiata la sua costanza nell’osservare il cielo notturno con la firma apposta – assieme un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dall’Istituto di astrofisica di La Plata, sempre in Argentina – su un articolo, appena pubblicato su Nature, riguardo lo studio di Sn 2016gkg: una supernova colta proprio mentre esplodeva. continua ...

La supernova che gioca a nascondino

Nell’immagine, della Sloan Digital Sky Survey, il puntino lampeggiante simula la posizione della supernova ASASSN-15no. (clicca sull’immagine per vedere l’animazione) Crediti: Sdss/ S. Benetti

Questa storia comincia 500 milioni di anni fa, in una piccola galassia a forma di sigaro, in direzione della costellazione di Boote, anche nota come “Il Bifolco”. La storia che stiamo per raccontare riguarda l’esplosione di una supernova. Ma non una supernova qualsiasi: una supernova che, potremmo dire, ha “giocato a nascondino” con chi avesse avuto il caso di osservarla. Ma a fargli “tana” è stato alla fine un team internazionale di ricercatori guidato da Stefano Benetti, dell’Istituto nazionale di astrofisica di Padova, che è riuscito a scoprirla e capire la sua particolarissima natura. continua ...

La supernova orfana adesso ha una casa

La galassia ospite della supernova Sn2015J osservata nella banda visibile (a sinistra, ripresa con Fors/Vlt) e nel vicino infrarosso (a destra, ripresa con la camera FourStar/Magellan)

È una storia a lieto fine quella di Sn 2015J, una supernova tanto brillante e peculiare quanto inizialmente senza una dimora certa. Scoperta il 27 aprile del 2015 all’Osservatorio di Siding Springs in Australia, è stata classificata come supernova di tipo IIn, una categoria alquanto rara per questa classe di oggetti celesti. Ma tra i suoi dati identificativi era rimasta tristemente vuota la casella del “domicilio”, ovvero la galassia all’interno della quale è esplosa. Tanto che gli astronomi l’avevano etichettata come “orfana”, andando così ad aggiungersi al nutrito gruppo di oltre cinquemila supernove ad oggi nelle stesse condizioni. Supernove che potrebbero effettivamente essere esplose nel bel mezzo del nulla (lontano cioè dalle galassie), originate da stelle massicce alla fine del loro ciclo vitale espulse a gran velocità dal loro sito originario di formazione. Ma che, invece, potrebbero sembrarci tali solo perché le loro galassie ospiti sono troppo lontane o troppo deboli. continua ...

I predatori della supernova perduta

Immagine di “prima luce” ottenuta il primo novembre 2017 da Ztf, con la Nebulosa di Orione in basso a destra. La versione a piena risoluzione ha una dimensione di oltre 24mila per 24mila pixel. Crediti: Caltech Optical Observatories

L’11 novembre 1948 all’Osservatorio californiano di Monte Palomar fu impressa la prima lastra fotografica del cielo notturno che sarebbe andata a comporre – assieme ad altre 2mila ottenute nell’arco di un decennio – il celeberrimo catalogo del cielo Palomar Sky Survey. continua ...

L’eco luminosa della supernova

In questa animazione si vede l’eco luminosa della supernova SN 2014J ripresa da Hubble. Crediti: NASA, ESA, J. DePasquale, and Z. Levay (STScI); ringraziamento: Y. Yang (Texas A&M/Weizmann Institute of Science)

L’eco della nostra voce, che possiamo apprezzare ad esempio sgolandoci davanti a un picco montuoso, è dovuta ai differenti tempi di rimbalzo delle onde sonore contro le pareti di roccia. Anche lo spazio possiede una sua versione di eco, prodotta non dal suono bensì dalla luce che riverbera contro nubi di polvere. Il Telescopio spaziale Hubble ha appena catturato un’eco luminosa nella vicina galassia M82. continua ...

Supernova di Tycho, shock per i raggi cosmici

A sinistra, immagine composita dei resti della supernova di Tycho vista da Chandra, Spitzer e Calar Alto, con evidenziata in trasparenza la porzione osservata al Wht. Al centro (evidenziata in verde) e a destra, i dati raccolti al Wht mostrano l’emissione H-alpha. Crediti: Nasa/Sao, Nasa/Jpl-Caltech

È una supernova storica, quella esplosa in Cassiopeia. Vista apparire per la prima volta in cielo – da astronomi come Tycho Brahe – nel novembre del 1572 (da cui il nome, Sn 1572, o B Cas). “Riscoperta” circa quattro secoli più tardi da radiotelescopi (1952), telescopi ottici (Mount Palomar negli anni Sessanta) e telescopi spaziali per raggi X (Chandra nel 2002), che hanno immortalato a varie lunghezze d’onda quel che ne resta. E ora nel mirino del William Herschel Telescope (Wht) di Roque de Los Muchachos, sull’isola di La Palma: con uno specchio da 4.2 metri di diametro ed equipaggiato dallo strumento GHaFaS, ha raccolto una serie di dati – pubblicati su The Astrophysical Journal – che mostrano con una chiarezza senza precedenti il meccanismo di accelerazione dei raggi cosmici che hanno origine nel resto di supernova. continua ...

Proiettili di silicio dalla supernova

Il resto di supernova della Vela osservato nella banda energetica 0.44-2.04 keV. I circoletti segnati dalle lettere A e G, collegati dalla linea tratteggiata che incontra al centro la pulsar della Vela, corrispondono ai due “proiettili” analizzati nel lavoro di F. García et al.

Stelle molto massive terminano il loro ciclo vitale con spettacolari supernove. Per comprendere la violenza di simili eventi, basti pensare che durante l’esplosione di una supernova viene rilasciata in pochi secondi un’energia paragonabile a quella che il nostro Sole irradia in tutta la sua esistenza, lunga più di 10 miliardi di anni. E che gli strati esterni della stella che esplode (la “progenitrice”) vengono espulsi a velocità maggiori di 1000 km al secondo. continua ...

Nana bianca zombie, residuo di supernova

Rappresentazione artistica del processo di accrescimento di una nana bianca che “ruba” materiale da una stella vicina fino a raggiungere la massa critica che condurrà alla sua esplosione. Crediti: Russell Kightley

Le supernove: i più grandiosi fuochi d’artificio dell’universo, e tra gli oggetti più interessanti da studiare per gli astrofisici, considerato il modo in cui queste colossali deflagrazioni producono condizioni ai limiti delle leggi della fisica. Queste esplosioni non sono tutte uguali, ne esistono diversi tipi, a seconda della massa della stella che dà loro origine e al processo di deflagrazione. Una tassonomia che qualche anno fa gli astrofisici hanno proposto di ampliare, aggiungendo le supernove di “tipo Iax” (si legge ‘uno-a-x’). Supernove prodotte, come quelle di tipo Ia, da una nana bianca che – attraendo gas e materia da una stella compagna – finisce per superare la soglia critica di circa 1.4 masse solari (il cosiddetto limite di Chandrasekhar), innescando così la distruzione della stella. Ma, a differenza di quanto avviene per quest’ultime, nel caso delle supernove di tipo Iax la distruzione non sarebbe completa: una parte della nana bianca, dicono i modelli teorici, dovrebbe sopravvivere. Come sembra essere accaduto all’insolita nana bianca LP 40-365, descritta oggi su Science in uno studio guidato da Stephane Vennes dell’Astronomical Institute of Czech Academy of Sciences di Ondrejov, nella Repubblica Ceca. continua ...

Supernova metallara nell’Orsa maggiore

Crediti: Jin Ma (Beijing Planetarium) / Nasa Apod

L’hanno individuata il 23 maggio scorso nel mare di dati raccolti dal satellite Gaia dell’Agenzia spaziale europea. E subito l’hanno battezzata “supernova heavy metal”: un nickname che si scrollerà di dosso a fatica. Evocativo al punto giusto, pertinente come accade di rado.

Uno dei tratti distintivi di Sn 2017egm, questo il nome ufficiale della supernova, è la potenza: appartiene alla categoria delle cosiddette superluminose, le più brillanti. «Sono supernove molto più luminose della media: emettono in qualche mese l’equivalente di energia che il Sole emetterebbe in 300 miliardi di anni», dice a Media Inaf Raffaella Margutti, laurea e dottorato alla Bicocca, attualmente astrofisica alla Northwestern University (Stati Uniti), nonché coautrice dello studio guidato da Matt Nicholl, di Harvard, in uscita su The Astrophysical Journal Letters. Intense e rare: negli ultimi dieci anni, fra le migliaia di supernove conosciute, di superluminose gli astronomi ne hanno individuate a stento una cinquantina. L’altra caratteristica che contraddistingue Sn 2017egm – quella che l’ha resa una “supernova con chiodo, borchie e anfibi” –  è l’anomala quantità di “metalli” presenti nella galassia che la ospita, Ngc 3191. Metalli tra virgolette, perché gli astrofisici definiscono tali tutti gli elementi della tavola periodica più pesanti dell’elio, carbonio e ossigeno compresi. Metalli in quantità anomala, dicevamo, perché le galassie che di solito ospitano le supernove superluminose sono invece galassie nane a bassissima metallicità. continua ...